Antonio Rainone 

La passione della verità. Elementi introduttivi alla teoria fourierista   della bicomposizione  (Prima parte)

 

 

 

 

 



 

   “L’oggetto dell’occhio si diversifica da quello dell’orecchio,

   e l’oggetto dell’occhio è altro da quello dell’orecchio.”

                                             Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici, OFG, 230.

 

   “Ciò che l’occhio vede relativamente alle onde, l’orecchio sente relativamente ai suoni o alle vibrazioni dell’aria ...”

                                               Laplace, Esposizione del Sistema del Mondo.

 

                                               “La différence donc qu’il y a entre mon homme vrai et

                                               l’autre, est que celui du monde est très rigoureusement

                                               fidèle à toute vérité qui ne lui coûte rien, mais pas

                                               au-delà, et que le mien ne la sert jamais si fidélement

                                               que quand il faut s’immoler pour elle.”

                                               J.-J. Rousseau, Les rêveries du promeneur solitaire, IV.

 

            In varie occasioni Charles Fourier  parla dell’esistenza di un  teorema integrale della verità su cui si baserebbe tutto il suo Sistema. In particolare, in una parentesi inter-liminare della Teoria dell’unità universale (1822), egli accenna esplicitamente ad un teorema che sarebbe al centro di tutto il suo Sistema. Lo chiama “Théorème de l’emploi intégral de la Vérité, de sa connexion en modes majeur et mineur”. L’esplicazione “scientifica” di questo teorema, pur se vantata e ritenuta fondamentale da alcuni suoi “successori”, non è mai stata oggetto diretto di un adeguato studio. Né lo stesso Charles ha mai rivelato esplicitamente la natura di questo Teorema. Brandelli più o meno significativi di una “teoria della verità” si trovano  disseminati in tutti i suoi scritti, ed in particolare in alcuni manoscritti inediti con corposi ed organici riferimenti, senza però presentare carattere di completezza. Questa strategia di “perifericità” narrativa rispetto ad un nucleo centrale che funziona come  un vero “centro di gravità” deriva, a prima vista, dalla convinzione  della impraticabilità diretta della via scientifica alla verità, che essendo disseminata di spine sarebbe percorribile da ben pochi e con grandi rischi di errore, pur essendo esso lo studio che ogni mente forte dovrebbe privilegiare. Tale convincimento sembra, inoltre, sempre più fargli prediligere, come ad un acquerellista dell’Armonia sociale, la via della seduzione illustrativa e della catalogazione dei piaceri che deriverebbero dalla realizzazione dei principi ricavabili dal suo Teorema. Egli così privilegia l’interfaccia colloquiale della sua complessa teoresi presentandola al pubblico dei potenziali utenti sotto forma di un infinito catalogo di piaceri “alla portata di tutti”. Roland Barthes lo ha comparato, per questa sua maniacalità trasversale rispetto al “centro del soggetto”, a Loyola e a Sade. Tutti e tre feticisti e pignoli classificatori dei dettagli compositivi di un corpo, di un’anima o di una “società” fatta a pezzi nell’esercizio della enumerazione combinatoria della più esasperata casuistica[AR1] .

            Libro sul libro, o meta-libro, l’opera di Fourier lo è realmente, nel senso che l’Opera che avrebbe chiarito e combinato insieme le perspectives, gli aperçus o gli abrégés che della sua teoria decide di pubblicare, esiste realmente come super-libro: quel Grand Traité des Passions, restato inedito (almeno al 90 %). Trattato che a sua volta, però, pur nelle sue molte migliaia di pagine, non offre una esplicita teoria della dottrina. Inoltre, la formulazione quasi matematica della stessa teoria, da Fourier spesso data per garante della riuscita della sua impresa, sembra non esservi rintracciabile.  Barthes annusa con grande sensibilità che Fourier si muove intorno ad un “vuoto”: egli, dice, “passa il suo tempo a ritardare l’enunciazione decisiva della sua dottrina, non ne pubblica che degli esempi, delle seduzioni, dei “bocconcini”; il messaggio del suo libro è l’annuncio di un messaggio futuro: aspettate ancora un poco, vi dirò l’essenziale ben presto[AR2] .

In realtà tutta la scrittura (e il Sistema) di Fourier è intrecciata intorno al suo Teorema della verità, senza che mai però questo “teorema” sia svolto pienamente in quanto tale. Fourier non vuole e forse non può esporlo in tutta la sua portata argomentativa, matematica e filosofica, cosa che Barthes neppure suppone. Nondimeno il “teorema” è fatto a pezzi e disseminato in svariati punti ricorrenti dei suoi scritti e per ricostruirlo è sufficiente metterli insieme tutti, come fossero le tessere di un mosaico. Tanto più e tanto meglio se si spulciano i quaderni innumerevoli del meta-libro sulle passioni. Lo stesso Fourier annota candidamente, in Le Sphinx sans l’OEdipe, ou l’énigme des “Quatre mouvements”[AR3] , di aver a bella posta camuffato il tono dei 4 movimenti, come un Arlecchino che spezzetta e maschera il suo vestito per eccitare la curiosità e nascondere la sua identità.

            Fourier non vuole palesare i calcoli che lo hanno portato alla formulazione del suo “Teorema”, pur se ne presuppone l’esistenza, e ne parla spesso in modo frammentario. I motivi di questa scelta “occultista” sono psicologici ed ambientali: non dimentichiamo ch’egli è legato da vincoli frammassonici (come risulta da alcune lettere) e che la “segretezza matemica” era parte integrante della riuscita del suo progetto “politico”. La sua opera assume dunque una struttura “geroglifica” che ne permette la lettura e la percorribilità in più sensi e secondo diverse chiavi interpretative: anche quella della “riscoperta” scientifica, o teorematica, della verità è possibile, e non porta affatto ad un “vuoto”. Il cammino della verità inoltre si combina con un parallelo procedimento semplificativo che a priori esclude l’argomentazione filosofica di sostegno, rovesciando anche la classica tecnica argomentativa del discorso “tematizzato” o “accademico”: Fourier parte dalla soluzione del problema e non dalla sua posizione. Basta leggere nello stesso testo prima citato: “Signalons d’abord - dice - l’aveuglement de ceux qui prétendent introduire la vérité dans le monde social, sans y comprendre les relations d’amour. Ils semblent ignorer que l’amour étant une des quatre passions cardinales, et l’une des plus puissantes, il suffit que celle-là soit faussée, pour fausser par contact le mécanisme des trois autres, c’est-à-dire tout le système social; il est compris implicitement dans les quatre passions cardinales:

            Ordre MAJEUR, Ambition, Amitié;

            Ordre MINEUR, Amour, Familisme.

            Car on voit dans toute relation sociale quelqu’une de ces 4 passions coincider avec l’exercice des 8 autres (vedremo più avanti quali). Il suffirait donc, pour généraliser la vérité, de l’établir dans le jeu de ces 4 passions”.[AR4] 

            Questo passaggio, con le poche pagine che seguono, è un frammento, o una tessera, estratto brutalmente dal Teorema della verità e nascosto  d i e t r o  il CIS-AMBULE sui “MELONI giammai ingannatori”. Di questi frammenti è disseminata tutta l’opera di Fourier. Io su di essi ho lavorato principalmente, al contrario dei “surrealisti” e dei “socialisti” che invece hanno percorso gli uni la via del “MELONE” e della esplosione linguistico-immaginifica, gli altri la via delle “attrazioni associative” e delle PIANTAGIONI cooperative.

 

            Fourier ha particolarmente insistito nell’analisi delle condizioni generali nelle quali gli individui, che vivono in una società  civile, entrano in relazione, cioè in commercio, fra di loro: menzogna, ipocrisia, calcolo del guadagno e speculazione regnano ovunque. In particolare, nei santificati rapporti matrimoniali gli era possibile trovare ed elencare ben 64 specie distinte di tradimento e di adulterio combinati.

            Si è però spesso trascurata la premessa positiva che Fourier invece non tralascia di sottolineare: il riferimento ad un rigoroso ordine teorematico che è sempre presente come “funzione di verità”, anche nella constatazione critica delle varie perversioni possibili nell’ordine del reale. Questo riferimento “ideale” non è mai un ricorso all’idealità intesa come criterio morale, né un riferimento ad una imperfezione dei valori rappresentativi connessa più o meno ad un “pensiero carente”. Insomma non c’è ignoranza umana dietro il disordine passionale poiché non è la scienza (o l’ideologia) che si oppone, scollandosene, al reale, ma è il reale che non è “vero”, è quindi falso e cioè non-reale. Vedremo più avanti come possa un reale essere irreale pur conservando la sua “realtà”. La scienza avrà pure i suoi limiti costitutivi, ma qui essa non è in gioco: il pensiero rappresentativo deve esattamente sparire (con le sue problematiche) perché possa manifestarsi l’ordine della verità passionale, o patemica, e la meccanica del suo agire.

