Antonio RAINONE

MATERIALI 7 per Il doppio mondo dell'occhio e dell'orecchio

©1996/2008 MATÉRIAUX 7

Minime conclusioni su armonia, cosmogonia  e ... doppia mente

 

                                                          

                                                                       Eliogabalo, è l’uomo e la donna.

    E la religione del sole, è la religione dell’uomo, ma che non  può nulla senza la donna, suo doppio, in cui si riflette.

    La religione dell’UNO che si divide in DUE per agire.

    Per ESSERE.

    La religione della separazione iniziale dell’UNO.

    UNO e DUE riuniti nel primo androgino.

    Che è LUI, l’uomo.

    E LUI, la donna.

    Nello stesso tempo.

    Riuniti in UNO.

                            Antonin Artaud  -  Eliogabalo

   

            L’arcano mistero della “natura” è, per Fourier, nella sua “unità dualizzata”. In estrema sintesi, gli si può attribuire una tesi cosmologica costruita su queste due premesse: a) l’unità è costituita dalla forza vibrante impulsiva (originaria e perdurante), b) il dualismo è la risultante ordinata della trasmissione ondulatoria del movimento in “serie” armoniche maggiori e minori. La “scala” delle armoniche è infinita verso l’alto e verso il basso, ma fisicamente limitata dalla natura dei media più alti (luce) e più bassi (suoni). Il Cosmo si presenta (per sé e anche per i nostri sensi) come un continuum di strumenti di comunicazione, tutti però ordinati compositivamente all’interno di questo dualismo seriale maggiore-minore. Inoltre per quanto si dilati la “scala” dei picchi e delle gole d’onda, il meccanismo della stabilità armonica è sempre confermato, pur nel passaggio da stadi caratterizzati da maggior “rumore” a stadi invece più “armonici” o viceversa.

            Nel pensiero di Fourier armonia e caos convivono l’uno accanto all’altro, ma in successione, passando per la dissonanza, l’antiarmonia e il rumore. Ritroviamo dunque la tesi del “macrocosmo multimediale armonico”, come orizzonte e panorama,  delimitante la fenomenicità del Mondo. Un Mondo che è perciò stesso Vibrazione - Ondulatoria - Cromatica rappresentata in uno spazio configurativo bipolarizzato, per la stessa natura “tonale” della gamma delle frequenze coordinate in “aliquote”, verso l’alto, e composte in “aliquanti”, verso il basso; ritrovando i termini dell’armonia musicale sviluppata dalla primitiva e non tanto metaforica “corda vibrante” [d’Alembert]. Ecco anche che ritroviamo la dualità dello spazio configurato “in su” come “spazio visivo” e “in giù” come “spazio acustico”. Ecco che ritroviamo anche la disposizione seriale-armonica dei cinque sensi sia nella verticalità funzionalistica (alti-bassi), sia nella orizzontalità genetica (catena sequenziale prima-dopo). Ecco anche che ci imbattiamo di nuovo nella specificità “topo-ordinativa” di quel “Mondo dentro il Mondo” che è la Mente o il “microcosmo” riflettente, ovvero pensante.

            Questo percorso “armonico” della speculazione teorica del Fourier può evidentemente apparire, da un certo punto di vista da me non condiviso, come una sorta di filosofia mistica centrata su due punti cardinali entrambi ipostatizzati ovvero “non falsificabili”: uno “fisico” basato sulla concezione della teoria espansiva della energia ondulare; l’altro “cognitivo” basato sulla perfettibilità della bipolarità della Mente umana. Tale “mistica” può, in parte, derivare dalla sua simpatia per aspetti  neopitagorici del martinismo cui Fourier certamente aderì e che non cessò mai di rielaborare. Può ancora derivare da una esaltazione dello strumento matematico nel “calcolo delle armonie” e da tesi sviluppate dal Mesmer, teorico del magnetismo animale e dell’armonia universale.

            Il pensiero di Fourier, di certo, non rientra nel filone dominante della grande filosofia occidentale. Egli si discosta radicalmente dal “pensiero accademico”. Vero che lesse molto Cartesio, Rousseau e molti altri Philosophes, ma sempre in modo “critico”, cioè scanzonato. Lesse anche una antologia di scritti kantiani che trovò naturalmente deludente[AR1] . Eppure, forse proprio per questa sua eccentricità, la sua Opera può essere considerata una miniera molto ricca di sedimentazioni culturali non-dominanti e marginali rispetto alla Ufficialità “scientifica” dell’epoca.

Nondimeno non esiste soltanto un Fourier visionario, come vuole André Breton[AR2] , o un Fourier utopista, come vuole la tradizione marxista, vi è anche un Fourier sapiente[AR3] , e cioè “scienziato bizzarro”, come a me sembra. Fourier si è collocato, assai prima di altri, in un crocevia che recupera e riconosce la profonda armonia che può esservi fra l’antica saggezza orientale e occidentale e gli sviluppi della speculazione fisico-matematica della scienza occidentale. Singolarmente egli prosegue l’opera di Keplero, di Newton e di Spinoza coniugandola con la tradizione organicistica del neoplatonismo rinascimentale, senza incanalarsi verso quelle diramazioni deterministiche e positivistiche del pensiero filosofico che pure gli scorrono a fianco nella cultura francese dell’inizio dell’Ottocento.

