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DIALOGO TRE sulla simmetria

 

 

 

 

NOTA NON-PLATONICA sul "più-di-verità" della bellezza acustica

(*) Più-di-verità qui ha lo stesso valore di meno-di-verità, poiché la mancanza da cui parte il discorso della parola è una certa mancanza di verità e di certezza percepite nelle forme perduranti del mondo dell'occhio. Se le verità visive (le immagini) non fossero mancanti di qualcosa non vi sarebbero verità descrittive dell'invisibile.   La verità dell'orecchio è tenuta viva da uno scarto, o da una deviazione, rispetto alla verità dell'occhio, per cui essa tra origine e viene alimentata dall'errore e dal malinteso che invertono il senso di un ordine già stabilito rendendolo instabile, duplice e perciò evolutivo.

 

   Pagine illuminati sulla differenza fra il vedere e il parlare sono quelle che ha scritto Maurice Blanchot:  L'intrattenimento infinito, 1969, § I-III Parlare, non è vedere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dialogo due sulla bellezza e sulla verità

    L'estate stava per finire, quando il Maestro riprese il suo insegnamento. Aveva promesso che si sarebbe occupato di tutto ciò che poteva servire ad avvicinare alla comprensione della Verità. L’Allievo, che però non si sentiva ancora pronto ad affrontare un tema così arduo, chiese al Maestro di chiarire cosa fosse la bellezza, prima che si aprisse il discorso sulla natura della verità.

  La bellezza parla agli occhi molto più che alle orecchie – disse appunto l’Allievo – Mentre la verità la giudichiamo grazie al fatto di avere orecchie che non si fanno ingannare. La bellezza è quindi più immediata ed il suo valore viene riconosciuto prima della verità, poiché noi impariamo ad usare gli occhi con saggezza molto prima delle orecchie. E molti infatti, pur arrivati alla vecchiaia, non sanno separare le parole vere da quelle false come se non avessero mai messo a confronto discorsi fatti per ingannare e discorsi capaci di produrre verità. Quindi conviene anche a noi cominciare a discutere della bellezza prima di passare ad analizzare cosa sia la verità”.

   La verità è nelle immagini come nelle parole – rispose il Maestro –  e forse noi impariamo, prima di ogni cosa, a capire attraverso gli occhi quella grammatica elementare che consente di stabilire proporzioni giuste nel mondo visivo. Quando però si tratta di stabilire misure e limiti nel rapporto fra il mondo dell’occhio e il mondo dell’orecchio tutto è più complesso. Infatti le ragioni del prima e del dopo si intrecciano e mettono sottosopra il primato temporale del suono oppure della luce. Ho riflettuto a lungo sul rapporto fra verità e bellezza, e sono arrivato alla conclusione che ci sono due verità distinte per il vedere e per l’udire, e così pure devono esserci due bellezze differenti per l’uno e per l’altro senso. Questa dualizzazione è figlia del tempo. Del tempo non in quanto durata storica ma in quanto ritmo, ovvero modo di composizione o di scansione dei fenomeni.”

    L’Allievo chiese chiarimenti su quest’ultima frase e il Maestro così continuò: “Il tempo lega e il tempo scioglie. Vi è una bellezza che nasce dalla prossimità, dall’accostamento e dalla proporzione. Una bellezza formale che sembra sospendere ed interrompere il corso del tempo. Una bellezza che si costruisce entro la sospensione della durata, come fosse un pezzettino di eternità posto in equilibrio con se stesso. Questo tempo-bellezza è quella verità della bellezza che i nostri occhi cercano come fosse un faro in grado di dare orizzonte e paesaggio al mondo.”

    “Volumi, colori e corpi danno l’idea di questa prima forma della bellezza. Come fossero gli elementi grammaticali di una composizione stabile e tenuta ferma da motivi melodici ripetitivi, costanti e insistenti. In/sistenti, perché ordinati in modo da richiamarsi e farsi eco reciprocamente come fossero un coro ben composto, un multiplo in progressione armonica. Questa bellezza gode di una verità talmente ovvia e primitiva per cui spesso essa viene trascurata e ritenuta banale o insignificante. Cosa che spesso fanno gli artisti e tutti coloro che cercano di produrre meraviglia attraverso la rottura della rappresentazione immediata delle superfici visibili. Come fanno anche i fanciulli che lanciano sassi sulle distese acque riflettenti degli stagni, per ottenere effetti più coinvolgenti e originali.

   Ma circa l’altra forma di bellezza cosa si può dire?” Disse l’Allievo, che finalmente aveva ritrovato il filo logico che dalla sua domanda veniva fuori, come il vino dal grappolo d’uva.

    Ti ho concesso che la bellezza visiva precede, per importanza e per vastità d'orizzonte, la bellezza acustica. Ma circa la sua verità, come hanno spesso sottolineato i filosofi e i dossografi, essa è priva di quella dimensione logica che solo il mondo invisibile della parola riesce a dare alle forme visibili. La bellezza visiva parte dalla bellezza formale per ritornarvi attraverso la verità di una ripetizione. La bellezza uditiva parte invece da una verità che non c’era già prima del suo essere pronunciata, e perciò appare inaudita quella bellezza che fuoriesce non da se stessa ma dal nulla che precede il discorso. Che il silenzio possa essere interrotto da un più-di-verità (*) è ciò che costituisce la bellezza della verità seconda che discende dalle parole e che dà senso al mondo dell’orecchio. Un mondo che trae origine più dal Nulla che dalla forma dell’Essere e che però riesce a dare un senso nuovo anche al mondo delle forme visibili, visto che ne può riscrivere la trama e ne permette l’intelligenza. Cosa che conoscono molto bene i musicisti e i matematici, poiché essi come coloro che sanno parlare, non partono da qualcosa che già c’è per esprimerlo, ma si fanno responsabili di una lingua-mondo che regalano agli altri come un dono di cui essi stessi non conoscono la ragione prima. Questa verità che io chiamo seconda è quindi prima per importanza tutte le volte che si tratta di riscrivere la partitura del libro della Natura, quando il ritmo che dà tempo alle forme si ingarbuglia in successioni combinatorie alternative a quelle dello spazio visivo. Tutti fanno l’esperienza dei salti logici, delle allusioni, delle metafore e delle altre figure che costituiscono questo spazio non-spazio che rende possibile la bellezza-verità del suono e dei suoi derivati. Dovremo però presto tornare sul fatto, piuttosto banale, che la verità è collegata alla coincidenza di due elementi che devono perciò corrispondere l'uno all'altro senza contraddirsi. E, considerare come ciò sia possibile per le figure o immagini visive oppure per le parole, oppure per il rapporto fra immagini e parole. Cioè nel modo misto.”

    Per quel giorno l'Allievo non pose altre domande, né chiese chiarimenti, anche se si ripromise di tornare sul tema del rapporto fra verità e bellezza, poiché proprio in quei giorni aveva fatto l'esperienza di una dolorosa delusione amorosa.