Dialogo uno sulla scrittura e sulla teoria

 

 

 

 

Istruzioni per l'uso.          

Questi dialoghi sono ambientati in un luogo imprecisato e in un tempo indefinito. La scena in cui si collocano i personaggi è irrealistica poiché la dilatazione del tempo storico rende evanescente il quadro narrativo. L'obiettivo è quello di dilatare il presente sino a renderlo circolare, come se uomini del sesto secolo avanti Cristo potessero essere contemporanei di chi vive nel ventunesimo.

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Dialogo due sulla bellezza e sulla verità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Un uomo dotto che leggendo un libro si fa fiore e frutto ... "

 

 

 

 

Dialogo due sulla bellezza e sulla verità

 

 

In una giornata ventosa di primavera il sole stava tramontando. Ormai la luce solare filtrava attraverso i filari di platani che chiudevano l'orizzonte. In quel momento due uomini discutevano con grande familiarità del fatto che il sole tramonta ogni volta in modo diverso. I due erano in un rapporto di discepolanza. L’Allievo chiese al Maestro, ad un cero punto, se il mondo che gli occhi vedono è o no il vero mondo. Il Maestro, guardando negli occhi l’Allievo, chiese cosa egli intendeva dire con la parola "vero". Quindi, dopo un breve ma intenso silenzio, domandò all'Allievo se le sue orecchie potevano giudicare di ciò che i suoi occhi vedevano. Poiché questi non rispondeva e prendeva tempo cercando di riflettere sulla questione, il Maestro concluse in modo breve:“Prima di poter vedere la verità bisognerebbe quindi poterla dire. Cosa che tu non sembri ora in grado di fare!”.

 L’Allievo non restò zitto. La bellezza del tramonto non poteva cancellare il senso delle parole del Maestro, e così rispose: “non è forse evidente che noi avremmo anche potuto tacere e non dire nulla dello spettacolo che ci viene offerto dalla vista, senza togliere niente alla dignità dell’immagine e alla sua consistenza? Perché mai dovrei dubitare dell'esistenza del sole?

   Il cerchio del sole ora sminuisce e quindi scompare. - rispose il Maestro - Dove va il sole quando non è più nel cielo? Tu forse pensavi già con quali parole colmare la sua assenza. I tuoi occhi hanno mostrato la tua solitudine con il rumore della tua domanda. Cosa hai chiesto veramente? Domandati se io posso dare una risposta ai tuoi occhi se neanche tu ne conosci il linguaggio.

   Ma io spesso chiedo a mio padre quel che fa mia madre - rispose ingenuamente l'Allievo

   L’occhio e l’orecchio non sono una coppia che parlano la stessa lingua.  – disse ancora il Maestro – Neppure abitano nello stesso luogo e sempre competono come volessero disputarsi il primato nella genitura. Tu impara a guardarti dalle loro insidie perché da entrambi vengono doni avvelenati che neppure gli dei sanno distinguere dal cibo che solo porta sempre salute. Opportunamente i primi dossografi si accontentarono di scrivere semplici impressioni visive come fa, per le Gesta di Agamennone, Omero quando scrive: l’auriga frustò i cavalli belli criniere verso le concavi navi; e quelli volarono ardenti, coperti il petto di schiuma, di sotto inondati di polvere [segue silenzio]. Così con gli occhi si rivedono nelle parole gli stessi destrieri che furono sotto Troia. Noi chiamiamo poesia questa evocazione dell'assente ottenuta tramite la magia delle belle parole.

 Ti avevo già detto - continuò il Maestro - che la bellezza visiva può essere descritta e rappresentata già dal suo più semplice apparire come se essa parlasse immediatamente. Ti ho spiegato che ciò che vale per la bellezza non vale per la bruttezza. È infatti più facile da percorrere la via che dalla bellezza porta alla verità. Cosa che sapevano bene gli antichi. Il contrario deve dirsi per la via che dalla bruttezza porta alla verità. Non solo perché la bruttezza è più difficile da amare del suo contrario. Ciò che è bello per l'occhio conduce naturalmente a ciò che è bello per l'orecchio. Per questo motivo l'arte visiva  apre anche la porta di quel santuario in cui si custodiscono i segreti dell'armonia musicale. Se la bellezza non fosse traducibile in forme differenti e varie, allora essa non potrebbe neppure essere descritta, scritta e parlata nella forma vocale. La scrittura può quindi dirsi il luogo della coabitazione dell’Occhio e dell’Orecchio, e la casa di questo sodalizio è il Libro. Il libro è sempre stato un duplicato di qualcosa che, proprio perché assente, era più che presente sia nello spazio che nel tempo. Per questo motivo siamo anche giunti a pensare che il Libro vale in verità più del Mondo che a noi umani è dato osservare naturalmente.

   - Quindi quando il sole tramonta - disse l'Allievo - apriamo un libro per sapere dove si trova il sole durante la sua assenza dal mondo”.