            In una delle conferenze che tenne “Sul buddismo”, Jorge Luis Borges ha differenziato le epoche dell’antico buddismo tantrico per l’alternarsi di due scuole: quella della Mano Sinistra e quella della Mano Destra. La prima attribuisce maggiore importanza al principio maschile dell’universo, la seconda viceversa al principio femminile. L’Armonia fra questi due principi fu, successivamente, cercata e raggiunta dalla saggezza tantrica e dal pensiero zen. Per contro l’Occidente ha stabilito un primato di “ciò che tocchiamo e vediamo” ovvero un primato dell’Emisfero della mano destra. “Non ha minore importanza ciò che udiamo”, dice implicitamente il principio armonico di Fourier che così inaugura una nuova epoca del pensiero occidentale. Cosa di cui egli ha pienamente coscienza quando afferma di sé che gli si dovrà riconoscere in futuro il ruolo di un anti-Pascal del pensiero. Per essere infine Pascal un pensatore che “estensivamente” colloca se stesso nella mediana fondamentalmente antropomorfa situata fra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande. Fourier invece collocandosi, direi “a-topicamente” (fuori spazio), nel medium armonico universale ordinato fra l’infinitamente alto e l’infinitamente basso, l’ipermaggiore e l’iperminore scala della modulazione cosmica. L’uomo di Fourier non è definibile in modo “copernicano” perché decentrato in ogni senso (né centro né periferia di un ordine meccanico, ma “vagante” ondulatorio di una armonia “scorrevole”), divaricato fra gli estremi della altitudine della luce e della bassezza del suono: obbligato infine, nel suo dualismo audio-visivo, a pensare per esistere. Non come l’uomo di Pascal  che esiste per pensare, ovvero qualifica la sua esistenza per il fatto che la pensa.

            Direi che questo fa di Fourier il pensatore occidentale moderno della riconciliazione dell’Occhio e dell’Orecchio, assai prima di quanto abbia fatto Nietzsche con il suo progetto di rappacificazione dell’apollineo e del dionisiaco (“progetto” che resta pro-getto). Ne fa quindi il pensatore occidentale che ha posto, quale antesignano, il problema del “pensante” non soltanto nell’ambito della certificazione  dell’attività del pensante (verità maggiore) ma anche nella sfera del “perché si pensa” (verità minore). Legando inoltre i due problemi in un sistema costruttivistico di tipo ordinativo.

            Il già citato testo De la médecine naturelle ou attrayante composée autorizza ulteriormente, in questa chiave di lettura, una concezione dualistica della mente, in Fourier. La classificazione di sei generi differenti di “follie” che si trova in questo testo è infatti riportata a modificazioni che si determinano nel funzionamento delle passioni “minori” o “maggiori”: alle follie minori, o “manifeste” della combinante e permutante sono contrapposti i disturbi che riguardano l’ordine mentale superiore cabalistico-coordinativo, “follia non-apparente”. Non solo il funzionamento “normale” della attività mentale è dualizzato, ma anche le patologie della mente sono riconducibili a disturbi delle due sfere del mentale umano: “Nei fatti, se le malattie mentali derivano da disturbi nell’equilibrio delle passioni, allora è con l’aiuto di compensazioni (contrepoids) passionali che bisogna trattarle, e ciò non è per nulla affare della medicina, ovvero sarà l’opera di una specie di medicina (“une espèce de médecine”) che non è ancora nata”[AR4] . Fourier osa immaginare, nel trattamento regolare della malattia mentale, l’uso stimolante dell’armonia seriale delle passioni combinate all’occorrenza: la follia nata dalle passioni, alle passioni deve essere ricondotta per essere risolta. L’ordinamento passionale è dunque costruito su un modello sensorio-mentale che non è mai estraneo (neppure nella follia) alla piattaforma dualistica che definisce l’essenza stessa dell’uomo.  