 

 

 

            Dire per Fare.

 

 

            Il termine “passione” richiede un chiarimento. Vedremo che Fourier distingue tre tipologie di passioni ben distinte fra di loro: a) quella delle 5 passioni sensoriali considerate funzionalmente come stimolazioni, impulsi “ordinati” nel campo specifico dei cinque sensi, segnali di input insomma; b) quella delle 4 passioni associative (“gruppiste” o spirituali), egualmente impulsive, determinate da “inclinazioni” e comportamenti regolativi (per prevalente output); c) infine le 3 passioni distributive, funzionalmente sistemiche e matemiche, preordinate, fra l’altro, alla connessione (“engranage”) operativa delle altre passioni. Il termine “passione” è quindi usato in modo polivalente, solo in parte ricollegandosi alla trattatistica classica. Non c’è, ad esempio, una analogia fra passioni e istinti, come si avrà nell’Ottocento. C’è, se vogliamo, un riferimento composito agli “impulsi sensoriali” di Condillac, alle “inclinazioni impulsive” di Malebranche, ai “moti riflessivi” di Cartesio e di Leibniz. Sicuramente il valore denotativo della singola “passione” deriva qui, come vedremo, dalla dislocazione sistemica della sua posizione nel quadro compositivo di tutto lo” scacchiere” passionale. Una “passione” vale quanto può valere una singola nota musicale nella scala armonica. Gran parte del suo “valore” deriva quindi dallo spartito nel quale è collocata[AR5] .

            “Passione” ha inoltre il significato del tutto originale di “Verità”. Questo punto può apparire bizzarro dal punto di vista di una tradizione filosofica che ha invece identificato passione e non-verità. Si dia ordine “matemico” alle passioni, ed esse diverranno, da emblemi dell’inganno, altrettante fiaccole di verità. La verità delle passioni è celata nel più riposto “santuario della natura”, ragion per cui il loro studio deve confrontarsi con il più grande Enigma che scienza possa affrontare. In un frammento “Sull’enigma delle passioni” si chiarisce quale sia la relazione emblematica enigma- passione-verità:

·      “Dans d’autres sciences on a vû - scrive Charles - les hommes les plus habiles sonder modestement sur les points obscurs. Kepler adopta cette marche et en furetant le mouvement, essayant des calculs, des hypothèses de rapports, il découvrit sa fameuse loi des aires proportionnelles aux temps; mais les philosophes moralistes au lieu de courtiser la nature et les passions, de les scruter pour savoir leur secret, ne s’attachent qu’à les insolenter, ainsi n’ont ils pas encor pénétré l’Alphabet du mystère, la gamme passionnelle de:

·      7 touches spirituelles: analog. aux 7 rayons visibles;

·      5 touches sensuelles: analog. Aux 5 rayons eclipses;

·      1 touche foyere analogue au blanc et 1 contrefoyere analogue au noir.

·      Il est difficile de concevoir comment des hommes qui en toute occasion dissertent sur l’unité de l’univers on pû manquer à entrevoir la vérité fondamentale qui résulte de cette unité, l’existence d’une série passionnelle primordiale, radicale, coordonnée à toutes les séries primordiales de l’ordre matériel”[AR6] .

 

            Ma prima ancora d’essere un fatto “cosmologico” (che cercheremo di illuminare), l’enigma passionale fu una circostanza esistenziale, per Charles, i cui biografi ci dicono che il motivo genetico della sua scoperta della passione della verità fu una verità infantile: egli dovette patire una dura punizione da parte dei genitori, in tenera età, per aver detto la verità su di una questione di famiglia. Si vedrà, opportunamente (vds. il § 8), che questo “evento” si presta  a produrre un chiarimento necessario circa le motivazioni psichiche della scoperta della unità armonico-passionale.

            Charles arriverà, comunque, alla conclusione che la passione della verità è interdetta giacché è la verità delle passioni che è negata: il problema infantile che lo intriga non tocca soltanto la coerenza del fare e del dire. Riguarda il perché non si deve dire ciò che non si deve fare. Si interdice alla parola qualcosa la cui esistenza è da negare.

            Si parte quindi da una doppia negazione: il non dire la passione della verità rimanda al non fare la verità delle passioni. Ergo, se l’uomo non si fa uomo, assolutamente non dire che l’uomo non è uomo. Cosa si deve dunque dire? Una volta negata la passione della verità, si dice sempre e solo il falso. Si entra in quel che Fourier chiama il labirinto della menzogna sociale e delle sue contraddittorie dottrine. Il labirinto della Cultura è costruito sull’inganno elementare dell’anteposizione permanente del dire sul “patire”: l’ordine simbolico oblitera sempre il Sistema passionale. La bussola della Civiltà trova qui la sua topica, il suo Nord e Sud, eleggendo a sua unica Ragione l’alternativa fra il dire o il non dire, fra il si e il no, dimenticando che il patire viene sempre prima.

            La passione della verità consente un distacco da tale complicità alla menzogna: la complessità dell’agire patemico dischiude le architetture di un Essere centrato sull’architrave del FARE la Passione in quanto Verità. L’intelligenza delle passioni è nelle stesse passioni solo in quanto le si lasciano agire ed operare. Questo è il primo passo del progetto cognitivo di Fourier, sulla via della soluzione del complesso enigma delle passioni.

             Fra le sue carte si trova copia di una lettera di J. B. Say che dovette certo farlo sorridere. Dice Say:

            “J’ai lu les articles de Ms. Fourier sur les Garanties sociales. Il s’est absolument mépris sur l’objet de l’économie politique. Il a cru comme nos devanciers qu’elle avait pour objet la bonne direction, le bon gouvernement de la société, mais il a été prouvé invinciblement qu’une science n’a pas de but de faire (c’est l’objet de l’art) mais de dire ce qui est... L’économie politique fait connaître la physiologie sociale; il faut partir de là pour diriger la société. Vouloir que les économistes fassent la société, c’est demander au physiologiste qu’il change notre manière de digérer ou de nous reproduire”.[AR7] 

            “Perché non si parla delle dualità?” Annotava Fourier. Fare-dire: corpo sociale che agisce quando invece l’uomo patisce. L’uomo, fuori dall’arte, è ridotto solo a conoscere ciò che vive come sua esistenza fattasi indipendente, quando invece bisognerebbe precisamente cambiare il senso della vita, il modo di fare e di fare la verità. Vi è un dualismo irrisolvibile alla base delle moderne società civili: l’individuo e la società vi si contrappongono come fossero ognuno il sintomo del malessere dell’altro. L’azione è sempre individuale, la parola è sempre collettiva, ed entrambe si mancano reciprocamente. Questo vuol dire, come vedremo, che azione e passione sono scombinate.

            Anche se in Fourier non manca una  sociologia, sotto forma di teoria societaria, ad essa va anteposta per importanza una più profonda antropologia filosofica: tutto ruota intorno all’uomo e negli arcani della sua natura vanno cercati i lemmi di quel Sapere che è la stessa cosa della Verità.

            Sulla base di questo secondo presupposto è possibile cominciare direttamente a far scienza senza timore di perdere per strada gli oggetti che gli stanno a cuore: l’uomo e la verità. Ma una prima difficoltà sorge subito dalla constatazione elementare di una stranezza nell’oggetto stesso della scienza umana: se si vuol cercare, e dirla, la verità dell’uomo, bisogna dire che l’uomo non è, non c’è, non-esiste[AR8] . Vengono in mente i migliori paradossi di Rousseau che non si stancava di ripetere che lì dove non esistono uomini è sciocco dire che possa esistere una società di uomini. Senonché Fourier, pur tenendo conto di questa lezione, aggiunge qualcosa: ammesso che l’uomo debba esser fatto, il suo farsi è nondimeno in funzione di una “generalizzazione della verità”, e la sola verità del genere  (la specie umana) è la verità delle passioni.

