Nietzsche e la Verità

con una morale sulla virtualità


 

 

“Il mondo che ci è celato è molto più povero di significato di quello conosciuto. Si suppone involontariamente il contrario. Ma la necessità come madre e l’errore come padre hanno creato questa credenza.”

Nietzsche, Umano, troppo umano, I, Estate 1877

 

  Schopenhauer, prima ancora di Nietzsche, concepisce l’uomo come attore e insieme regista della propria vita.

Questa riconciliazione si traduce nell’esaltazione di uno stato caratterizzato da una rinnovata volontà di esistere.

Spettatore del Mondo l’uomo lo diviene nei suoi stati di debolezza.

Regista del Mondo nei suoi stati di esaltazione creativa.

      Questi due stati quando si separano sono limitativi l’uno dell’altro e si offendono reciprocamente. Quando l’uomo crede di essere spettatore (non attante) di qualcosa allora egli non può che rendere necessario il suo Errore, volere cioè la sua stessa illusione. Eppure tutta la cultura occidentale deriva dall’assunto, che fu prioritario già con i Greci, della centralità della Teoria come forma rappresentativa specifica del “theoròs”, dello spectator mundi.

Questo stato momentaneo di malessere e di torpore è stato assunto a regola di intelligenza, nella visione decadente del mondo occidentale.

LO SCHEMA DELLA FORMA RAPPRESENTATIVA DELLA CONOSCENZA COME PARADIGMA si trova espresso già PRESSO I GRECI sotto questa forma:

 

“Assistere allo spettacolo per apprenderne il significato”, è indicata così la via maestra di quella ricerca della Verità che si costruisce nell’utenza intelligente del Teatro o della Televisione.

  Qui appunto lo Spettatore consuma e perpetua l’innocente illusione che Tutto-sia-fuori di lui e che il Mondo “suo” sia aperto davanti a lui nella virtualità dell’immagine. Lo spettatore ideale si lascia quindi incantare volentieri proprio da ciò che non è suo, da ciò che lui non agisce né vuole mettere in scena, per farsene una ragione di necessità ed una vera rivelazione di ciò che lui stesso non è ancora: parte integrante di quel MONDO SPETTACOLARE che certo ben maschera la forma erronea ed errante della propria impotenza creativa.

L’impossibilità di cui si scrive è quella tipica della razionalità rappresentativa nata nei teatri dell’Occidente greco-romano. Per lo spettatore si traduce nella impossibilità di essere insieme attore e regista dell’Avvenimento rappresentabile. Così nasce la Divisione del lavoro teorico e dell’agire patemico-creativo. Contemporaneamente inizia la speculazione filosofica sulla natura del pensiero, come ha sostenuto Bruno Snell in una sua opera famosa su “La cultura greca”.

La niciana “madre necessaria” dell’illusione è ben definibile in questo paradosso dello spettatore: Nulla è quella Verità che appare DAVANTI ai nostri occhi POICHÉ la «Verità vera» è necessariamente DIETRO IL MONDO. Il dramma dello spettatore sta nel cercare davanti a sé un Mondo il cui significato “vero” consiste nella non rappresentabilità dell’esser-voluto-esattamente-come-illusoria-finzione di una separazione scenica fra il luogo dello spettatore e quello dell’attore. Questo avviene perché lo spettatore è portato ad entrare in uno spazio ordinato tecnicamente da una regia che annulla la sua volontà attrice o super-attrice.

L’unica regia capace di questo risultato (l’annullamento della verità) è però rappresentata dalla volontà stessa dello spettatore che vuole, fortissimamente vuole, imparare ad errare, vuole illudersi e quindi falsificare ogni Verità che non “abbia un seguito” e possa quindi di nuovo essere inseguita nel fantasma rappresentativo della Storia. Lo spettatore ha imparato a credere all’Altro-da-sé come ad un se stesso più vero di sé perché più evidente (VISIVAMENTE PARLANDO).

Tutto ciò descrive una situazione immaginaria che però si può ben comprendere riscrivendo in un certo modo la più attuale delle “considerazioni inattuali” di Nietzsche.

Prima rappresentazione: L’UOMO CHE VUOLE OLTREPASSARE L’UOMO.

 

[¿ ]. Per descrivere la scena del dramma, accanto all’Oltreuomo, abbiamo bisogno di altri due attori: il primo uomo e l’ultimo uomo. Il primo uomo può chiamarsi Alfa, l’ultimo Omega.

