DIALOGO TRE sulla simmetria

 

 

 

 

La luce cammina, in direzioni opposte

 

 

 

 

LUX  PROGRESSIT  INDOMITA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dialogo quattro sul senso

 

 

 

 

  Da alcuni giorni il Maestro aveva accolto nella sua casa un conoscente che non vedeva da molti anni. Albert aveva trenta anni e godeva di ottima salute. Durante tutto questo tempo, Albert aveva fatto per ben due volte il giro della terra. Una volta da occidente verso oriente, un'altra volte da oriente verso occidente. Albert raccontava spesso dei suoi avventurosi viaggi e si era vantato di queste imprese "traslocative" anche con l'Allievo, il quale gli aveva però obiettato che, secondo il suo parere, i due giri del mondo si  erano reciprocamente annullati. Utilizzando argomenti logici si poteva infatti sostenere Albertpur non restando fermo, non aveva mai percorso la circonferenza della terra. Neppure una volta sola.

   Sorse così una disputa che si protrasse a lungo. L'Allievo insisteva sul concetto di somma: "Sommando più uno con meno uno, il risultato è zero. Se io faccio un passo a destra e quindi un passo a sinistra, mi ritrovo nello stesso punto e non mi sono mosso affatto. Se faccio un milione di passi in direzioni opposte, cambia solo la misura ma non la sostanza. Bisogna dunque rompere l'equilibrio spaziale per uscire fuori da questo cerchio in cui si contiene ogni forma di moto pendolare, ciclicamente ripetuto in direzioni opposte".

   "Vedi - disse il Maestro ad Albert - che avresti fatto meglio a non tornare sui tuoi passi e a tenere una via sempre retta anche se corta: io per conto mio mi muovo poco e lo faccio sempre in modo da non percorrere in senso inverso una via che ho conosciuto per il verso contrario. Così allungo il mio cammino anche se cammino poco."

- Volete dunque dire che ho consumato invano le suole delle mie scarpe?

- No! Non invano, ma con grande e dispendiosa industria che avresti potuto usare meglio per curare te stesso e la tua famiglia. Ti sei mosso in uno specchio logico, conducendo i tuoi passi in uno spazio mentale dal quale tu non volevi mai uscire. Hai pensato di aver girato due volte il mondo, per non camminare mai veramente nel mondo!

- Imparerò da voi - concluse Albert - e non mi muoverò più da qui. Vorrà dire che sarò per sempre vostro ospite!

- Anche qui ti sbagli - rispose il Maestro - giacché tu non sei mai stato ospite né mio, né di qualcun altro. Ma ti dobbiamo ringraziare perché, con i tuoi viaggi simmetrici hai permesso a noi di restare fermi. Ora pensiamo a cenare.

- Ma se abbiamo già cenato ieri sera! Perché dovremmo ripetere - intervenne Albert - una seconda volta qualcosa che abbiamo già fatto? Perché non applicare anche al tempo quella regola che voi volete applicare allo spazio?

Non ti ho mica detto di non camminare - rispose divertito il Maestro -. Ti ho solo consigliato di non invertire la via che i tuoi piedi percorrono quando sembrano orientati in una certa direzione. Più che di temporalità, il nostro è un problema di direzione o di "verso". Quando il cibo scende lungo il canale esofageo, la strada che esso percorre è sempre la stessa, ed è meglio così, per evitare di vomitare ogni sera dopo il pasto. La direzione del verso definisce una costanza non oscillante nella deglutizione alimentare ed è fonte di mantenimento e quindi di salute. Dico bene?

Di fronte a questa domanda Albert sembrava interdetto, per cui restava zitto. Perciò il Maestro continuò nel suo discorso. Bisogna tornare a riflettere - disse perciò il Maestro in modo quasi dottorale - su quei quattro problemi elementari che misi al centro di un breve scritto che dedicai, una decina di anni fa, alla "Filosofia dello sputo". Stranamente l'argomento era stato  trascurato da tutta la letteratura psicoanalitica. La scuola freudiana si è occupata del rutto, del peto, delle funzioni escretive, della lacrimazione e molte altre cose, ma mai dello sputo. Bisogna partire però dalla deglutizione, per arrivare poi a cogliere l'importanza della salivazione e quindi interpretare correttamente la simbologia dello sputo. Io mi sono occupato unicamente degli aspetti fisio-filosofici della espulsione salivare. Lo sputo va letto come un rovesciamento nella direzione di quel movimento che intendiamo come nutrimento e che, per questo motivo, siamo portati a ritenere auto-sussistente. La nutrizione è un rafforzamento della nostra staticità ottenuto tramite una messa a profitto della mobilità. Attraverso lo sputo si rende enfatica la funzione dell'espulsione come allontanamento concreto e quindi si ribalta lo scenario che accompagna i comportamenti alimentari standard. Ora però la questione che ci interessa è quella che riguarda il collegare questo tipo di direzione, che diciamo versatile nel senso dell'avere un suo verso naturale, con l'andatura dislocativa del corpo, ovvero con la locomozione indirizzata verso una meta più o meno artificiale. In questo caso ci muoviamo con l'obiettivo di assoggettare e banalizzare lo spazio che si interpone al compimento della nostra dislocazione. Se tu ti muovi, facciamo un esempio, con lo scopo di fare il giro del mondo, ciò vuol dire che tu tendi a tornare nel punto stesso in cui già ti trovi. Il risultato di questa operazione traslocativa non può che essere la linearizzazione dello spazio che si interpone fra il punto di partenza e il punto di arrivo. In questo caso, mi sembra evidente che l'obiettivo progressivo che si vuole raggiungere consiste proprio nell'abbreviare, nel raccorciare, nel nullificare la distanza che separa Te da Te. Si tende a far coincidere il più possibile, attraverso una contrazione del tempo di percorrenza, la stazione iniziale e quella finale. Il "Giro del mondo in ottanta giorni", il "giro del mondo in 24 ore", il "Giro del mondo in un batter d'occhio" sono tutte forme imperfette del "Giro del mondo senza il mondo". Insomma vi è più mondo e più spazio in uno sputo che in una crociera transcontinentale o nell'orbita di una navetta spaziale.

- Cosa volete dirmi? - esclamò Albert - Che avrei fatto meglio a viaggiare di meno e a sputare di più?

- Non ci interessa la tua saliva - rispose divertito il Maestro - ma la simmetria spaziale, sicuramente. Devi ripartire dal problema dello specchio ovvero dal rapporto che tu hai con l'immagine di te, con la tua immagine speculare. La strada che dobbiamo percorrere per incontrare la nostra immagine è più lunga di quella che attraversa l'intero mondo. Ed era solo di questo che noi avevamo intenzione di parlare.

 

 

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