            Per dimostrare l’impossibilità di una scienza dell’uomo si potrà addurre che, ove si prenda un esemplare umano concreto, non si riuscirà mai a risalire dallo specimen al genere. L’Umanità resterebbe una pura astrazione concettuale non potendosi ricomporre, saldare, “concettualmente” l’enorme difformità esistente nelle caratteristiche individuali.[AR9]  Tutte le animalità concorrono nell’animalità umana, diceva Giordano Bruno: nell’uomo c’è il verme e l’angelo. Questa sembra anche l’opinione di Fourier, contrariamente a Cartesio che riteneva l’uomo non essere né un animale né un Dio. L’uomo è per Fourier un animale divino, ovvero un verme angelico che ha come caratteristica proprio questa sua “complessità” biologica della doppiezza totale. Il “dualismo” occupa una posizione centrale nella sua speculazione, anche in rapporto alle teorie di due singolari medici variamente influenti nella Parigi dell’epoca: il bipolarismo organico era infatti al centro tanto del sistema “attrattivo-armonico” di Franz-Anton Mesmer quanto del sistema frenologico di Franz J. Gall.

            La dualità potrà essere compresa, in tutto il suo significato, solo partendo dal riconoscimento di un dualismo “sessuale” che in genere la filosofia tende a cancellare e che le religioni tendono a sublimare. Fourier rompe in breccia con le argomentazioni sia dell’antropologia empirica che della teologia (dell’epoca), facendo perno su di una semplicissima constatazione: la duplice e coincidente (bi-composta) natura dell’uomo stesso. La divisione dell’homme matériel in due corpi, maschile e femminile, che, mediati dal neutro infantile (corpo terzo), è “le type complet de l’espece”[AR10] , rappresenta il supporto corporale dell’homme passionnel che lungi dall’essere, in rapporto al primo, l’universalità astratta del genere, ne rappresenta invece il “matema compositivo” progressivo ed armonico, nella scala assai più complicata delle serie “distributive” (distinte in libere, miste, contrastate e misurate, vds § 2) e delle attrazioni armoniche (vedremo di seguito cosa significa).

 

            La distinzione di materiale e passionale è un punto di forza che permette di aprire alla comprensione un campo di indagine rimasto sorprendentemente inesplorato:

            “L’homme n’a jamais été étudié. Les métaphysiciens ont donné le change sur ce sujet en nous engageant dans l’analyse des idées qui ne sont que des accessoires, le principal est l’attraction; elle nous entraine avant la reflexion et malgré la reflexion; elle est donc moteur primordial et doit être objet d’étude primordiale. Il fallait déterminer ses ressorts et le but de nos attractions passionnées et instinctives, en donner une théorie par analyse et synthèse; elle eût devoilé le mécanisme sociétaire des passions, le destin des sociétés industrielles. En negligeant ce calcul on a manqué l’étude de l’homme. C’est une palme que Leibniz aurait du ensever à Newton qui ne choisissait en attraction que la branche ingrate du matériel”. .[AR11] 

            Il problema della corrispondenza dell’anima con il corpo era stato trattato da Leibniz in particolare nei Saggi di Teodicea con impliciti propositi di estensione al mondo vivente di quella legge gravitazionale che Newton aveva trovato nel “mondo materiale”. Il calcolo delle corrispondenze sfugge però anche a Leibniz, per “vizio di metafisica”, ostinandosi egli a considerare il corporale in quanto tale come semplice principio materiale passivo riponendo allora tutto il principio attivo dell’azione nell’anima. [AR12]  L’attrazione come motore primordiale di cui parla Fourier si situa trasversalmente, come vedremo, rispetto alla coppia anima-corpo, sia nel senso che la anticipa, sia perché la obbliga ad attenersi al suo progetto “combinatorio”, al suo codice programmatico. Un riferimento appare inevitabile al meccanismo pulsionale come viene identificato nella psicoanalisi freudiana, pur con tutti i distinguo. Almeno sul totale sovvertimento delle valenze attivo-passivo/anima-corpo tale collegamento è d’obbligo. Su questo punto inoltre si gioca gran parte della leggibilità e della interpretazione del pensiero di Fourier[AR13] , perché in esso (nella complicata passionalità sensoriale) è il “capo” di una ingarbugliatissima matassa, che è impossibile sbrogliare se si perde il filo. Inoltre la storia delle idee scientifiche del diciannovesimo secolo ha cancellato il percorso intermedio che va dalla cultura filosofica barocca delle passioni e dell’attrazione sino alle scienze dell’anima contemporanee.

            D’altronde, anche nella teoria sociale, la “rivoluzione” fourieriana del nesso corpo-anima agirà come nucleo più o meno nascosto di un nuovo Vangelo: perché sia possibile una comunità armonica occorre che siano soddisfatte preliminarmente due condizioni, lo sviluppo della grande industria, nel materiale, e la scoperta del codice d’attrazione, nel passionale o spirituale. Sembra quasi un riascolto del leniniano: “l’elettrificazione  + i soviets = comunismo”. Fra questa formula e quella newtoniana della gravitazione universale c’è Fourier (con o senza Marx), il quale precisava che facendo del semplice movimento dello sviluppo industriale l’unico elemento organizzativo dei rapporti sociali, si sarebbe rimasti bloccati nello stadio della Civiltà attuale che è l’immagine di un mondo rovesciato:  la meccanica dei corpi bruti e del soddisfacimento materiale appaiono come l’unica passione per la creatività umana, ridotta a desiderio funesto di reiterazione possessiva, a “fare denaro”. In polemica con i sansimoniani e con gli economisti dell’epoca, egli annotava: la grande scoperta da fare non riguarda il modo di organizzare “un ménage, une fabrique, etc... mais une idée sociale capable de ralier des hommes”.[AR14]  Insomma il Nuovo Mondo non sarà soltanto un Nuovo Mondo Industriale ma anche un Nuovo Mondo Amoroso. Cosa che invece la Scuola fourierista e gran parte della tradizione “socialista” hanno liquidato moralisticamente come per censurare le oscene licenze di un libertino di biblioteca. Si perdeva così, nella divulgazione tradizionale, il nocciolo più interessante del pensiero del grande Innovatore: lo studio delle passioni “naturali” dell’uomo, e dell’Amore, che in esse ha gran peso.

 

 

            GTP.

 

            GTP sta per Grande Trattato delle Passioni.  Tutte le opere pubblicate da Fourier dopo gli anni 1815-1821 non sono che estratti, rifacimenti, collages da materiali depositati nel Gran Traité des Passions. Nei circa sei anni passati nel Bugey, il nostro Charles lavora intensamente a questo suo grande LIBRO MASTRO, inventario di tutti i più dettagliati risultati delle sue ricerche. Non però un libro tradizionale, ma un vero e proprio ipertesto intrecciato in modo virtualmente multimediale ai percorsi possibili della sua utenza:

SUONO-COLORE, i quaderni che lo compongono (diverse centinaia per alcune decine di migliaia di pagine) sono ordinati non da una unilaterale sequenza numerica bensì da due diversi segni orientativi, una nota musicale apposta con cura sulla coperta di ogni quaderno altresì denotato da una scrupolosa colorazione. L’ipertesto “multimediale” funziona inoltre come un vero e proprio metalinguaggio ordinatore grazie alle funzioni indirizzanti dei due sistemi segnici coordinati nel Trattato: quello della notazione armonico-musicale e quello della tavola dei colori (si vedano le pagine sul Codice del Colore). Certo un libro del genere è ineditabile secondo la tecnologia di Gutenberg. Non lo sarebbe in quella dell’elettronica come rileverebbe M. McLuhan.

            La costruzione atipografica del Trattato richiama inoltre una trama ordita non secondo uno svolgimento argomentativo lineare (visivo, cioè confluente nella visione di pagine successive le une alle altre) bensì secondo una trama discontinua che intreccia, come con tessere di mosaico, molteplici fili di svolgimenti possibili come se la voce viva dell’armonia uditivo-sonora rimescolasse continuamente con una sua logica i percorsi predisposti dall’Architetto della visione e li ingarbugliasse secondo una sua anti-logica. Percorsi che si intrecciano e centri polivalenti che si corrispondono intervengono, come nella gran commedia della vita. La ciclicità è imposta dalla tonalità cromatica del Tempo e dalla sua rappresentazione sonora. Il Trattato è anche, come un Orologio che si legge perchè si muove, instabile e indeterminabile nelle sue linee di percorrenza. E la scrittura non potendosi muovere, è obbligato a muoversi evidentemente chi la percorre (il lettore-interprete potenziale). Nondimeno se il suo centro è chiaramente dappertutto ed è quindi inafferrabile (Il Trattato non produce nessuna tesi, teoria) vi è sicuramente un nucleo, che chiamerò teorematico, che è fuori dai percorsi del Trattato, un nucleo che non solo lega i due ordini del colore e del suono, ma nel passionale funziona come la struttura sintattica mossa dal cuore matematico del “teorema della verità”.