“Nella remota epoca in cui appare il primo esemplare di homo theoreticus, si dice di tale Primo Uomo (Alfa, una specie di Adamo) che la sua originalità fu di non cercare la Verità lì dove si trovava, cioè dietro le proprie spalle, appiccicata quasi alla sua primordiale volontà di esistere. Curiosità ch’era in lui ed in lui nasceva. Singolarmente però Alfa, cui si deve tale vero peccato originale, si convinse a predicare la fede in una Verità ch’era DAVANTI”.

Così si mise in progresso il Primo Uomo e dietro di lui incuriosite si mossero, seguendolo, le masse che s’attendevano miracolosi benefici e divertimenti dalla loro fedele gregarietà.

Col tempo la speranza di pervenire finalmente ad afferrare l’attesa Verità crebbe progressivamente, e con essa l’impeto distruttivo della Valanga conquistatrice degli Spettatori che non riuscendo a trovare il Luogo reale della promessa Verità si accontentava di ricompense molto più aleatorie e prosaiche.

La conquista della verità fu un fatto storico e geografico mondiale.

Il Circolo della Terra fu così percorso in molti secoli e dovunque prima era esistita la ricca Natura ora restava solo il Deserto disseminato dalle carcasse e dai rifiuti di tale Industria (rottami). Il Cammino percorso sempre più non rendeva l’idea della grandezza della Meta agli occhi di colui che cercando il Cielo riuscì solo a devastare la Terra.

 

Il Circolo della Terra fu così percorso in molti secoli e dovunque prima era esistita la ricca Natura ora restava solo il Deserto disseminato dalle carcasse e dai rifiuti di tale Industria (rottami ovvero "monnezza"). Il Cammino percorso sempre più non rendeva l’idea della grandezza della Meta agli occhi di colui che cercando il Cielo riuscì solo a devastare la Terra.

Alfa sfruttò la curiosità generale costruendo un Teatro. Quando, dopo un qualche tempo, il numero degli spettatori divenne eccessivamente grande, fu necessario edificare Arene e Stadi. Man mano poi che lo spettacolo assumeva sempre più quel valore spirituale che era nell’idea originaria, si ricorse a Basiliche, Templi vasti come Città, Città spettacolari come Hollywood, Università con Campus connessi. Paradisi artificiali di ogni genere.

Giunse così infine il momento in cui l’Ultimo Uomo (Omega), chiudendo il Circolo delle generazioni, ritornò in quel punto esatto dal quale s’era mosso il progenitore. E lì inevitabilmente si trovò davanti quella Verità che Alfa non aveva cercato dietro di sé, allora infatti era dietro di lui e gli parlava. Il tempo aveva trasformato la Verità in una vecchia quasi irriconoscibile, dall’aspetto ripugnante e ingannevole. La vecchia Verità si fece però riconoscere dalle proprie parole, rigorosamente vere:

“Sciocco idiota, disse, ora che mi trovi Io non ti servo più, e anzi ti faccio schifo; ma Tu considera la tua condizione. Perché ora, sia che guardi davanti oppure che ti volgi indietro, non troverai più speranza per te ma solo tutto intorno il Deserto e di quelli che ti seguono, della Massa che hai illuso con la tua promessa, l’ingordigia.”

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Seconda rappresentazione: L’UOMO CHE HA GIÀ OLTREPASSATO L’UOMO.

Nietzsche in verità non ha mai descritto il tragicomico EVENTO dell’incontro dell’Ultimo Uomo e della Verità. Nietzsche pensava molto di più alla sua valigia, perché si preoccupava di quel che il filosofo doveva portarsi dietro per compiere il viaggio del descritto periplo intorno alla verità. Il silenzio è intervenuto nella scrittura. Ma si può immaginare che Ci volesse la maschera dell’Anticristo per chiudere il Circolo e dare un senso alla fine del Mondo di Alfa. L’uomo ha superato se stesso e perciò non ha più nulla da conoscendo perdere, dice il libro del Filosofo. In effetti l’Ubermensch è lo stesso Alfaomega che, superata la Vecchia Verità, affronta il Deserto con l’animosità giocosa di una Paris-Dakar. L’Oltreuomo di seconda generazione si ripropone quindi al destino di percorrere una seconda volta il Mondo già perfettamente la mappa della desertificazione che davanti a lui si apre o si distende.