            Schematizzare questo dualismo non è difficile. Volendolo rendere più chiaro possibile, ci si può rifare al citato diagramma di Trotter, che Fourier avrebbe in massima parte condiviso e che avrebbe arricchito di determinanti elementi connotativi, così riassumibili e rappresentabili:

           

Emisfero sinistro

“Maggiore”

Occhio dominante

Emisfero destro

“Minore”

Orecchio dominante

coordinazione

composizione

addizionale

moltiplicativo

veloce

lento

spazio-tempo continuo

configurativo-indeterministico

denotativo

connotativo

certezze

illusioni

aritmetico

geometrico

PAROLA

MUSICA

lirico

epico

operativo

ludico

inquieto (eccitabile)

tranquillo (deprimibile)

LAVORO

GIOCO

Amicizia (gastrosofia)

Amore (erosofia)

Maschile

Femminile

bio-conservativo

bio-riproduttivo

gruppismo limitativo

gruppismo illimitativo

DIGITALE

ANALOGICO

 

            Le coincidenze fra questo diagramma e quello proposto da Trotter, e ripreso da McLuhan, sono evidenti. Le differenze sono anch’esse importanti, soprattutto se si tiene conto delle relazioni dinamiche che intercorrono fra le “due” menti. Infatti elemento determinante nell’ordinamento bi-modale è, per Fourier, la permutazione che assicura appunto la connessione, o i collegamenti, fra il lato sinistro e quello destro del nostro ultimo diagramma. La “permutazione combinatoria” si colloca appunto nel mezzo dei due lati e ne permette le corrispondenze. Essa gioca un ruolo essenziale nel funzionamento dell’ordine sistematico, sia per la comprensione sincronica della composizione, sia per la intelligenza diacronica delle attrazioni particolari. Essa ricopre ora un ruolo di neutro centrale, essenziale nel mantenere una simmetria dinamica e un collegamento “armonico” fra i due lati o due “modi” rappresentati nel diagramma.

            Il collegamento fra “permutazione combinatoria” e “trasformazione seriale” è un altro punto importante che ho approfondito. Nell’analisi seriale è riscontrabile una eredità della permutazione combinatoria. Però la trasformazione (o trasformata) seriale non solo potenzia enormemente, e le semplifica, le potenzialità di calcolo rispetto alla forma classica delle figure combinatorie, ma permette inoltre una “armonizzazione” integrabile dei movimenti “bassi” e “alti” all’interno di funzioni continue. Senza la serialità non vi sarebbe armonia fra i due “modi” e sarebbe probabilisticamente disattesa ogni corrispondenza compositiva degli “opposti”. Vi sarebbe cioè incongruenza, oppure caos, nelle vibrazioni bi-modali, con conflittualità fra gli elementi corrispettivamente contrapposti. Vi sarebbe divorzio fra Amicizia e Amore, fra Maschile e Femminile, fra Lavoro e Gioco, e così via. Non vi sarebbe doppio matrimonio fra l’Occhio e l’Orecchio.

            Su di un punto concordo con la lettura surrealista di Fourier: sull’importanza del ruolo del sonno e più ancora del sogno nell’operare una incessante seriazione trasformativa e ricomposizione nelle armonie fra le due menti. Senza il “sogno” non vi sarebbe la creatività della mente. Il sogno, come il neutro, riordina rigenerando e genera disordinando (permutazione), adeguando così, in una sorta di specchio polimorfo infinito, i due modi della lateralità del vivente. Il sogno ha una funzione psichica e neuronale che è quindi di esaltata natura concertante e “seriale”: più complesse sono le relazioni fra i due modi della lateralizzazione mentale, più le permutazioni oniriche devono “lavorare” immense quantità di dati in vista di una “unificazione” dei due modi differenziati di processamento dell’informazione configurati nei due Emisferi. In questo senso il sogno è solo una esaltazione dell’integrazione comunicativa (di basso livello) delle due menti. Ad alto livello, la stessa funzione è svolta, più faticosamente, dal così detto “pensiero” cosciente. Questa è una via percorribile di indagine. A condizione, però, di rivalutare quell’elemento terzo che non è né maggioreminore, e che rappresenta, per così dire un terzo cervello composto sia dai collegamenti assonici fra i due emisferi, sia dai più complessi e profondi sistemi della formazione reticolare che in modo primitivo determina tonalità, selettività e modulazioni della corteccia[AR5] .

 

            La sistemazione dualistica dei modi maggiori e minori ci permette inoltre di avanzare una conclusione provvisoria sull’interrogativo che, come si è visto, si pone Kierkegaard quando scrive che “ci deve essere una differenza qualitativa fra parola e musica”. Una riconferma, a proposito dei punti già svolti per l’argomento, ci viene da rilevanti considerazioni che il Luria fa sulla “organizzazione della percezione uditiva”. Il Luria conclude, dallo studio di disturbi dell’udito fonemico di ottocento casi di pazienti affetti da lesioni della regione temporale sinistra, che in essi “seri disturbi si verificano solo quando devono discriminare tra suoni linguistici ... e (tali disturbi) non sono mai stati riscontrati in lesioni del lobo temporale destro”. Viceversa per lesioni del lobo temporale destro si hanno disturbi “solo nella percezione di combinazioni ritmiche complesse o combinazioni di suoni di differente frequenza, e si manifestano talvolta come un disturbo nell’ascolto musicale, che è stato chiamato amusia sensoriale[AR6] , per le difficoltà che induce anche nella riproduzione di strutture ritmiche. È in base a tali considerazioni che il Luria separa completamente le funzioni linguistiche dell’emisfero dominante da quelle ritmico-musicali dell’emisfero non-dominante. Su questa assai netta distinzione non si può non essere d’accordo, ricusando ancora una volta l’argomento melomane di Rousseau che invece sostiene che “il ritmo della voce e quello della musica sono lo stesso ritmo” come proverebbe il canto. Viceversa mi sembra improponibile una estraneità completa dei due modi di trattamento del suono nell’udito fonemico e nell’ascolto musicale. È in ragione della comprensione migliore di questo collegamento che è opportuno fare una sintesi dei punti precedentemente svolti.

