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 Perché vi è più sapere nell’"utopia" di Charles FOURIER che nella scienza di René DESCARTES? 

 Il sapere della scienza cartesiana si costituisce sulla esclusione della sensorialità dalla sfera definita dal cogito. Costruito intorno ad un pensiero senza corpo e senza passioni, il soggetto della scienza razionale cartesiana si affida prevalentemente ad un sistema di segni "mappato" entro le connessioni che collegano lo spazio visivo e quello tattile. In questa precisa linea resta quindi tracciata la strada che alla sensorialità è riservata per dare espressione alle sue forme. La classica forma umanistica di coalescenza analogica fra immagini visive e simboli acustici esce del tutto stravolta da questa operazione di riscrittura dei confini della territorialità corporea e del senso del mondo. Vedere ed udire divengono strumenti non coordinati di una sintassi sensoriale che perde senso e vede crollare la propria architettura.

    Muovendosi in maniera del tutto opposta rispetto a Descartes, Charles Fourier va letto come l'architetto di un nuovo edificio/corpo in cui l'uomo possa abitare facendo fiorire nuovamente i suoi sensi nella pluralità delle grammatiche passionali. Ritrovare il significato della modularità fra mondo dell'occhio e mondo dell'orecchio vuol dire quindi associare anche due verità e due forme di conoscenza (una Bi-scienza) che non possono essere ricondotte entro una logica del tutto assoggettata alla centralità del soggetto cogitativo ego-videocentrico di stampo cartesiano.

 

  

      Charles FOURIER - La passione della verità e la verità delle passioni:  una grammatica della sensorialità. Un misterioso "teorema" che ne rivoluziona l'interpretazione.

   Durante il Sessantotto si riscoprì in Charles Fourier il pensatore che aveva precorso il tema della contestazione globale e della “immaginazione al potere”, teorico del socialismo libertario, dell’associazionismo federativo e dell’autogestione cooperativa. Si scoprì in lui anche l’antesignano della “rivoluzione sessuale”, della emancipazione della donna e di una eco-filosofia ambientalista. Allora, molti grandi intellettuali francesi si sono, direttamente o trasversalmente, interessati al suo sistema di pensiero.

   Questa renaissance non ha però sortito l’effetto di portare fuori dall’ombra il senso più profondo della sua opera, anche se ha concorso a correggere molti luoghi comuni che, dentro il marxismo, avevano contribuito a banalizzarne il pensiero. Un lavoro lungo ha richiesto la decifrazione di uno strano e misterioso Teorema dell’uso integrale della verità che Fourier ha nascosto nel corpo stesso della sua opera-labirinto, con una tecnica particolare di crittografia: ha scomposto il «Teorema» in tanti pezzi, sparpagliandoli in modo sistematico nei suoi scritti. Ne ha fatto un rompicapo. Inoltre ha usato un linguaggio allegorico e figurativo nella esposizione di alcuni aspetti centrali del suo pensiero. Vedremo come e perché lo abbia fatto. Non voglio anticipare ciò che richiede una certa progressione, ovvero una sorta di iniziazione.

    Ho trattato questo «teorema della verità» come un oggetto filosofico molto complesso, partendo già dalla lettura della sua doppia scrittura, matematica e insieme poetica. Rendere emotiva e passionale la matematica rendendo insieme algebrica la poesia: questa è la strada impervia che il «Teorema» intendeva tracciare. Unire la forma del calcolo rigoroso con ciò che vi è di più insondabile, misterioso ed aleatorio, era una maniera trasfigurata per trattare il tema del rapporto ordine/disordine, visibile/invisibile, certezza/incertezza. E comunque, attraverso l’interpretazione di questo teorema ho ricostruito il filo di una ricerca singolare e profonda sul tema del doppio mondo dell’Occhio e dell’Orecchio, ovvero sul fenomeno della sinestesia o delle percezioni sensoriali multi-crociate. Ricerca che rappresenta il cuore di questo "pensiero a due facce", doppio in tutte le pieghe della sua singolare tessitura.

 

  

     

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