Recensione a Nino Giammarco

 

   

 

       Percorrendo queste micro-topoteche di Nino Giammarco si ha l'impressione di entrare in spazi senza limiti. Microcosmi arcaici si svelano per poi richiudersi in un gioco fatto di materie e di spazi scenici intrecciati sapientemente. Il tema della porta che apre/chiude crea lo spettatore della grandezza, poi il volume si muove in cuspidi, architravi, impalcature tanto sottili quanto gravose. L'oggetto della mano si dilata per assumere i contorni di un Mondo concluso. La "cosa" vi dimora perciò con una estrema naturalezza: qui nasce e qui muore, o ri-nasce, come crisalide della permutazione ininterrotta. Ricominciamenti e rivoluzioni ruotano in cerchio come nel "gioco di un fanciullo-angelo" sospeso sul clinamen di un piano inclinato: salita e discesa sono entrambe comprese nel Medesimo Luogo del Tutto, come la via all'insù e la via all'ingiù, delle quali Eraclito disse che erano una sola via.

La figura umana del cominciamento si rispecchia nella Grande Madre del cosmo primigenio: qui l'archetipo si esprime nella rotondità di un grembo voluto nella dolcezza della forma curva, nella materia docile della cera vitale. Il vetro protegge queste apparizioni della devozione ancestrale.

Anche la Casa dimora come l'uomo nella stessa terra dell'artista. Giammarco ora eleva i suoi tempietti più che congrui, ora li fa traballare negandone la votività: "l'angelo e il grattacielo" illustra bene questa catastrofe dell'esistenza tesa fra il profano e l'eterno. Il cielo grattato è divenuto inospitale per l'angelo che precipita quindi sulla terra. Qui però Egli si rigenera ritrovando la linfa vitale del verme-crisalide. La farfalla porta poi le sue grandi ali come due mani generatrici di creazione. Il miracolo avviene nel momento in cui contenitore e contenuto si dileguano con la apparizione dello spazio. Il Topos permette la calligrafia e si tiene nel suo Centro come paradigma: qui appare la grande maestria di quello che si era sempre trascurato di dire del nostro Regista. Il Tempo è stato dominato anche se per un solo attimo! Il Tempo è entrato ed uscito mentre noi eravamo osservatori attratti e distratti del manufatto.

Lo scultore vero sa che il vero suo problema non è nella concretezza della corporea materia ma nella evanescenza del divenire e del cangiamento: parte dallo Spazio per muovere verso il Tempo, nell'Occhio e nel Tatto vuol ritrovare il ritmo dell'Udito. La sinestesia sensoriale promuove la cinesi nella forma del fenomeno per renderlo eterno come l'illusione di un attimo infinito. La macchina scultorea di Giammarco coglie nel segno più profondo l'ingranaggio di questo "mirabilium cosmicum". E, cosa ancor più sorprendente, lo fa con un fare da eterno fanciullo, fra riso e pianto, senza sapere quale è tragedia e quale è giubilazione. Due porte si specchiano l'una nell'altra senza che si possa dire quale sia quella dell'Inferno e quella del Paradiso. Se guardiamo meglio, tutto quello che c'è sta in questo Non-luogo compreso (o compresso) entro la microscopia di un'Entrata e di una Uscita appena definibili. Luogo dove la Figura è possibile.

                                                                                                                   Antonio Rainone

 
"Piccoli pensieri" … in carta,

bronzo, cera, legno, ferro ecc…..

alla Galleria le "OPERE"

 Roma, 10/29 febbraio 2000.

 

 

Nino Giammarco vive

e lavora a Roma

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