Questo Mondo Secondo è dunque quel Mondo che ci interessa definire come Aperto dallo Scarto della Verità, secondo l’assunto del “paradosso dello spettatore”: più vado avanti, meno capisco! Meglio sopravvivo! Perché la menzogna paga. Questo è il “mondo celato” che rivela la povertà sua più assoluta come una evidente banalità e che però nullifica ogni ulteriore impresa di una sua spettacolarizzazione essendo esso insignificante come un deserto. Si badi bene che nel Deserto ci sei solo TU: tu sei tutto e fuori è solo silenzio. Il Deserto finalmente concilia l’Occhio e l’Orecchio.

* Potrebbe anche darsi che il Deserto sia la Verità. E che la Verità possa conciliare il primo uomo con l’ultimo uomo. In questo senso la Verità è donna: una donna ora giovane e stolta, ora vecchia e saggia.

 

 

 

 © AR 2000/2008

CONTROMOVIMENTO♫

Lo spettatore in rapporto alla Verità si comporta come quell'esploratore che avendo finalmente trovato l'oggetto della sua volitiva razionalità l'apre per vedere cosa vi si nasconde dentro. Rotto l'involucro (il corpo o il vaso che sia), il Cercatore, tra i rottami, trova unicamente il messaggio: "LA VERITA' CHE CERCAVI L'HAI APPENA DISTRUTTA". Dunque il Cercatore si mette solo allora nell'abito del Creatore e, dopo aver distrutto anche il messaggio che lo informava del suo misfatto, lo sostituisce con un altro che dice : "LA VERITA' CHE CERCAVI L'HAI APPENA TROVATA".


 
   Tale annullamento della verità è reso possibile per l’evidente ragione della ragione stessa che impedisce allo Spettatore di vedere Sé come Attore DAVANTI a sé.

  Considera la RUOTA

 

• Eppure originariamente non era questione di contrapporre il dentro al fuori, il prima al poi. Solo vi era un problema di orientamento. Un movimento spinge in avanti, un altro opposto porta all’indietro: qui non c’è nessuna soglia, nessuna porta. Tutto si svolge all’aperto, in un luogo senza confini né forma. Prima del primo Tempio, del primo Teatro o della prima Caverna.
L'uomo dell'avanzarsi del dietro non entra né esce da un bel niente, semplicemente pulsa, cioè si guarda indietro, si guarda davanti, ripete il tutto e verosimilmente resta fermo girando su se stesso.

E però sceglie di procedere in avanti. Segnato da una NECESSITA'.

 

 

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 [Ticket for Paradise+]

ovvero LA VALIGIA del filosofo

 

 

 

Alfa sfruttò la curiosità generale costruendo un Teatro. Quando, dopo un qualche tempo, il numero degli spettatori divenne eccessivamente grande, fu necessario edificare Arene e Stadi. Man mano poi che lo spettacolo assumeva sempre più quel valore spirituale che era nell’idea originaria, si ricorse a Basiliche, Templi vasti come Città, Città spettacolari come Hollywood, Università con Campus connessi. Paradisi artificiali di ogni genere.

 

 

 

L'ultimo uomo certo capisce molto più del primo uomo, ha un cervello molto più sviluppato che ancor più gli può rendere dolorosa la morte che gli viene dall'essere tutto intorno circondato dal suo stesso deserto.

Qui però, da questa estrema disperazione, nasce la risoluzione unica possibile per questo uomo epocale di prendere a calci nel deretano la vecchia "Verità" e gettarsi nell'avventura dell'Oltrepassamento. Questo epilogo non è sostenibile

 Potrebbe anche darsi che il Deserto sia la Verità. E che la Verità possa conciliare il primo uomo con l'ultimo uomo. In questo senso la Verità è donna: una donna ora giovane e stolta, ora vecchia e saggia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 una divagazione

                                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SCOLIO: La donna vecchia ripugna all’Occhio dicendo però all’Orecchio la parola vera. La donna giovane alletta l’Occhio tacendo oppure mentendo. La Vecchia è la madre della Verità, la Giovane è figlia della Misconoscenza della Verità. • La figlia della verità è stata generata quindi nel momento dell’oltrepassamento per concorrere al titolo di miss Universo