            Continuamente, nei suoi scritti, Fourier ha intercalato elementi più o meno vasti e significativi (restando al paragone con il mosaico, “tessere non figurative”, elementi dal valore rappresentativo nullo) di questo nucleo teorematico, facendoli a volte passare come punti insignificanti della sua Teoria sociale e politica. È esattamente vero il contrario: tutto ciò che lo attrae, con forza irresistibile, è la potenza creativa del nucleo teorematico. C’è un Fourier esoterico che dedica tutto se stesso a calcoli e studi diretti esclusivamente all’approfondimento di questo campo dell’indagine. Con meticolosità egli ne nasconde gli aspetti “costruttivi”, siano  essi matematici o filosofici, creando anche dei sistemi di segni privati o criptati. Resta pertanto quasi impossibile entrare dalla porta maestra in questa segreta nicchia dove si costruisce l’Opera. Dalle porte di servizio qualche passo si può fare però nella giusta direzione, sia raccogliendo tutti gli spunti che l’Autore lascia sfuggire al suo setaccio, sia individuando dove, quali sparpagliati fili di Arianna, tali materiali, ricombinandosi, possano condurci.

            Il giornale fourierista La Phalange pubblicò, negli anni 1845-49, una parte importante dei manoscritti di Fourier relativi alle serie passionali, ma purtroppo anche questi testi, che in buona parte non sono stati ripresi nella recente edizione Anthropos delle Oeuvres (1967, Paris, t. 1-12), sono tutt’altro che esaurienti. Ad essi comunque bisogna riferirsi se si vuol dare una collocazione all’inedito “Le double mariage des passions ou le mouvement bicomposé ou suprème du bonheur. Destination essentielle de l’homme”[AR15] . Questo testo di una ventina di pagine nascosto in un meandro del GTP funziona come “boussole/pivot” nella comprensione dell’ordine passionale. Usandolo appunto come una bussola, due punti essenziali risultano chiariti assai bene: la struttura dell’ordine passionale in modo maggiore e in modo minore, e il funzionamento “combinatorio” del modello matematico dell’armonia passionale.

 

 

            L’Ordine delle Passioni.

 

            I due grandi precursori ai quali Fourier si richiama sono Aristotele e Cartesio[AR16] . Solo di questi due filosofi si tesse sempre l’elogio, per la loro devozione allo spirito di scoperta e al principio d’esperienza, anche se viene criticata la loro mancanza d’audacia nello studio dell’uomo.     Del primo si ritiene soprattutto l’analisi sul funzionamento dei cinque sensi e del loro relativo ordine nonché l’integrazione fra funzione conservativa e funzione riproduttiva proprie dell’organismo umano, come di ogni altro organismo vivente. Non si legge spesso il trattato dell’Anima, ed è un peccato. In una pagina, che ancor oggi desta interesse, Aristotele parlando “della nutrizione e della generazione” precisa: “L’anima nutritiva appartiene anche agli altri esseri (quella intellettiva invece solo all’uomo, AR) ed è la prima e la più comune facoltà dell’anima, per la quale compete la vita a tutti. Sue operazioni sono generare e usare il cibo. Infatti la più naturale operazione dei viventi, quanti hanno raggiunto il pieno sviluppo e non sono difettosi e non nascono per generazione spontanea, è di produrre un altro simile a sé, l’animale un animale, la pianta una pianta, onde partecipino, per quanto possono, dell’eterno e del divino: ché questo è, in realtà, lo oggetto della brama di tutti e il fine per il quale compiono quel che compiono naturalmente... Siccome il vivente non è in grado di partecipare dello eterno e del divino in modo continuo, perché nessun essere corruttibile può permanere lo stesso e unico numericamente, perciò ciascuno ne partecipa nel modo che può, uno più, l’altro meno, e permane non lui ma un altro come lui, uno con lui non per il numero ma per la specie.”[AR17]  Qui Aristotele che pur distingue la funzione riproduttiva da quella conservativa non  coglie esplicitamente la divaricazione che fra le due interviene in rapporto alla vita dell’individuo e a quella del genere: esse sono entrambe aspetti dell’anima nutritiva. (Ne consegue che per A. “Il senso è proporzione” e, in ognuna delle sue espressioni, è complementare alla funzione nutritiva. Non c’è un senso dell’Eros separato dal Gusto: gli dei ormai sono andati ad abitare in Cucina! - Dove ordine e proporzione, nello spazio della Vista, si traducono in Ricette-) Fourier alla coppia appetitivo-sensitivo associa quella maggiore-minore, con riferimento a quella attiva-passiva che la tradizione ermetica aveva amplificato nella sua visione di un dualismo cosmico maschile-femminile assai poco aristotelico. Aristotele, sempre elogiato da Fourier fra gli antichi, ne esce profondamente corretto. Nondimeno questa ripresa della “classicità” è fondamentale se si vuole capire la ragione della critica a Cartesio e ai “moderni”, sull’altro versante del procedimento ricompositivo della meccanica passionale.

            Di Cartesio si riprende invece la distinzione fra passioni del corpo e passioni dell’anima nella contrapposizione materiale-spirituale. Opposizione, questa, trasversale e longitudinale rispetto alla classificazione maggiore-minore, conservativa-riproduttiva, che emergeva dominante nello schema ordinativo che potremmo chiamare aristotelico.

            In pratica, questa combinazione (mezzo Aristotele + mezzo Cartesio) permette di produrre una definizione dell’ordinamento passionale coniugando due parametri, sicché le passioni materiali, ad esempio, vengono distinte in maggiori (o conservative) e minori (o riproduttive) nonché in attive e passive, come semplicemente avviene in Cartesio.

            Cartesio incomincia le sue Passioni dell’anima con una millanteria ed una menzogna a proposito degli Antichi accusati di aver trascurato lo studio delle passioni. Una falsità. Infatti anche la sua tesi di partenza per cui l’Azione e la Passione non cessano mai d’essere la stessa cosa, con questi due nomi, in ragione dei due differenti soggetti cui ci si riferisce (p. 66 dell’ediz. Rodis-Lewis, Paris, 1970) è in Aristotele che dice nel trattato Sulla Generazione e sulla Corruzione: “necessariamente l’agente e il paziente sono in un senso identici, ma in un altro senso sono ‘altri’ tra loro e dissimili” (Opere, 4, Bari 1973, p. 40). Vero che Cartesio introduce alcune novità nella analisi passionale (alcune in vero assai ridicole). Soprattutto reinstalla il DESIDERIO al centro delle passioni dell’anima (anche qui riappare però l’idea vetusta di identificare Amore e Desiderio come coincidenti “lors qu’une chose nous est  representée comme bonne à nostre égard... De la mesme consideration du bien et du mal naissent toutes les autres passions...” (Ivi, p. 110). Già dall’inizio una passione è buona o cattiva solo per i suoi rapporti con l’idea del bene o del male. Differenza enorme rispetto ad Aristotele-Fourier: nella sua visione morale della cognizione, Cartesio cancella quasi totalmente il significato “predispositivo” delle cinque passioni sensuali del Corpo.

            Fourier muovendosi fra Aristotele e Cartesio come fra Scilla e Cariddi riesce a salvare l’originalità della sua costruzione, salva le passioni del corpo e inoltre non ne perde il collegamento con quelle dell’anima o spirituali; operando un abbinamento, nelle passioni maggiori materiali, del GUSTO, dominante o rettrice attiva, e della VISTA, sotto-dominante o secondaria passiva, e nelle minori materiali, del TATTO, rettrice attiva, e dell’UDITO, secondaria passiva[AR18] .

            Maggiori:  Gusto su Vista;   minori: Tatto su Udito.

            2 sensi attivi, il GUSTO e il TATTO.

            2 sensi passivi, la Vista e l’Udito

            1 senso misto, l’Odorato.

            Preciso che “minore” diversamente da “maggiore” significa “che prevalentemente si patisce e non si agisce”, sempre in rapporto alla distinzione Agente-Paziente. Il riferimento ai modi maggiore e minore della musica c’è non solamente per analogia lessicale, come vedremo meglio in seguito. Va da sé, inoltre,  che “minore” attiene eminentemente a riproduttivo e “maggiore” a conservativo, interessando prevalentemente le due sfere della genitalità e della alimentazione.

            L’olfatto, quinta passione materiale, è definito come neutro misto, nell’adulto però, non nel bambino, nel quale esso è spostato fortemente verso il “campo minore”.

            La classificazione dei sensi fisici permette di dare la mappa dell’uomo materiale, la geografia dei suoi luoghi passionali. Tale mappatura defisce anche la “socievolezza materiale e storica” dell’uomo. È da puntualizzare il tema del lussismo che lega il “gastròs” e l’epidermide (Gastrosofia e Abbigliamentistica) anche  in rapporto al legame fra culture materiali e media della comunicazione. Ora però, per stringere il discorso sul “quadro” completo delle passioni, veniamo all’altro versante del “materiale”, alle passioni spirituali.

