Un profilo storico di Claude Henry de Saint-Simon

 

 
 

 


La vita intellettuale di Saint-Simon è sicuramente di quelle che suscitano la più profonda ammirazione: una irrompente vocazione alla ricerca sembra continuamente sospingere il suo “genio” in territori in cui l’intelligenza umana più difficilmente riesce a stabilire un suo primato. E’ così che egli, dopo aver dato una sistemazione, che farà epoca, alla filosofia positiva della natura, si dedicò alla fondazione di una teoria della società che è il vero atto di nascita della sociologia moderna, terminando infine la sua opera con un ripensamento dei compiti assegnati alla teoria politica nella gestione delle società industriali, ove si riconosceva la necessità di un nuovo Vangelo sociale. Passando dalla figura dello scienziato naturalista a quella del profeta socialista, aveva nondimeno segnato potentemente l’origine del positivismo, della sociologia, della storiografia moderna ed infine del socialismo, rappresentando uno dei momenti più significativi di quel complesso giuoco di giunture che collega il tramonto dell’illuminismo al costituirsi dell’edificio teorico del nuovo secolo.

Claude-Henri de Rouvroy, conte di Saint-Simon, era nato a Parigi nel 1760 da famiglia nobile ma decaduta. Della nobiltà, ancor giovanissimo, riprese però il mestiere delle armi, combattendo agli ordini di La Fayette durante la rivoluzione americana. Lo spirito avventuroso ed indomito sembra seguirlo anche negli anni che segnano gli eventi della Rivoluzione francese, pur se da buon “cittadino” preferisce ormai le operazioni commerciali e mobiliari a quelle militari. Riesce, comunque, ad arricchirsi discretamente sì da poter aprire un salotto munificente dove si onora di ricevere i più celebrati sapienti dell’epoca. Scopre però che la sua vocazione è nella “carriera scientifica” e, in età ormai matura, abbandona gli affari, svende la casa, licenza la servitù, lascia la moglie e si mette a studiare. In quegli anni comunque, mentre Napoleone pone le basi per il suo sistema di politica europea, cioè il suo Impero, Saint-Simon si immerge nella redazione di una nuova Enciclopedia chiamando l’Europa dei sapienti ad una rifondazione della filosofia della natura e della scienza dell’uomo, appunto le due branche fondamentali della Nuova Enciclopedia. Basti dire che queste opere “scientifiche” di Saint-Simon furono poi saccheggiate abbondantemente dal suo futuro “figlio adottivo”, cioè da Auguste Comte, che senza riconoscere i debiti si addossò tutti i meriti della nuova filosofia.

Nel 1814, fallito il tentativo napoleonico ed in piena Restaurazione, Saint-Simon, in collaborazione con Augustin Thierry, pubblica la Riorganizzazione della società europea, ovvero “della necessità e dei mezzi onde riunire i popoli dell’Europa in un solo corpo politico, conservando ad ognuno la sua indipendenza nazionale”. Quest’opera agile e chiara segna il momento in cui il suo interesse sociale e politico si fa più preciso, toccando appunto un argomento come quello della federazione politica dei popoli europei che doveva essere soluzione nuova ed originale ad un problema che era al centro dei dibattimenti politici da quel momento. I nuovi regimi industriali che in Europa andavano sostituendo i vecchi regimi militari, imponevano un ripensamento di tutti i concetti cardinali della teoria politica. L’essenza della nazionalità, della sovranità. della rappresentanza, della legge sociale e politica, non era più la stessa e la Politica doveva necessariamente fare i conti con questa nuova realtà. La conoscenza doveva ora anticipare l’azione. In questa prospettiva Saint-Simon pubblicherà Lindustria (1816-17), L’Organizzatore (1819-20), Del Sistema Industriale (1820-22), Il Catechismo degli industriali (1823-24), ed ancora articoli, opuscoli, dispense. Maturando, il pensiero sociale del nostro riformatore, pur muovendosi lungo una linea continua, conosce due momenti distinti: in un primo tempo l’adesione piena all’industrialismo, nella prospettiva però di una unità d’azione con i liberali di Constant. in un secondo momento la rottura con i liberali e il tentativo di dar vita ad una “morale sociale” centrata non più sulle libertà individuali ma sulle “libertà sociali”.

La tesi centrale di tutti i suoi scritti è assai semplice: chi dice industria dice associazione, chi dice associazione dice società, dice contratto, dice accordo, dice eguaglianza, dice armonia sociale. Saint-Simon, al contrario di Rousseau, esclude che esista una “collettività” umana fuori del lavoro: la comunità naturale o originaria è un’utopia negativa di natura religiosa che ha relegato nel passato remoto l’esistenza di una età dell’oro. di un Eden. per impedire che gli uomini “lavorassero” invece nella prospettiva di costruire essi stessi il loro futuro comunitario. Lungi dal riproporre un ritorno alla comunità primitiva, la società industriale deve inserire finalmente l’uomo in un corpo sociale capace di dargli quasi una seconda esistenza: non più quindi trattandolo come il membro di una specie naturale determinata, ma come un soggetto sociale organico che si caratterizza unicamente per la qualità della sua attività produttiva e per la partecipazione razionale e cosciente alle regole di vita collettiva. Conclusione: chi dice ordine naturale dice ineguaglianza e sopraffazione, dice guerra: chi dice società dice partecipazione, eguaglianza, benessere. Gli argomenti di convalida sono ancora quelli dell’economica politica classica: la divisione del lavoro ed il commercio sono sinonimi di civiltà e di progresso. A questo punto, però, Saint-Simon introduce una innovazione che concerne l’uso che si deve fare della scienza in rapporto alla pratica politica. Come dire: se la società industriale è un corpo sociale” vero e proprio che per essere tale non può non costituirsi come una organizzazione naturale regolata organicamente per la vita dell’Umanità, allora non deve esistere nessuna differenza fra le tecniche e le modalità dello studio delle leggi naturali e delle leggi sociali. Saranno cioè possibili effettive leggi sociali, rigorose come quelle naturali. Scoprire la possibilità di una fisiologia sociale, ovvero della sociologia, significa anche che si ipotizza un determinismo scientifico dei rapporti sociali. Nessun rapporto umano sfuggirà più al metro dell’esattezza: ogni scelta, come ogni volontà, sarà espressione di un piano organico in cui il fatto individuale rifletterà perfettamente la previsione della Legge, cosi come non v’è mela che cadendo non convalidi la newtoniana legge di gravità. Emergeva un quesito scabroso: chi sarà chiamato a dirigere politicamente la nuova società? Come la Chiesa non può essere governata che dal teologo in nome di Dio, così la Società positiva non ammette altro potere se non quello che scientificamente viene esercitato in nome di una Ragione oggettiva, esattamente dimostrabile dalla inevitabilità della tecnologia sociale. Al medico, cui compete il buon funzionamento del corpo individuale, viene associata una nuova figura che è chiamata ad agire su un corpo sociale, collettivo, generale. Figura essa stessa dal corpo articolato e molteplice, capacità direttiva dell’intera struttura industriale, nasce l’esigenza di un super-organo scientifico e politico che è a metà strada fra un Consiglio di Ricerca (il Consiglio di Newton) e un Partito politico.

                                                                                                                                          (continua)