            In primo luogo, si deve riconfermare che un ruolo importantissimo, nella interpretazione del fenomeno della differenziazione che si può riscontrare fra udito fonemico, o parola, e ascolto musicale, o musica, è rappresentato dal modo stesso in cui si legge l’organizzazione delle relazioni interemisferiche. In genere, più si accentua e si esalta la differenza fra i due emisferi, più il fenomeno che ci interessa assume rilevanza e condensa in sé gli elementi discriminanti nella distinzione fra una mente linguistico-semantica e una mente composito-figurativa. Valutazioni molto differenti fra di loro si producono allorché si tratta di spiegare le cause di questa differenziazione. Se essa sia legata alla crescita intellettiva e allo sviluppo del linguaggio nel bambino e se nell’infanzia del genere umano si debba riscontrare un consimile processo di biforcazione che porterebbe uno stesso trattamento del suono a separarsi in udito fonemico e ascolto musicale (ipotizzando che dire e cantare fossero una volta la stessa cosa, per la citazione roussoiana di Strabone). In verità le due cose, lo sviluppo ontogenetico e quello filogenetico, vanno separate e analizzate distintamente poiché è del tutto arbitrario trattare la mente primitiva come una mente non lateralizzata al pari di quella del bambino. Tutt’al più si potrebbe parlare di una dominanza funzionale e perdurante dell’emisfero ritmico minore nelle comunità tribali con rovesciamento delle funzioni comunicative rispetto alle società linguistizzate.

            In effetti quel che caratterizza il problema della spaccatura lingua-musica è la sua irrisolvibilità. Esso può essere posto, ma non risolto. E per porlo correttamente bisogna ridefinirne continuamente, cioè temporalmente, il quadro compositivo. Ciò è plausibilmente vero perché esso è innanzitutto un problema cosmogonico e secondariamente un problema antropogenetico.

            Per collocare il problema in un suo contesto, consideriamo un passo straordinario estratto dalla Introduzione ai lavori scientifici del XIX° secolo (1808) di Claude-Henri de Saint Simon. Dice questo “utopista”, spesso avvicinato a Fourier:

·      “Le due scienze che servono di base alla filosofia sono l’astronomia e la fisiologia; vale a dire che chi coltiva la scienza generale deve studiare l’Universo nel grande mondo e nel piccolo mondo. L’astronomia è lo studio del grande mondo, vale a dire lo studio del fenomeno Universo su grande scala; la fisiologia è lo studio dell’Universo su piccola scala, giacché il modo più filosofico di considerare il fenomeno dell’intelligenza umana è di considerare il cervello umano come una piccola macchina che esegue materialmente tutto ciò che si fa nell’universo; si può, in una parola, considerare l’universo come un pendolo, e l’uomo come un orologio. Si tratta di due macchine simili pur se di dimensioni diversissime”[AR7] .

            Ora, il modo di questo accostamento fra il cervello-micromondo e l’Universo-macromondo è quel che qui più importa. Considerando che Fourier, estendendo “armonicisticamente” quel progetto di “scienza generale” che si trova in qualche modo enunciato anche in Saint-Simon, introduce nell’analisi del movimento “pendolare” la serialità matematica e le estese leggi della armonia acustica e nondimeno mantiene la relazione micromondo-macromondo, a quale filosofia si deve ritenere conduca tale concezione olistica della Globalità?

            La risposta è molto lineare. Se infatti vi è un continuum fra vibrazioni ondulari macrocosmiche e vibrazioni ondulari microcosmiche o cerebrali, tale continuum è consonante armonico doppiamente corrispondente fra i due cosmi nelle loro reciproche modalità “minori”, acustiche o basse. Consonanza “maggiore” egualmente vi deve essere, anche se in modalità non-composta, come avviene per la sfera “acustica”. La concatenazione continua dei due mondi trova nel cromatismo ritmico una maggiore mediazione, combinando insieme le tonalità comunicative condividibili che poi, lateralizzandosi ed innalzandosi di fase (coordinandosi), si differenziano sino ad apparire come ormai separati segnali logo-fonici, da una parte (emisfero linguistico-umano), e fenomeno fisico-cosmico (onde energetiche), dall’altra parte. Insomma si avrebbe una catena del tipo microcosmomicro-microcosmomacro-macrocosmomicro-macrocosmomacro (mCm-mCM-MCm-MCM).

