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  > Indice del volume

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 > À propos de la science-utopie de Charles Fourier

 

> chiarimento sulla tastiera passionale in fourier

 

 > Fourier vs Descartes

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Intervista-dialogo su "Il doppio mondo dell'occhio e dell'orecchio" (senza senso è la semiologia, a guardare oltre), seguito da:

*Fourier geometra di nuove mappe della sensibilità

*Evoluzione sensoriale e sinestesia

 

registrazione della presentazione:

 

 

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Presentazione de Il Doppio mondo dell'Occhio e dell'Orecchio

In un luogo "Altro" è scritto (anche da me):

"L'occhio non è dentro la mente, anche se non ne è fuori. L'occhio ha a che fare con la fenomenicità della luce in modo diverso da quelle aree cerebrali che consentono la "visione finale". Sono gli occhi che rovistano nella caoticità del mondo fenomenico, anche se a noi sembra il contrario perché immaginiamo erroneamente l'esistenza di un ordine formale posto esattamente fuori-dagli-occhi. Pensare con gli occhi è quindi un pensare più prossimo alla fenomenicità del mondo. Gli occhi lavorano il reale e sul reale con una laboriosità che è molto simile a quella delle mani di un artigiano.

   Siamo quindi noi stessi, tramite lo sguardo, a imporre un ordine formale visivo allo spazio rappresentativo, sovrapponendo ordine a disordine, immagine a confusione, geometrie a caos. Noi spalmiamo ordine sulla realtà come si trattasse di burro sulle fette biscottate. Quest’operazione rende a noi possibile la leggibilità del mondo che altrimenti resterebbe del tutto incomprensibile. Senza ordinamento visuale, il mondo, mancando di etichette e d’indicatori formali (scritture), sarebbe simile a un’immensa discarica di materiali caotici. Gli occhi amano quindi l'ordine e la bellezza, che cercano in ogni cosa anche a costo di illudersi e di perdurare nell'Inganno di cui sono corresponsabili, insieme alla mente con cui sono, pur sempre, in rapporto d'affari.

   Tutto ciò sembra semplice a decifrarsi, ma non lo possiamo fare se non servendoci della parola. Ora il suono è sia prima che dopo l'atto visivo. In questo intreccio trova la sua dimora la dualità fra mondo dell'occhio e mondo dell'orecchio ..."

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 La differenza fra mondo dell’occhio e mondo dell’orecchio caratterizza, sin dalle sue origini, la cultura occidentale. L’interpretazione di questo «dualismo percettivo» è posta al centro di questo testo, con l’intento di ricostruire non solo il problema cruciale del rapporto immagine/parola, ma anche una serie di questioni ad esso collegate: la logica del senso, la modalità di enunciazione della verità o la grammatica della sensorialità in senso più generale, il valore delle percezioni sinestetiche nelle arti pittoriche e musicali.

 Vengono messi a confronto tre modelli di percezione del mondo, ovvero tre visioni del mondo che fanno capo anche a tre autori emblematici:

Charles de Bovelles, René Descartes e Charles Fourier.

  Più precisamente si propongono:

   1. Una lettura molto orientata dell’estetica umanistica viene proposta attraverso l’analisi del pensiero "oculo-visivo" di Bovelles (e, in contrappunto, di Leonardo), in modo da collegare la concezione classica alle sue lontane origini greche.

   2. Una rilettura della rivoluzione cartesiana nella concezione dell’ottica, introduttiva alla moderna teoria della percezione, basata su un rapporto privilegiato vista-tatto. Parte essenziale di questa reinterpretazione è un corposo riferimento critico alle lettura che Merleau-Ponty e Lacan fecero del rapporto fra cogito e "scienza dei segni".

   3. Nella terza parte, vengono discussi i limiti e la "crisi" di questa concezione meccanicistica, ancor oggi dominante in una parte del mondo scientifico, congiuntamente all’emergere di un modello percettivo senso-corporeo “modulare” e sinestetico, di cui si è cercato di restituire l’originalità. La cultura francese della prima metà dell’Ottocento è il territorio di questa indagine, che ruota intorno al pensiero di Charles Fourier: un Fourier in parte inedito (come teorico della grammatica dei sensi e della meccanica passionale), che viene riletto fuori dal suo alveo interpretativo tradizionale, grazie ad un lungo lavoro di ricostruzione e di indagini archivistiche.

   L’insieme degli argomenti teorici sviluppati lungo tutto il testo sono stati ripresi e discussi nell’ultima parte, alla luce delle più attuali riflessioni e scoperte nel campo percettologico, fenomenologico ed estetico (produzione della verità) al problema del dualismo percettivo audio-visivo, anche per la questione del rapporto immaginario/simbolico.

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   Pur se in modo sfumato, la differenza fra l’approccio psicologico e quello fenomenologico al problema della «costituzione del soggetto» è stata sempre tenuta nell’attenzione argomentativa. Nell’introduttivo "Perché si può parlare di Due mondi e di una doppia forma della percezione" si propone un vademecum che serva ad orientare la lettura. Lo stile dell’esposizione, pur rispettando la complessità degli argomenti, è esemplificativo, nel tentativo di facilitare una sorta di viaggio iniziatico attraverso il territorio della sensibilità e delle grammatiche passionali, alla scoperta di molti aspetti del mondo dei sensi e della fenomenologia percettiva, che sono restati spesso confinati in discussioni specialistiche.  Ciò non esclude, comunque, che alcune tesi filosofiche forti, in parte innovative, emergano da questo lavoro di tessitura critica.

   In particolare nel nodo che collega la specificità del discorso filosofico (produzione della verità) al problema del dualismo percettivo audio-visivo, anche per la questione del rapporto immaginario/simbolico. Vengono discusse in questa chiave alcune delle tesi centrali del pensiero di Jacques Lacan.

 

 

  Ultimo aggiornamento aprile 2015

 

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