            La classificazione delle cinque passioni sensuali, grammatica del lussismo, è la chiave ordinativa per cogliere la simmetria corrispettiva delle quattro passioni spirituali che con modalità specifiche collegano le funzioni sensoriali fra di loro (“la mente” del sentire; e qui la tradizione cartesiana si fa sentire) e che, soprattutto, collegano più individui “senzienti” fra di loro, riferendosi non più a bisogni concreti ma ad esigenze associative di gruppo. “Passioni gruppiste” altrimenti dette, con relativa grammatica del gruppismo. Fra di esse le 4 passioni dell’anima ripresentano lo stesso schema ordinativo delle 5 sensuali, tolto l’ambiguo odorato che “non raddoppia”.  Si produce una geometrica simmetria:

                        - Ordine maggiore: AMBIZIONE (attiva) rettrice su AMICIZIA (passiva).

                        - Ordine minore: AMORE (passiva) rettrice su FAMILISMO (attiva).

            È canonica la divisione delle facoltà spirituali in attive, improntate all’agire impulsivo della volontà del soggetto, ed in passive, caratterizzate dal prevalere della vis immaginativa, potenza illusionista dell’immaginazione ove il soggetto patisce l’azione di una forza che si presenta come altra da lui. E’ ancora una volta singolare, in Fourier, che tale distinzione venga riallacciata non ad una semplice geografia dell’anima “individuale” ma ad una rigorosa topologia dell’Anima Integrale nei suoi modi maggiori e minori; come dire, non dimenticando mai il primato della Specie ed i suoi dettati.

            Ora però una differenza fondamentale può saltare agli occhi fra l’ordine delle passioni “sensuali” e quello delle “spirituali”. Differenza che rappresenta anche una enorme complicazione teorica e quasi uno scoglio insuperabile, per cui facilmente tale differenza può esser vittima della sua stessa insostenibilità, e divenire invisibile, essa stessa. Essa ritenuta un Errore, una “bavure”, e non Essa la bussola per trovare una Via di uscita dall’Errore. Facciamo attenzione tre volte, non due: se nel modo maggiore una passione ATTIVA domina una PASSIVA, nel modo minore una passione PASSIVA domina (o almeno dovrebbe dominare, se Verità insegnasse) una ATTIVA: l’Amore puro è, nel modo minore, dominante passiva, o iperpassiva (passiva in un modo passivo o minore). Caso unico fra le rettrici cardinali, come vengon chiamate, in fourierese, le passioni che fanno da cardine nel reggerne un’altra che è detta  “sub-ordinata”. È bene sottolineare la particolarità del congiungimento di coppia che vi è fra la passione rettrice e la sua coniugata “sub-ordinata” o dominante-inversa, come meglio si direbbe in un’ottica di simmetria bi-polare (“russelliana”).

            Rispetto ai numerosi trattatisti che si sono occupati di Passioni  si è qui prodotta una semplificazione nei numeri (tante pseudo passioni sono solo mescolanze ambigue di elementi patemici puri e quindi non vengono neppure prese in considerazione. Caso più rilevante: l’odio, che è ridotto ad una “perversione” dell’amore) e nelle funzioni, con un evidente rigore geometrico, che non a caso richiama una sotterranea vitalità di Spinoza e di tutta la tradizione cartesiana. Rigore geometrico che può essere tradotto in grafici, che io, per comodità illustrativa, ordinerò per schemi, con il vantaggio di consentire una rappresentazione corretta delle disposizioni funzionali delle varie passioni, nella progressività che si è cercato di rendere dal più semplice al più complesso:

 

            - Schema 1. Quel che resta di Cartesio in Fourier. Con riferimenti, molti riduttivi, anche alla “tradizione” post-cartesiana:

                             

            Qui, per comodità, si indicano con i termini (a)-piccolo e (a’)-piccolo gli elementi paziente materiale e paziente spirituale (come avrebbe detto Spinoza: oggetto dell’appetito materiale e oggetto della volontà spirituale[AR19] ); con i termini (A)-grande e (A’)-grande gli elementi agente materiale e agente spirituale. Per convenienza simbolica, prendendomi una non piccola licenza, indicherò in seguito con “"“ (che generalmente indica il “quantificatore universale” e che qui denota approssimativamente una “classe” in senso russelliano) il termine graficamente reso con “A’”. Fondamentale è l’ordinamento sistemico dato alle quattro “regioni” dello schema, in particolare per le “Relazioni” esistenti fra le due coppie dei termini “maggiori” (gusto/vista e ambizione/amicizia) e le due coppie dei termini “minori” (tatto/udito e amore/familismo), nonché fra la Coppia delle coppie minori  e la Coppia delle coppie maggiori. Ordinamento che si presta, coerentemente - come vedremo -, ad integrazioni avanzate derivanti dalla classica “teoria generale dei sistemi” (von Bertalanffy[AR20] ) o dalla set theory (*“tandem interconnection”). Un riferimento così preciso alla recente teoria generale dei “sistemi aperti” non deve apparire arbitraria se si considera che Fourier vuole sostanzialmente, nelle sue opere, descrivere il funzionamento del “sistema vivente”, pur se il “linguaggio” ch’egli adopera è spesso allegorico e criptico (interno a una filosofia esoterica della natura). Nondimeno, come emergerà progressivamente, nella sua opera è presente anche una profonda rielaborazione, spesso molto originale, di tematiche strettamente collegate alla probabilistica e alla teoria dei sistemi dell’epoca. Avrei perciò potuto usare, nella esplicazione del Teorema integrale della verità, i segni convenzionali della probabilistica sistemica. Se non l’ho fatto, è nel tentativo di restituire una complessità “stravagante” rispetto ai linguaggi classici.

 

            Schema 2. Fourier (sintesi transitoria,  vedasi le parti relative del Double mariage):

       

                       

            Da questo schema vien fuori una definizione “topica” di 4 regioni, ognuna delle quali caratterizzata da una “alleanza passionale” (coppia gerarchica dominante-dominante inversa) e da una funzione vettoriale: per comodità possono esser dette “regione di (a)-piccolo”, “regione di (A)-grande”, eccetera. Va da sé che la Regione (a) del Gusto è, fra le quattro, la “iper-attiva” e quella dell’Amore (") la “iper-passiva”.

            Appare subito che le innovazioni, non indifferenti, introdotte in questo ordinamento derivano quasi esclusivamente dalla ripresa della distinzione fra funzioni conservative e funzioni riproduttive. Distinzione che invece non aveva il dovuto peso nel modello meccanicistico di Cartesio (ed in gran parte dei successivi sviluppi), con gravi disequilibri della sua teoria dell’uomo e del modello biologico in generale. Anche le teorie sistemico-matematiche dell’epoca (vds. Condillac, Laplace, ecc.) risultano integrate e corrette nell’ottica di questo nuovo modello di regionalizzazione del “doppio matrimonio”.

            L’operazione fatta da Fourier comporta una serie assai rilevante di innovazioni che tuttora non sono state debitamente valutate e studiate per la loro influenza storico-culturale, anche a causa della corrente, e quanto mai falsa, interpretazione meccanicistico-sensoriale del suo sistema delle passioni, assimilato quasi sempre al modello-Condillac. Elenco qui solo alcune osservazioni che più sono pertinenti al discorso sin qui sviluppato:

 

            (1) La regione di (a)-piccolo, ordinata dai due sensi del gusto e della vista, comporta una definizione dello spazio “visivo” come percettivo e individuativo, volto cioè ad “isolare” un “oggetto gustativo” e a farlo proprio. (Qui per “spazio” si intende propriamente la latitudine che si apre fra i media della vista e quelli del gusto: latitudine rappresentativa concentrata in un punto focale che è selettivo e “ordinativo dell’ambiente circostante”).

 

            (2) Lo spazio tatto-uditivo della regione (A)-grande possiede proprietà del tutto diverse da quelle dello spazio visivo, poiché caratterizzato da Agenti mediatici sonori e tatto-epidermici associati e differenziati strutturalmente da quelli video-gustativi. Lo spazio acustico, inoltre, è, per sua costituzione, “risonante” e polidiffuso al contrario di quello visivo che è “concentrato”. Questa caratteristica lo rende più “patemico”, emotivo, affettivo. Anche la struttura logica di questo spazio “minore” è abordabile, come si vedrà diffusamente, solo con l’uso di particolari mappe logistiche, sempre in ragione della sua dominante affettività (vds. la Affektlogik di Luc Ciompi).