            In definitiva, nella lateralizzazione cerebrale umana, avremo un Emisfero più microcosmico e un Emisfero più micro-macrocosmico, una mente più umana e una mente più vicina alla natura. Il suono, anzitutto, nel suo essere nella mediazione, rivela e sviluppa questa lateralità fra la sensatezza, comunicativa inter-umana, della percezione fonemica e il non-senso, spesso alterativo ed invasante, della ricezione ritmico-musicale. Lungo questo percorso concatenato le matematiche o le “armonie parlanti” non cessano mai di operare “serialmente” (colori, aromi, suoni) sul continuum della corrispondenza Mente-Universo: l’irrisolvibilità di questa corrispondenza sta nell’essere essa disposta tra due infiniti. Potrei anche dire doppia infinità della parola e del ritmo se non disponessimo della definizione teorematica dei luoghi topici e Atopici  dei modi duali della verità (si riveda il Teorema della verità). Irrisolvibilità che comporta inoltre due tipi di estensioni spazio-temporali più o meno interni o esterni, reversibili o irreversibili, lineari o circolari. Si può però  definire una tale regolarità con una sorta di principio di irrisolvibilità ordinativa, intendendo appunto con Cosmo l’“Ordine” che centralmente sempre tiene in equilibrio il micro e il Macro, e per “irrisolvibilità” il fatto che fra “micromaggiore” e “microminore” di  (Cosmo mente-mente) e “Macromaggiore” e “Macrominore” di  (Cosmo Mondo-Mondo) vi sono due infinità che si modulano serialmente per tutte le volte “infinite” (ma il numero otto è l’unità elementare come si è visto parlando delle Trasformate rapide) che  “Cosmo mm” si compone con “Cosmo MM” secondo una seriazione del tipo:

            .

 

            Il Misterium Cosmograficum del rapporto Mente-Mondo, e della loro “società”, si apre così alla comprensione delle leggi attrattive che governano i corpi anche nella gravitazione “non-materiale”. Leggi sfuggite al calcolo di Newton e di Leibniz, ma ora enunciabili grazie alla concezione della “armonia seriale” basata sulla distinzione compositiva del moto ondulatorio “maggiore” (alte frequenze) e “minore” (basse frequenze). L’orologio umano è in armonia dualistica con il pendolo dell’Universo: verità intuita dalla sapienza antica e sempre fraintesa da chi ha voluto “unificare” la scienza cancellando la più elementare distinzione che la filosofia spontanea abbia suggerito all’uomo (“la verità dell’Occhio non è quella dell’Orecchio”).

            Lo stesso problema della differenziazione della percezione del suono è inscrivibile nella configurazione dello spazio composto “minore” per la serie illimitata del continuum Mente-Mondo. L’udito fonemico permette alla parola di strutturarsi nel tenersi fermo di un capo estremo, tutto “umano”, della corda vibrante del suono che andando verso il capo opposto diviene sempre più ritmicità puramente e infinitamente musicale, puramente ritmo “cosmico-naturale”. Il senso della parola non può non risentire dell’orientamento di quel movimento sonoro ondulare che, al lato opposto della “dimora linguistica dell’uomo” (Heidegger), è negazione della sensatezza dell’udito fonemico e esaltazione della pura matematica del ritmo armonico, “voce divina universale” della lingua degli astri, come Keplero chiamò la sua “matematica musicale”[AR8] .

            Quanto siano interconnesse, per Fourier, le ricerche sulle corde vibranti e le parallele indagini sulla diffusione del calore  si può ora facilmente intuire, considerando che considerazioni assai simili a quelle fatte per lo spazio acustico “minore” si possono fare per quello visivo “superiore”, al quale è egualmente applicabile l’analisi seriale ondulatoria per affinità strutturale con la natura vibrante dello spazio acustico. Questa concordanza, che fra l’altro dimostra in modo inequivocabile coincidenze molto forti con l’intera opera dell’omonimo Joseph Fourier, che si è occupato di entrambi i fenomeni, costituisce l’aspetto fisico della speculazione fourierista ritenuto più stravagante e bislacco dai contemporanei. Una tale indagine rappresenta invece un punto di forza centrale nel Sistema di Charles, nonché una chiara prova dell’affinità scientifica con la speculazione del cugino Joseph.

