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Fourier vivo, a centotrenta anni dalla morte

Una società che funziona unicamente per accrescere le sue forze di produzione diceva Charles Fourier è un organismo destinato a morire.

Il dieci ottobre 1837 moriva il grande pensatore socialista Charles Fourier. Oggi lo si ricorda solo come un grande Utopista, precursore di Marx, trascurando una più attenta considerazione del suoi meriti nello studio dell’uomo e della società.

 

Nella classica opposizione Scienza-Utopia, Fourier è generalmente evocato come il difensore principale dei diritti dell’immaginazione politica o no, come il fondatore originale e bizzarro di una teoria costruita nello spazio perfetto in cui la ragione umana può elevarsi alla libera immaginazione creativa ed in cui, anche, immaginare, sognare, inventare "nuove ragioni", vuole forse includere la possibilità di rovesciare quella stessa Ragione che la Civiltà occidentale tendeva a porre come criterio fondamentale di legislazione politica e sociale.

Fourier, in effetti, non ha mai opposto l’Immaginazione alla Ragione, come pure volevano i surrealisti, emulati nel Maggio ‘68. La sua preoccupazione è piuttosto nel definire i limiti, nello studiare la complessa topologia di interconnessioni, che si aprono fra la sfera del desiderio e l’ordine combinato della riflessione.

Si coglie nel giusto se lo si considera come un precursore "parziale" sia di Marx che di Freud, parziale perché ancora indeciso sul terreno da privilegiare, sicché finisce con l’indicare due domini di ricerca nessuno dei quali può, per costituzione, essere esaurito in una Scienza senza far soffrire per questo l’Alter dominus: la scienza ha bisogno di semplificare, ma come si può semplificare una realtà duplice. La parzialità, in questo caso, è evidentemente un’astuzia per denunciare un paradosso, perché se l’uomo fosse solo la Ragione della realtà sarebbe un occhio senza futuro, se invece si desse a prendere per scienza le sue fantasie sarebbe un "folle", un invasato della Verità, non più scienziato ma credente. L’opposizione esiste e molti la risolvono a favore dell’uno e dell’altro termine, passando tranquillamente dalla Scienza alla Fede, dal calcolo al sogno, dallo studio all’amore, sempre però convinti della inconciliabilità delle due posizioni: bizzarra follia dell’uomo civile che vive questa permanente opposizione (è cioè costretto insieme a pensare qualcosa e a desiderare di pensare qualcosa d’altro) con l’unica preoccupazione di rincorrere come folle tutto quel che gli si oppone, e così non esce mai da se stesso (come i folli appunto).

Sulla tangibile follia dei Semplisti è il titolo di un brano, assolutamente inedito e sconosciuto, in cui Fourier mi sembra non solo riassumere il tema centrale del suo pensiero, ma dare lumi di grande attualità. Orbene, " semplista" è proprio l’uomo civile, cioè l’uomo che fa propria l’illusione della Civiltà, vedendo un ordine li dove è conflitto.

Distinguendo, nella meccanica sociale, l’elemento materiale, o industria, e l’elemento passionale, Fourier sembra aver fatto la scoperta dell’uovo di Colombo. Eppure proprio nel non aver confuso questi due elementi è da cercarsi il carattere distintivo della sua analisi sociale. Banale genialità del dire che non vanno confuse fra loro: lo sviluppo di una grande industria che soddisfi i bisogni materiali di tutti, e la pratica collettiva delle libere manifestazioni della personalità umana. Se il soddisfacimento della prima condizione dipende unicamente dallo sviluppo storico dei rapporti sociali di produzione, perché possa pienamente fiorire il meccanismo passionale nell’Armonia sociale, occorre precisamente che la dinamica del primo fattore non condizioni, comprimendolo oppure istituzionalizzandolo, quel che Fourier chiama il Codice d’Attrazione armonica e ha tutta altra logica che la Ragion-storica. Effettivamente questa è una professione di fede nella bontà di una natura umana che non richiede se non di poter manifestare praticamente un implicito ordine d’armonia passionale. Vi è connessa un’antropologia di cui pure Fourier non ha mancato l’analisi (1), e ne derivano rilevanti conseguenze sul piano politico. Posizioni che d’altronde non risultano assolutamente "idealistiche" come ben dimostrano le pagine che presentiamo. Certo, se si rimane fermi all’ottica che sembra dominare tutte le preoccupazioni politiche dei paesi industriali, quella dell’indefinito ed eterno accrescimento del prodotto nazionale lordo, mal si comprende come la ricchezza possa diventare umana. Per raffigurare l’idea di un’alternativa concreta, Fourier usava servirsi di una metafora: prendete, diceva, le forze che la larva sviluppa per poter infrangere il bozzolo che la costringe. Se non si formassero in modo da potersi trasformare nelle ali stesse della futura farfalla, diventerebbero, da strumenti di permutazione e di liberazione, gli anormali organi di una mostruosa larva destinata a morire del suo stesso strumento. Una società che funziona unicamente per accrescere le sue forze di produzione è un organismo destinato a morire proprio a causa del non saper modificare il senso dello sviluppo progressivo intrapreso; ragione, questa, considerata come l’unica finalità storica, forte della sua lineare ed irresistibile inevitabilità.

La prospettiva rivoluzionaria che Fourier apre non si iscrive, d’altra parte, nel tentativo di riproporre un passato in ogni modo più rassicurante dell’incerto futuro. La grande innovazione della sua posizione sta proprio nell’aver compreso come il " presente storico" sia posto a metà via: non quindi un organismo che segua una sua sola e naturale logica, ma un "composto" influenzato nello stesso tempo da tendenze contrastanti che lo sdoppiano per mantenerlo ed insieme dissolverlo, per farne la Realtà ed insieme l’Utopia.

È una realtà ben visibile, eppure se la si dovesse prendere e la si dovesse vivere come "la sola realtà possibile", diverrebbe una realtà che esclude l’uomo, una realtà che si potrebbe immaginare solo da negare, da distruggere, da cambiare. Si comprende quindi quale sia l’importanza della "complicazione" che Fourier introduce nello studio delle società umane, come dire che non si possono separare i modi dell’analisi dei fatti concreti dal desiderio affermativo di un progetto rivoluzionario che ha anche un’altra "ragione". Il testo che qui presentiamo, scritto verosimilmente intorno al 1820 (si badi bene), è esemplare per illustrare il procedimento adottato da Fourier. Il lettore della Critica Sociale potrà poi da solo ricavarne degli spunti suggestivi sui grandi nodi del rapporto fra libertà individuali, democrazia politica ed economia socialista.

Confuso fra i materiali preparatori del Grande Trattato delle Passioni, Deraison Palpable des Simplistes è una semplice nota che si apre e si chiude nelle pagine 88-90 di un quaderno classificato al numero 57 (10 AS, côte 9) e conservato nel fondo dei manoscritti degli Archivi Nazionali di Parigi. La traduzione non dovrebbe nuocere alla causa.

Antonio Rainone

1.   Si può consultare in proposito un numero dedicato a Fourier dalla rivista Topique, 4/5, 1970. Cfr. il mio articolo La passione della verità, in "Sic", 6, 1976 Milano.

                                                           © AR e "Critica sociale" 1977, anno LXIX n° 17.

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  La traduzione di “Sulla tangibile Follia dei Semplisti”