 

            (1-2) Il modo in cui viene prodotta questa radicale differenziazione delle due sfere modali del sistema percettivo-sensoriale umano è di per sé di straordinaria rilevanza, data la sua integrabilità in modelli scientifici altamente compatibili e attendibili, come si dimostrerà in seguito.

 

            Fourier avrebbe del tutto approvato la nota tesi di Marschall McLuhan sul dualismo fra tattilità propria dello spazio acustico e “contenibilità” propria dello spazio visivo. Una tale “illazione” può esser molto utile considerando che Fourier anticipa, almeno negli svolgimenti più rigorosi del suo Sistema, un argomento assai caro a McLuhan: la dualizzazione degli spazi sensoriali. “Lo spazio acustico contrasta completamente con lo spazio visivo - dice McLuhan - in tutte le sue proprietà... Lo spazio visivo, creato intensificando e separando questo senso dall’interazione con gli altri, è un contenitore infinito, lineare e continuo, omogeneo e uniforme. Lo spazio acustico, penetrato costantemente dalla tattilità e dagli altri sensi, è sferico, discontinuo, disomogeneo, risonante, e dinamico. Lo spazio visivo è strutturato come una figura statica e astratta priva di sfondo; lo spazio acustico è un flusso in cui la figura e lo sfondo si urtano e trasformano reciprocamente.” (Laws of media. The new science[AR21] ). D’altronde la tesi del “dualismo audio-visivo dello spazio” si trova già chiaramente formulata nel “concetto dinamico dello spazio” dei gestaltisti, basato su due distinte teorie dinamiche, quella dello “spazio acustico” e quella dello “spazio ottico”[AR22] .

 

            (3) La realtà dei sensi non è una per la distribuzione degli stessi nelle regioni maggiori o minori. La realtà si dovrebbe distinguere in l’a-realtà e l’A-realtà, poiché (a)-piccolo non è (A)-grande: “l’oggetto dell’occhio è altro da quello dell’orecchio”. Il suono non si vede, il colore non si ascolta, normalmente. In modo sub-ordinato si vedrà che: il cromatismo musicale si “sente” ma non si vede.

            (3 bis) La separazione cognitiva, maggiore-minore, non influenza soltanto la sfera dell’ordinamento dei cinque sensi “intelligenti” (prevalentemente legati alle “funzioni neo-corticali”), giacché si lega ad un parallelo ed elementare condizionamento maggiore-minore dei bisogni nutritivi e riproduttivi: per la funzione di (a)-piccolo, gusto su vista, varrebbe infatti il commento al detto popolare romano “ho una fame che non ci vedo più”. Precisando che per vedere altra cosa che il cibo bisogna aver soddisfatto l’appetito. Anche il melomane cerca qualcos’altro, che non sia il puro piacere auricolare, nelle sequenze tonali. L’Erotico-musicale è legato alla sfera “minore” del più sublime e immortale bisogno animale: la percezione del ritmo, del battito stesso della vita e del suo riprodursi.

 

            (4) Il lussismo maggiore e minore, visivo e uditivo, richiede un equilibrio “interno” dei sensi e una disponibilità “esterna” di commodities, cioé una abbondanza di media, una grande ricchezza materiale, molti segnali informativi, molti colori e molti suoni, e buone, gustose e ricercate combinazioni. Edonismo gustativo e tattile.

 

            (5) Per la regione di (a’)-piccolo, ambizione su amicizia, Propongo di leggere:  “Ambizione” come ambi-ire (muoversi verso insieme, cioè con-volere); “Amicizia” come a-me-cum ( “a” che sta con me, che è cioé lì dove sono anch’io). Siamo pur sempre in una rilettura del “De Amicitia” di Cicerone.

            Volere (a’) vuol quindi significare che  bisogna mettere gli altri al plurale sull’altro al singolare: ambire agli altri in genere vuol ben dire associarsi l’altro specifico, l’amico.

 

            (6) Per la regione di (A)-grande si intuisce la combinazione della tattilità con il “suono” nel materiale, e, per la corrispettiva (")-grande, Amore su Familismo, la correlazione del linguaggio-mente con la comunità parlante elementare (famiglia, familismo, paternismo, ecc.) nelle sue valenze affettive e “gruppiste”. Il  linguaggio-mente è “voce divina”, simbolo, Verbo, Amore. La comunità parlante è trasmissione di impulsi, toccamenti, pressioni, carezze, “parole”, massaggi, vibrazioni, “morale” . Il linguaggio-mente iper-passivo è  mens Dei, Creazione. La comunità parlante è Luogo familiare (“terra materna” o territorio del Padre). Luogo del “significante Fallico” per la residenza minore assegnata alla funzione riproduttiva.

 

            (7) Diviene coerente e dimostrabile parlare di  duplici e distinte connessione della Verità, nei relativi modi maggiore e minore, così come si sono specificate particolarità distintive proprie dello spazio visivo e dello spazio acustico. Questo punto è quello più incompatibile con la tradizione filosofica occidentale pur se viene spesso accettato dal “senso comune”, poco propenso ad affidarsi alla Verità filosofica quando si tratta di passioni. Su questo punto si regge, comunque, tutto il Sistema di Fourier. Procediamo perciò con ordine. Una volta definita come “funzione di verità” non una enunciazione dogmatica (una Verità “oggettiva”) ma la coerenza e la modalità d’accordo (serialità, in fourierese) fra due enunciati (movimenti propositivi) presi come “insiemi qualitativamente definiti”, è chiaro che si può distinguere il senso della modale maggiore (a-a’) da quello della minore (A-") per le stesse proprietà inerenti alle diversità regionali delle due.

            Fourier, che per certi aspetti anticipa la matematica ufficiale di cinquant’anni[AR23] , celebra qui il suo trionfo su Cartesio. Per questi, semplificando molto, si può dire che la ghiandola pituitaria è anche un elemento logico necessario per individuare l’unico punto di corrispondenza (regione della verità) delle regioni “corpo” e “mente”: le passioni del corpo e le passioni dell’anima si collegano, se si collegano, soltanto in esso e per esso.

           

 

                                

            In presenza di due sole regioni ( rigidamente distinte come è il caso della res cogitans e della res extensa in Cartesio) e di una dicotomia logica inerente, la “Tavola della coerenza”, o corrispondenza, vero/falso è molto semplice e permette solo quattro casi possibili secondo se un elemento è o non è in (aA) e in (a’").  La certezza è ordinata da questa griglia elementare. Dove  “uno” sta per vero, ”zero” per falso (si potrebbero anche usare i segni “+” e “-”.     

            Tavola A:

           

  (aA)

    (a’")

       1

        1

       1

        0

       0

        1

       0

        0

   

           

            Percorrendo questa Tavola si passa dalla coincidenza affermativa (vero-vero) alla negazione doppia (falso-falso) passando per le 2 parzialità. Un ente può essere nella Mente e nel Mondo, può essere nella prima e non nel secondo o viceversa (vie della invenzione o della scoperta), può essere un Nulla sia nella Mente che nel Mondo. La distinzione cartesiana di mente e corpo, così come la fa Cartesio, porta evidentemente alla affermazione della “modularità” certificante di una tale tassonomia elementare, basata su soli quattro “stati” logici. Si noti bene che già questa Tavola “elementare” permette di sviluppare una “Tavola sistematica delle funzioni di verità” semplicemente completando i connettivi logici (negazione, implicazione, eccetera) del primo con il secondo termine, come appunto si trova nel “calcolo classico delle proposizioni logiche”. La completezza della Tavola richiede 16 connettivi binari, come ha chiarito, più recentemente, Robert Blanché[AR24] . Una Tavola assai simile, nella forma ma non nella configurazione, utilizzerò io stesso, un po’ più avanti,  per rappresentare i modi della composizione logica “minore” in Fourier, nel tentativo di chiarire la struttura modale di quella logica affettiva che ho detto essere propria dello spazio audio-tattile.

            Consideriamo innanzitutto che per questi si deve assumere (ed è gran parte della sua originalità) una complessa raffigurazione topica delle relazioni possibili fra le 4 “regioni” del Sistema  trovandoci in presenza di una partizione dispositiva di questo tipo:

                       

            Qui i quattro elementi non si possono integrare in una unica “funzione di verità”. Vanno distinte le due Relazioni (a, a’) e (A, "), cioè le due coppie maggiore e minore (cosa che in genere i “logici” non fanno, né hanno bisogno di fare) e vanno considerate le differenze topologiche che si hanno nei due modi. Abbiamo infatti che nel modo maggiore (spazio visivo) si attiva una relazione di simmetria tra l’ordinamento di entrambe le regioni maggiori per la costante di una “funzione attiva su passiva”, caratteristica omologa per entrambe le coppie gusto-su-vista e ambizione-su-amicizia. Proprietà che ne produce la coincidenza e ne coordina il senso in un modo che invece non si presenta nella minore (spazio acustico) che viceversa è caratterizzata da una specifica inversione interna (asimmetria) delle funzioni di (A)-grande (attiva su passiva) e di (")-grande (passiva su attiva), per l’ordinamento delle coppie “patemiche” che definiscono relativamente i due fattori Agenti nel materiale e nello spirituale. Questa differenza fra l’ordinamento interno del modo maggiore e quello del modo minore è di fondamentale rilievo e costituisce il cuore di tutto il “Sistema”.