            Per documentare un tale parallelismo nell’analisi dei comportamenti “cosmici”(si badi bene, macrocosmici e  microcosmici o psichici) dei movimenti della luce e del suono (di cui ci siamo già occupati) devo estrarre alcuni passi di uno scritto, del 1818, Ipotesi speculativa sulla scala composta, come al solito figurativo e allegorico. Questo testo dimostra inoltre come sia utilizzabile un corredo cognitivo classico (la teoria degli elementi, ma qualcuno ci può ritrovare anche san Tommaso e la sua Scala Aurea) per sostenere teorie “rivoluzionarie” e, infine, le tesi centrali della stessa dottrina sociale armonica. Scrive dunque Charles:

 

“Ognuno acconsente che si parta da un giusto dato, l’essenza composta dell’uomo, ovvero l’unione del corpo e dell’anima; le opposte idee materialiste sono talmente discreditate da non meritare neppure un punto d’attenzione. A partire da questo principio dello stato composto dell’uomo, ultimo anello degli esseri in armonia con Dio, noi, onorati della conoscenza di Dio, correggiamo innanzitutto  gli errori che si accreditano su Dio, che è l’altro estremo della catena; e se vogliamo speculare su di una scala di esseri composti, degnamoci d’accordare questo titolo a Dio che è il termine della scala. ... Quale ridicola definizione ce ne dà invece la scienza: un puro spirito privo di materia. Sarebbe l’unione con la materia un ostacolo all’intelligenza? Al contrario, vediamo ch’essa ne è la condizione, poiché la nostra intelligenza è in piena attività solo quando il nostro corpo materiale è in piena salute. Accordiamo dunque a Dio un corpo come a noi stessi, senza la qual cosa Dio non sarebbe più un essere composto, e non vi sarebbe alcun modo di concepire una scala composta di esseri poiché terminerebbero all’altra estremità ad un semplice centro (“qui aboutiraient à un foyer simple”), ad un capo di natura inferiore alla loro. Se Dio non è un essere composto, le creature inferiori, triniversi, biniversi, universi, turbini planetari saranno dunque degli esseri altrettanto semplici; non vi sarà che l’uomo ad essere composto, e sarà un essere incoerente per il fatto stesso che sarà il solo ad essere composto; inoltre, egli sarà il vero capo dell’universo poiché egli soltanto avrà la facoltà d’essenza composta di cui non godrebbe la stessa divinità. Tante assurde conclusioni derivano tutte dal volersi allontanare dall’unità negando che Dio e l’uomo, che rappresentano gli estremi della scala, sono identici in proprietà e in essenza, entrambi provvisti di un corpo e di un’anima al pari, egualmente, di tutte le creature intermedie.

Allora! Qual è dunque questo corpo di Dio? Non è difficile scoprirlo: esso è il fuoco, che è stato scambiato per uno degli elementi e che è cerniera (“foyer”) d’elementi cardinali ... il fuoco, dico, è corpo di Dio, poiché è evidentemente Dio in azione. Senza il fuoco, tutto è passivo nell’universo, vi sarebbe solo morte e letargia ...  Ebbene! Non si toglierebbe nulla a Dio chiamando un sole padre dell’universo, poiché Dio opera corporalmente sull’universo materiale, ch’egli compone e decompone, attraverso il fuoco e i centri focali chiamati soli ... Noi - gli uomini - siamo i più piccoli, gli ultimi ai quali sia attribuito l’uso del fuoco; gli animali ne sono privati poiché non avendo le 12  passioni radicali non sono unitari, identici nell’anima, con Dio, né devono poter usare del suo corpo.”

 

            E, dopo queste considerazioni sull’energia-fuoco, questa precisazione sulla teoria sociale derivante dalla messa in corrispondenza dei due estremi della catena energetica, Dio e Uomo, si aggiunge:

 

“Ho classificato la coppia umana come il livello zero, o transitivo, poiché essa è solo il germe dell’uomo integrale che esige 810 caratteri attivi ... L’ignoranza di questa regola ha messo fuori strada tutti coloro che hanno riflettuto sulla detta scala; essi cominciano i loro calcoli dall’individuo, che è un’essere essenzialmente falso, perché non può né da solo, né in coppia operare lo sviluppo delle 12 passioni, poiché esse formano un meccanismo da 810 tasti e complementi. Dunque è dal turbine passionale che ha inizio la scala e non dall’uomo individuale che è solo embrione e particella dell’uomo integrale, così come un’ape non è che particella dell’alveare, o meccanismo passionale delle api.”[AR9] 

            La metamorfosi dell’uomo da verme in Dio per “partage de puissance” con l’unità cosmica di questi richiede, dunque, la piena messa in opera del meccanismo attrattivo e della piena disposizione composta dell’anima (passioni) e del corpo (fuoco-energia) di Dio da parte dell’uomo. Il compito cosmogonico dell’uomo è proporzionale solo a quello di Dio stesso, ed è manifestato massimamente dalla “immensa predilezione di Dio per il bambino armonico, chiamato l’uomo”.

 

 

            Quanto fossero eversive le ricerche sulle corde vibranti e sulla diffusione dell’energia lo dimostrarono i due Fourier (Charles e Joseph), sigillandone il senso nella più stravagante alleanza “armonico-attrattiva” che si potesse concepire (o solo immaginare?), nell’intento di descrivere sia l’Uomo sia il Mondo, in un progetto però enormemente prematuro, per un’epoca dominata dalla ossessione antropocentrica di una  Ragione impegnata nella ricognizione e delimitazione del territorio sensato su cui l’Intelletto fosse legiferante, come dice Kant, e non relativo.