   - Non apriamo un libro, ma apriamo la mente che è, in questo caso, un sinonimo del libro. Rispose il Maestro, che intanto aveva realmente aperto un vecchio libro di geografia che custodiva in una tasca della sua giacca. Vedi questo "Cosmorama biblico" che mi porto dietro da ieri, i filosofi tedeschi l'avrebbero definito con il termine didattico di  “bildende Weltanschauung”. Per indicare che nella rappresentazione del mondo si deve anche includere la “teoria”, o l' idea del mondo. Non vi è mondo senza la sua duplicazione rappresentativa. Non vi è mondo senza libro che narra del mondo. Potrebbe sembrare assurda questa affermazione, se ragionassimo in termini puramente quantitativi o fisici. Ma rifletti in modo opportuno, per capire il rapporto mondo-libro, su ciò che lega la presenza all'assenza e, al contrario, l'assenza alla presenza. In questo modo arrivo a concludere che mondo e libro sono in un rapporto che è simile a quello che esiste fra la chiave e la serratura. Il libro funziona come 'chiave', il mondo come 'serratura'. Il fatto drammatico è che la formazione, o l'educazione al libro, è spesso una deformazione o una distruzione di mondo. Meglio ancora, cancellazione di mondo: nel senso esatto del mettere il mondo dietro un cancello. Senza però escludere dal senso da dare alla cancellazione del mondo il significato più corrente del termine, cioè quello di cancellare, far scomparire, "erase". Questa cancellazione [enfasi] inclusiva avviene quando ci occupiamo troppo del libro-chiave, dimenticando l'importanza della serratura-mondo.

   - Sai come io abbia a cuore - continuò il Maestro - la necessità di salvaguardare l'originalità del mondo quando si legga o si scriva un libro. Questa preoccupazione nasce dalla consapevolezza che il "vero mondo" si trova solo dietro la serratura che la chiave ora apre, ora non apre. Il mondo non può essere scritto, anche se, per essere mondo, esso richiede una scrittura e quindi una serratura. Tutti i libri del mondo non possono restituire neppure la più pallida idea del mondo vero. Eppure, il mondo è esso stesso scrittura. Vale a dire che non vi sarebbe mondo senza una porta-cancello, senza una serratura, senza una chiave. Il mondo è una serie infinita di porte, con infinite serrature e infinite chiavi. Ebbene, questa è l'essenza della buona teoria che tu devi apprendere, se vuoi crescere sulla strada retta della conoscenza ed arrivare alla comprensione sia del mondo che del libro. Il mondo si percepisce tramite i sensi. Il libro si comprende anche senza che vi sia una sensibilità fenomenica attiva. Per questo motivo percepire il mondo è più-che-capire-libri [enfasi]. Ancora una ragione per pensare il libro e la teoria come parte del mondo e non il contrario, come vanno professando le cattive religioni che fanno della scrittura l'origine di ogni cosa. Quelle religioni che, con spirito settario, aggiungono errore a errore quando ritengono di possedere, esse soltanto, l'unica chiave che apre la serratura-mondo. Dimenticano che il mondo ha infinite porte e infinite chiavi. Di questa infinità bisogna ammirare sia la bellezza sia la necessità. Insisto sul concetto di necessità, perché il mondo per essere mondo ha bisogno di ognuna di queste innumerevoli chiavi, così come il numero non può essere mancante delle serie infinite dei numeri. Necessità e bellezza del mondo nascono dalla combinatoria rinnovata senza fine di chiavi, numeri, lettere, note. Così vado ripetendo da anni, da molto prima che ci conoscessimo.

   - Noto però che non avete perso la disposizione dialettica a fare discorsi che vanno contemporaneamente in direzioni opposte. Mi avete portato dentro un mondo che è insieme sia una tipografia che una ferramenta. Poi mi dite che il mondo non è né l'una né l'altra. Avete mai pensato di aprire una libreria in cui non vi sia alcun libro, ma solo mappamondi e chiavi di ogni tipo? Disse l'Allievo, dimostrando di apprezzare la disinvoltura con la quale il Maestro aveva liquidato il problema del primato della scrittura sulla percezione sensoriale attiva, cioè sulla 'cognizione del mondo'. Termine che usava appunto il Maestro per indicare l'insieme di tutte le cognizioni possibili e necessarie perché si desse senso-del-mondo, ovvero 'presenza conclusa', o 'pienezza della comprensione'. Termini non equivalenti fra loro, ma che, tutti, portavano luce nel chiarire un preciso fatto. E cioè che, nell'esaltazione degli stati vitali, la percezione del mondo non può tradursi in scrittura se non per influenza di una malattia auto-degenerativa o di una debolezza che la forza stessa del vivere porta dentro di sé, come una sorta di dannazione esistenziale. Forza del destino tendente alla auto-consunzione, all'invecchiamento e alla cristallizzazione delle termicità caotiche ed esuberanti dei momenti estetici dominati appunto dalla pienezza sensoriale.                                                   "Il fiore appassendo prepara la comparsa del frutto. Così avviene per la vita in rapporto alla scrittura. Quando appare la scrittura, un ciclo è finito e l'origine non può più essere restituita se non attraverso il decadimento e la corruzione." Queste ultime parole le aveva scritte appunto il Maestro introducendo la sua opera più matura e più nota, «Sulle cose da fare per tradurre la sconfitta in successo. Consigli per invecchiare bene dedicati anche agli scalognati». Questo libro, benché poco accademico, veniva considerato inoltre come una utile introduzione alla lettura di Hegel. Anche l'Allievo aveva scritto un libro breve e spiritoso, pubblicato da un editore londinese alcuni anni prima. "Tepefaction today" era il titolo di quest'opera prima. Trattava della tiepidezza e del tepore considerati come stati d'animo specifici, caratterizzanti della vita interiore dell'uomo post-industriale. Ne aveva vendute solo una decina di copie, e, dal quel momento, aveva smesso di scrivere. Si era rimesso a studiare.

 

©doppiomondo.net ׀gennaio/maggio 2009׀