            Spazi e tempi diversi devono dunque supporsi per l’Occhio e per l’Orecchio. Non un solo canale nervoso che leghi il Corpo alla Mente (come in Cartesio). Neppure due, o più, canali nervosi, distinti ma omogenei ed equivalenti per proprietà funzionali (come in Aristotele, e più ancora in Platone).

            La presenza inoltre di due verità in coabitazione multimediale non può non porre problemi di allacciamenti interregionali o di networks un pochino più complessi.

 

            (7 bis) Chi volesse fare della verità maggiore la Verità tutta intera, dovrebbe, senza saperlo, rovesciare la coppia passiva su attiva di (")-grande assimilandola ad (a’)-piccolo e quindi “ambire al contatto tattile col Padre-Fallo  e provare amicizia verbale con Dio” come si è detto della Ambizione (su) Amicizia.

            Cosa che spesso accade in psicoanalisi.

 

            (8) La doppia verità di Fourier vuol certo significare che la verità della conservazione, individuatrice, non è dello stesso ordine della verità della riproduzione, generatrice e dialettica. Sono distinguibili due modi diversi di “coerenza logica” che però non sono estranei l’uno all’altro e che trovano una fondazione comune nella natura dell’uomo, nell’homme intégral: se Cartesio poteva ricomporre l’unità vivente con l’ausilio della distinzione classica dei due principi del cuore e dello spirito, Fourier non ha più bisogno di questo dualismo per conservare una unità di sistema all’animale umano. L’umano fonda il suo statuto altrove. Una determinazione dei luoghi corporei che definiscono l’uomo integrale appare assai più complessa, e forse impossibile, poiché se la verità maggiore è senz’altro topica, “localizzata” o, per riprendere il vecchio Aristotele, tale da comportare “un metodo onde poter costruire, attorno ad una formulazione proposta di ricerca, dei sillogismi che partano da elementi fondati sull’opinione, e onde non dir nulla di contraddittorio rispetto alla tesi che noi stessi definiamo”[AR25] , la verità minore, viceversa, è l’u-topia della individuazione e della distinzione. Un non-luogo che quando si precisa lo fa solo per contraddirsi, confondere e mescolare. Un non-senso  della sensualità che ne estremizza tutto quel che per essa ha senso. Guardate bene la testa di un uomo! Gli occhi coincidono nello spazio buccale del gusto coordinandosi nella focalità centralizzante della fovea (delimitata) e circonfusa della retina; le orecchie dilatano la divergenza della percezione all’invisibile del richiamo tattilo-sensoriale del corpo tutto in una combinazione stereofonica. Le orecchie non indicano un luogo, ma lo aprono.

            Se nel primo ordine la certezza è amica della coincidenza (Fourier parla anche di coordinazione o Cabale) di due volontà o di due tesi argomentative, che sussistono l’una accanto all’altra, nel secondo ordine essa è figlia della composizione di due termini che si “con-fondono” nel discontinuo. Nella maggiore entità si addizionano; nella minore unità si moltiplicano. Una è costruita sull’agire gastrosofico che da fuori porta dentro, l’altra sul mostrarsi illusionistico della apparizione della verità “interiore” (quel che Fourier chiama “l’Opéra”, l’abbigliamentistica o la cosmesi, la moda, insomma il “look”). La maggiore tende alla serie illimitata dell’addizione progressiva (merceologia); la minore si avvera nella costrizione ad una teatralità rituale del permanente e del transitorio (teologia). Nel centro, l’enumerazione alimentare ed il travestimento cerimoniale discorrono l’una della propria metonimicità, l’altro della propria metaforicità[AR26] . E, non altrimenti che qui, il desiderio si fa matematica, e diviene possibile il calcolo del mondo, l’armonia fra micro e macro-cosmo.


                Note al capitolo 1

 

Pagina: 1
 [AR1] R. Barthes, Sade Fourier Loyola, Paris, Seuil, 1971, p. 8-10. Ciò che Barthes non perdona a Fourier è la mancanza di piacere nella scrittura, la sua scrittura maniacale appunto.

Pagina: 1
 [AR2] Ivi, p. 95.

Pagina: 2
 [AR3] Côte supplem., pièce 232, pubblicato in La Phalange, tome 9, genn.-giugno 1949, 193-206.

Pagina: 2
 [AR4] Théorie de l’unité universelle, t.III, Paris 1841, pp. 54-55. Per trovare una definizione delle tre passioni “matematiche” (10 cabaliste, 11 permutante, 12 composita) bisogna saltare alle pagine 402-413, dopo la trattazione delle serie passionali.

Pagina: 3
 [AR5] Nel suo trattato acustico-musicale, Harmonie universelle contenant la théorie et la pratique de la musique (1636), così Mersenne definiva un “sistema”: “Quand à la diction systéme, elle signifie la suite ou la composition de deux, trois, ou plusieurs intervalles, qui font deux ou plusieurs consonances ... de sorte qu’il faut du moins trois termes, ou trois sons pour faire un systéme, comme il faut trois nombres ou trois lignes pour faire une proportion ou analogie” (II° tomo, Livre III, p. 141).

Pagina: 3
 [AR6] Manuscr., 10 AS, côte 9, cahier 25, p. 133.

Pagina: 4
 [AR7] Lettera dell’11 maggio 1828 ad A.G., Manuscr., côte 9, cahier 6. E’ interessante notare che qui Say riprende di pari passo una tesi che formulata da Saint-Simon (La Physiologie sociale, 1825) fu particolarmente sviluppata dal “Producteur” e dal “Globe”, cioè dai sansimoniani nonché nella sociologia positivistica.

Pagina: 4
 [AR8] Ho insistito su questo punto nella presentazione che ho fatto di un inedito di Fourier sul “neutro”, in “Quadrangolo”, 4, 1976, pp. 127-9.

Pagina: 4
 [AR9] Vedasi l’articolo di P. Klossowski, Sade et Fourier, in “Topique”, 4-5, 1970.

Pagina: 5
 [AR10] Du clavier puissanciel des caractères, in “La Phalange”, t. 6, juillet 1847, p. 12.

Pagina: 5
 [AR11] Testo inedito in Manuscr., Archives Nationaux, 10 AS, côte suppl. 20, pièce 294, p. 14. Cfr l’articolo di S. Debout, Le poème mathématique de Fourier, in “Revue inter. de Philosophie”, 60, 1962, pp.195-199.

Pagina: 5
 [AR12] Vedasi la Prefazione ai Saggi di Teodicea, particolarmente pp. 44-5, ed. Garnier,

Paris, 1969. Fourier pur lodando Leibniz preferisce riferirsi a Cartesio per quel che riguarda lo studio delle Passioni dell’anima.

Pagina: 5
 [AR13] Sono innumerevoli gli studi su Fourier che hanno ritenuto periferici o puramente stravaganti i suoi interessi sull’apparato sensoriale e sul “sistema” cognitivo umano. Una posizione, questa, che già Victor Considerant, in un’epoca di strisciante positivismo, ritenne politicamente conveniente.

Pagina: 6
 [AR14] Manuscr., cit. pièce compl. 310, p. 1. Sulla duplicità conflittuale del materiale e del passionale (“L’immaginazione, la passione, non fanno che sospingere i popoli civilizzati a scuotere il giogo dell’industria”) vedasi anche il testo inedito di Fourier  Deraison Palpable des Simplistes, da me pubblicato in “Critica Sociale”, 16 dicembre 1977.

Pagina: 7
 [AR15] Cahier 10, AS 4/1, pp. 61-73. Da me pubblicato in “Sic”, n.6, Milano, 1976, pp. 52-62. Nei manoscritti della Phalange  sono soprattutto da vedere Des trois passions distributives, t.3, 1846, 417-460, 513-535, e Des cinq passions sensuelles, t. 4, 1846, 5-51, 97-135. Del fondo Fourier conservato attualmente presso gli Archivi Nazionali di Parigi esistono due inventari, uno manoscritto e completo, l’altro a stampa, ma limitato alle Côtes 9 e 10, di E. Poulat, Les cahiers manuscrits de Fourier, étude historique et inventaire, Paris, Editions de Minuit, 1967.