            Che Charles si fosse mosso lungo una via di indagine che Cartesio si era invece preclusa a priori, in conformità al principio di dicotomia estensione-pensiero, lo si può capire facilmente leggendo questo articolo (il trentaduesimo) delle cartesiane Passioni dell’anima, opera tarda in cui Cartesio riassume il suo sapere su “tutta la natura dell’uomo”. Dice dunque Cartesio, sbagliando genialmente come mai:

·      “La ragione che mi convince del fatto che l’anima non può risiedere, considerando tutto il corpo, se non in questa ghiandola (l’ipofisi), dove essa esercita immediatamente le sue funzioni, sta nella constatazione che le altre parti del nostro cervello sono tutte duplici (“toutes doubles”), allo stesso modo per cui abbiamo due occhi, due mani, due orecchie, ed infine tutti gli organi dei nostri sensi esteriori sono doppi; e poiché noi possediamo una unica e semplice idea (“pensée”) di una stessa cosa nello stesso tempo, bisogna necessariamente che vi sia qualche luogo in cui le due immagini che provengono dai due occhi, oppure le due altre impressioni che provengono da un solo oggetto attraverso i duplici organi degli altri sensi, possano unificarsi prima di pervenire all’anima, di modo che essa non si rappresenti due oggetti invece di uno”[AR10] .

            In queste poche righe si trova enunciato il criterio sul quale si costruisce il principio della unità della mente: la necessità che impone all’idea di non essere essa stessa duplice come tutto ciò che invece partecipa della corporalità è una necessità “matematica”. Cartesio, su questo punto, è sulla stessa posizione di Platone. Fourier, contrariamente a Cartesio, mette invece il dualismo fisico-“sensoriale” al centro della sua riflessione sull’uomo: la dualità topica dell’uomo non è cancellata (fisiologia cerebrale insegnandolo - vds. Gall, Cuvier) dalla dicotomia corpo-anima, o dal dualismo res cogitans - res extensa, giacché questi due dualismi (mente-corpo e sinistra-destra) sono trasversali o obliqui l’uno rispetto all’altro, quindi non si escludono vicendevolmente. Due dualità, inoltre, addizionandosi fanno QUATTRO: l’unità fourieriana, ben diversamente dall’unità cartesiana, nasce soltanto dalla combinazione di questa quadruplice radice originaria dei luoghi antropologici. Quindi la stessa “mente” eredita quel dualismo che è in tutto l’uomo. Si può dire, anzi, che vi è una mente solo perché vi sono due menti nello stesso soggetto, come vi sono due occhi, due orecchi, due mani, due lati, eccetera.

            Come abbiamo visto un uniteismo, passione sintetica di dodici passioni, c’è anche in Fourier: una Mente unitaria appartiene anche all’uomo per via della unità dualizzata che è nella fisicità cosmica. L’unità mentale è quindi solo nella intenzionalità ricompositiva, nel finalismo che spinge l’uomo, destinato alla duplicità integrale, alla volizione uniteistica di quella Unità che dietro il dualismo è nel Cosmo Uno della Realtà. La via del Due raddoppiato tende all’Uno ma non perviene mai alla meta, pur se produce l’illusione della unità rappresentativa di cui, sopra, parla Cartesio. Più l’uomo vuole l’unità più ottiene una divaricazione e un ampliamento della sua dualità bipolare.

            In questo spazio che si apre è quindi possibile l’Armonia, intesa come vera e propria strutturazione sinfonica di un distanziamento minus-maior che si produce per forza di un trasversale movimento “storico”, determinato dalla forza progressiva dell’Unità universale.

 


                Note a MATERIALI 7

 

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 [AR1] Si tratta in verità dell’opera di Ancillon, in cui si analizzano le tesi filosofiche di Kant, Fichte e Schelling. Cfr. C. Fourier, Détérioration materielle de la planéte, in “La Phalange”, dicem. 1847, p.532. Qui Fourier dice: “On n’a pas même songé à rechercher comment on pourrait appliquer la raison divine, c’est-à-dire les mathématiques, aux édifices passionnels et sociaux” (p. 533). Questa equivalenza fra matematica e ragione divina è centrale nel suo pensiero, e lui non la ritrova minimamente nei contemporanei filosofi tedeschi, neppure in Schelling che più volte gli è stato avvicinato, in particolar modo da F. Engels.

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 [AR2] Documento maggiore della sua simpatia, la bella Ode à Charles Fourier, in Signe ascendant, Paris, Gallimard, 1968, pp. 98-115. Breton saluta in Fourier colui che “ha compreso che lo stato surcomposé o sovra-mondano dell’anima (che non si tratta più di riportare nell’altro mondo ma di promuovere in questo) doveva intrattenere delle relazioni più strette con lo stato semplice o infra-mondano, il sonno, piuttosto che con lo stato composto o mondano, la veglia, che è intermediario fra i due”, ivi, p. 112.

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 [AR3] Di se stesso: “Il (y) est de ces hommes qui par instinct sont en découvertes scientifiques ce qu’un animal est en investigations matérielles, où il se montre si supérieur à l’homme”, Manusc. Côte 9, cahier 10, p. 132.

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 [AR4] Cit., in La Phalange, t. 7, p. 418. Fourier, per questi interessi, non si allinea però con le analisi degli “ideologi” che critica a più riprese. Dice ad esempio: “I sottili analisti del pensiero sono molto simili ad un uomo paralizzato nei piedi e nelle mani che eccellesse nella spiegazione  del gioco dei muscoli. Gli si dovrebbe auspicare un recupero pari alle sue conoscenze! Un consiglio simile merita anche il nostro mondo civilizzato: si preoccupasse meno dell’organo del pensiero, della meccanica delle idee, e si ingegnasse a far nascere dei pensieri utili, delle idee capaci di porre rimedio all’indigenza e alla furberia, inverecondi risultati della nostra ingannevole perfettibilità. Benpresto una nuova via si aprirà per la scienza e si resterà molto confusi della iattanza della nostra epoca.” (Manuscr. Côte 9, cahier 23, p. 27).

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 [AR5] Cfr. A. Luria, Come lavora il cervello, cit., pp. 52-77. Paul D. MacLean, Evoluzione del cervello e comportamento umano, Torino, Einaudi, 1984, pp. 74-103.

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 [AR6] Cit., pp. 151-2. Il Luria cita numerosi lavori di neuroanatomisti che hanno studiato le connessioni complesse che caratterizzano le aree cerebrali che presiedono alla formazione del linguaggio per le associazioni ad aree particolari che permettono di riconoscere i tratti fonemici su cui sono costruiti i suoni linguistici.

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 [AR7] Ripubblicato in Oeuvres di Claude-Henri de Saint Simon, tome I, dagli ed. Anthropos, Paris, 1966, pp. 80-81. Qui Saint-Simon sintetizza, con genio personale, quella che era allora l’ideologia scientifica corrente fra i “politecnici”. Si vedano anche le pagine che Auguste Comte, in un certo modo ereditando la problematica, dedica alla analisi critica dell’opera di Gall, in Système de politique positive, tome I, Paris, 1851, (pp. 689-736, ediz. 1929). Comte, fra l’altro, vi riformula quella che lui chiama legge d’intermittenza nel funzionamento alternato delle due parti o due metà sinistra e destra proprie del cervello come di ogni altro “apparecchio animale”. Specifica inoltre l’apprezzamento fondamentale, soprattutto morale, per il quale “la regione cerebrale preponderante può e deve funzionare sempre per alternanza simmetrica” (p. 690) e compensazione. Però più avanti egli stesso ritrova nei due cervelli laterali i luoghi delle preponderanze degli istinti altruistici o egoistici (doppiezza morale dell’animale esaltata nell’uomo), dando così dignità positiva, e centralità cognitiva nella “scienza generale”, ad una vecchia dicotomia angelico-satanica tutta interna ad una certa problematica religiosa che, in fondo, accetta unicamente il dualismo bene-male. Il Comte si era già occupato diffusamente dell’opera di Gall e di Spurzheim nel Corso di filosofia positiva (t. III - 1838 - Oeuvres, cit., vol. 3, pp. 631-664).

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 [AR8] Una tradizione vuole che l’unico libro posseduto e ampiamente annotato da Fourier fosse l’Harmonices Mundi di Keplero.

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 [AR9] Oeuvres, cit., tome XI, pp. 316-321, pubblicato in La Phalange, volume IV, 1848. Le sottolineature sono mie. Sul “doppio corpo”, aereo e solare, pertinente l’anima umana, e sulla dinamica dei 5 elementi (terra, aria, acqua, aroma e fuoco), cinque come i sensi, si veda anche la Théorie de l’unité universelle, cit., t. I, pp. 190-2.

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 [AR10] Les passions de l’âme, cit., p. 90. Nella cosmologia di Restif de la Bretonne, certo non ignoto a Fourier, si stabilisce una singolare corrispondenza fra il cervello-Dio e il cervello-Uomo: in mezzo vi è l’Universo. Ma il pensiero molto approssimativo di Restif non può esser stato assai influente per la filosofia del nostro Charles. Cfr. Restif de la Bretonne, Philosophie de Monsieur Nicolas, Paris, 1796, 3 voll. Più interessante un accostamento alle posizioni di Antoine Fabre d’Olivet (1768-1825), musicista e filosofo, autore oltre che del De l’Etat social de l’Homme (1822), di un originale  Notions sur le sens de l’ouïe. Ed è sulla scia di Fabre d’Olivet che Artaud sostiene che “se l’origine dei suoni è duplice, tutto è duplice”, e che “il mondo lungi dal discendere da un solo principio è il prodotto di una duité combinata” (Héliogabale, in “Oeuvres complètes”, vol. VII, Paris, Gallimard, 1967, p. 140).