Pagina: 7
 [AR16] Oltre alle ricorrenze nell’opera edita, segnalo l’elogio di Aristotele e Cartesio in Manuscr., 10 AS, côte 9, cahier 64, p. 22. Sempre in Manuscr. (10 AS, côte 9, cahier 39, f. 18), Fourier produce una Gamme des savants da citare in quanto collegati alle sue scoperte. Ci mette: “l’antichità in massa” (Socrate che spera nell’uomo, Aristotele “qui fait je” - si potrebbe intendere: “che ha posto l’Io” -, Platone “3 temerità negative”), Bacone, Cartesio, Montesquieu, Voltaire, Rousseau (sull’assurdità delle teorie morali, sulle piccinerie-“petitesses” della politica civilizzata, sul declino della ragione a causa del progresso mercantile, sulla bassezza (duplicità) delle religioni moderne), Condillac (dal noto all’ignoto, analogia). Cosa si può intendere per le “3 temerità negative” di Platone? Una comparazione critica, forse, fra le tre anime (intellettiva, irascibile e concupiscibile) di Platone e le tre passioni meccanizzanti (cabalista, farfallante, e composita) di Fourier. Su Fourier e Cartesio si veda Simone Debout, L’utopie de Fourier, Paris, Payot, 1978, pp. 208-220 (Fourier et la philosophie cartésienne).

Pagina: 7
 [AR17] Aristotele, Dell’Anima, II B 415 a-b; pp.136-7 dell’edizione Laterza, trad. di R. Laurenti, Bari 1973. Più volte Fourier vede in Aristotele un precursore che però ha mancato del tutto la natura delle vere leggi del movimento. Nondimeno è straordinaria l’intuizione aristotelica di riportare nell’”anima vegetativa” sia le funzioni riproduttive sia quelle nutritive: in effetti bere, mangiare e fare l’amore sono funzioni regolate “chimicamente” dal cervello ipotalamico-limbico  o cervello “edonico” (cfr. Jean-Pierre Changeux, L’uomo neuronale, tr. ital. Milano, Feltrinelli, 1993, pp. 125-136).

 

Pagina: 8
 [AR18] Fondamentale il Capitolo 3 del “Des Cinq passions sensuelles”, in “La Phalange”, t. IV, 1846. Vi si legge: “E’ appena credibile che dopo 3000 anni di studi non ci si sia ancora preoccupati di classificare i sensi. Ancora oggi, ci si limita appena a citare i nostri  5 sensi: non se ne fa alcuna distinzione di rango. Eppure non regna fra i sensi eguaglianza alcuna: il gusto e il tatto giuocano un ruolo superiore. Il gusto occupa evidentemente il primo posto fra le passioni sensuali; si può esistere senza l’esercizio attivo degli altri 4 sensi, ma non si può vivere senza mangiare, senza esercitare attivamente il senso del gusto... Non c’è bisogno di lungaggini per dimostrare che il senso del Tatto (“Tact-rut”) occupa il secondo posto fra i cinque. Esso possiede, come il gusto, la facoltà di procurare dei piaceri attivi, mentre 2 altri sensi preziosissimi, la vista e l’udito, procurano soltanto piaceri passivi, e occupano una posizione subordinata. La stessa vista, benché d’un valore inestimabile, è privata di sensazioni voluttuose, essa ha patimenti assai diretti e positivi,  essa non ha piaceri se non indiretti e subordinati al pensiero... Il nostro occhio, in fatto di piacere, gode dunque negativamente al pari del piede che un terreno sassoso incomoda e che un terreno unito favorisce... in breve, in ogni impressione che influenza la vista, è soltanto il pensiero che gode, l’occhio è passivo nelle sensazioni piacevoli che la vista ci procura. Stessa cosa per l’orecchio, che dona del piacere senza provarne esso stesso... Sempre arbitro di questo piacere è il pensiero... Nulla di simile per l’odorato. Una tuberosa che ci mettessero sotto il naso si farebbe sentire e stimolerebbe malgrado ogni distrazione, giacché l’odorato è un senso di irritabilità attiva, benchè molto inferiore per importanza al tatto e al gusto... esso è come una guida sottomessa al servizio del gusto; esso serve anche la vista e gli altri sensi in certe ricerche; infine, sotto tutti i rapporti, occupa una posizione media fra gli attivi e i passivi  di cui esso partecipa assai egualmente.” (pp. 25-6).

 

Pagina: 9
 [AR19] “Hic conatus, cum ad mentem solam refertur, voluntas appellatur; sed cum ad mentem et corpus simul refertur, vocatur appetitus... “, Ethica, III, scolio della Proposizione 9 (ed. Laterza, Bari, 1933, p. 116).

Pagina: 10
 [AR20] Ludwig von Bertalanffy, Teoria generale dei sistemi, tr. ital. Milano, Mondadori, 1983 (ISEDI, 1971). Cfr. L. Von Bertalanffy, Robots, Men and Minds. Psychology in the Modern World, New York, 1967 (tr. ital. Il sistema uomo, Milano, ILI, 1971. Importante anche, per questi punti specifici, il testo “testamento” di Jean Piaget, L’équilibration des structures cognitives, Paris, PUF, 1975 (tr. ital., Torino, Boringhieri, 1981). Si vedano anche i saggi di Ilya Prigogine raccolti in La nouva alleanza, uomo e natura in una scienza unificata, Milano, Longanesi, 1981.

Pagina: 11
 [AR21] Testo postumo curato da Eric McLuhan. Traduzione italiana, Roma, Edizioni Lavoro, 1994, p. 63.

Torneremo anche sulla distinzione, invero assai significativa, ripresa e sviluppata da McLuhan  fra parte destra del cervello, che presiede alle funzioni uditive e parte sinistra che presiede alle funzioni visive nonché al linguaggio.

Pagina: 11
 [AR22] Esemplarmente D. Katz ha così riassunto il concetto: “I nostri cenni sulla localizzazione acustica costituiscono un contributo a una teoria dinamica dello spazio acustico. L’orecchio come organo a doppia funzione, reagisce con fenomeni direzionali a minime differenze temporali nella stimolazione delle due orecchie.

Aspetto ben diverso presenta la teoria dinamica dello spazio ottico, con la quale la psicologia della forma ha sostituito la teoria geometrica tradizionale. La differenza consiste in questo: lo spazio acustico, in qualunque momento, ovunque dei toni producano sensazioni di direzione, sorge - per così dire - per magia, dal nulla; invece le forze che producono impressioni spaziali nell’occhio, agiscono su un primitivo spazio preesistente e lo modificano” (La psicologia della forma, Torino, Boringhieri, 1979, p. 85).

Pagina: 12
 [AR23] Raymond Queneau, nel suo Dialectique hégelienne et Séries de Fourier (in Bords, Paris, 1963, pp. 37-51), lo afferma perentoriamente dando a Charles molti più meriti matematici che all’omonimo Joseph, padre riconosciuto della “serialità”. Manca comunque un serio e approfondito lavoro d’archivio su Charles Fourier “matematico” che chiarisca anche la faccenda dei “cinquant’anni di anticipo sulla matematica ufficiale”, fatto dato per scontato dal Queneau. Io credo che una indagine seria riserverebbe molte sorprese, come, in parte ritengo, già si possa dedurre da questo mio lavoro. Sulla “verità” si veda la miscellanea Wahrheits-theorien, Frankfurt an Main 1977, curata da G. Skirbekk. Rilevante anche The Coherence Theory of Truth, Oxford University Press, 1973, di Nicholas Rescher.

Pagina: 13
 [AR24] Robert Blanché, Logica e assiomatica, Firenze, La Nuova Italia, 1968, pp. 25-42.

Pagina: 14
 [AR25] Topici, Torino 1955, p. 407 dell’Organon nella traduzione di G. Colli. Nel suo Essai de dialectique rationnelle, “Annales de mathématiques... “, t.VII, 1816, p. 202, J.D. Gergonne riprendendo questi temi dice: “Deux propositions contradictoires ne sauraient  être ni en même temps vraies ni en même temps fausses; de sorte que de la vérité de l’une quelconque résulte nécessairement la vérité de l’autre”.

Pagina: 14
 [AR26] Sulla ghiottoneria dei bambini, per i quali non ha senso la verità minore dell’amore: “Vous les verrez tous enclins - dice Fourier - à faire un Dieu de leur estomac”, Manusc. 9, cahier 64, p. 81.

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©1996


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