FOURIER INEDITO         / FOURIER INEDIT

Antonio Rainone                         

LA PASSIONE DELLA VERITÀ

Elementi introduttivi alla teoria fourierista del movimento bicomposto

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« L’oggetto dell’occhio si diversifica da quello dell’orecchio, e l’oggetto dell’occhio è altro da quello dell’orecchio. »

      K. Marx, Manoscritti econornico‑fllosoficí, OFG, 230.

« La différence donc qu’il y a entre mon homme vrait et l’autre, est que celui du monde est très rigoureusement fidèle à toute vérité qui ne lui coute rien mais pas au‑delà, et que le mien ne la sert jamais si fidélement que quand il faut s’immoler pour elle. »

J.‑J. Rousseau, Les rêveries du promeneur solitaire, IV.

 

In una parentesi interliminaire della Teoria dell’unità universale Fourier fa un accenno cardinale ad un teorema rivelativo, il « Théorème da l’emploi intégral da la Vérité, da sa connexion en modes majeur et mineur ». L’esplicazione « scientifica » di questo teorema è però laconica. La via che conduce alla scienza è seminata di spine, e Fourier sa bene di non poter sedurre alla sua teoria politica aprendo subito un cammino irto di scabrose difficoltà, sicché preferisce piuttosto « parsemer des fleurs » nella descrizione esemplificatrice dei godimenti e dei piaceri di un ordine in cui regnano armonia e verità. Un lettore disattento direbbe subito: Fantasio. Basta però avanzare di qualche riga e si scopre che questo astrarre si combina subito con un risvolto critico che, a prima vista, può sembrare bizzarro: « Signalons d’abord ‑ leggiamo ‑ l’aveuglement da ceux qui prétendent introduire la vérité dans le monde social, sans y comprendre les relations d’amour. Ils semblent ignorer que l’amour étant une des quatre passions cardinales, et l’une des plus puissantes, il suffit qua celle‑là soit faussée, pour fausser par contact le mécanisme des trois autres, c’est‑à‑dire tout le système social; il est compris implicitement dans les quatre passions cardinales:

Ordre MAJEUR, Ambition, Amitié;

Ordre MINEUR, Amour, Famillisme.

 

Car on voit dans toute relation sociale quelqu’une de ces 4 passions coincider avec l’exercice des 8 autres. Il suffirait donc, pour généraliser la vérité, de l’établir dans le jeu de ces 4 passions ».(1)

Si sa che Fourier ha particolarmente insistito nell’analisi delle condizioni generali nelle quali gli individui, che vivono in una società civile, entrano in relazione, cioè in commercio, fra di loro: menzogna, ipocrisia, miseria, violenza regnano ovunque; ed anche nei santificati rapporti matrimoniali gli era possibile ritrovare ben 64 specie distinte di tradimento e di adulterio combinato.

Ciò che si è un po’ trascurato è la premessa positiva che Fourier invece non tralascia di sottolineare: il riferimento ad un rigoroso ordine teorematico che è sempre presente come « funzione di verità », anche nella constatazione critica delle varie :perversioni possibili nell’ordine dei reale. Questo riferimento « ideale » non è mai un ricorso all’idealità intesa come criterio morale oppure come proiezione utopica. Diciamo piuttosto che le leggi del pensiero sono solo a metà riguardate: non è la scienza (o l’ideologia) che si oppone al reale, è il reale che non è « vero », che è cioè non‑reale, falso. Vedremo più avanti come possa un reale essere irreale pur conservando la sua « realtà ».

I biografi di Fourier ci dicono che il primo elemento della sua scoperta del movimento universale fu una verità infantile: egli fu punito dai genitori, in tenera età, per aver detto la verità su di una questione familiare. Al contrario di Auguste Comte che poté sviluppare un sistema deducendolo, a suo dire, da una ardita «pensée da jeunesse », Fourier si fa uno scrupolo ricordare di escludere precisamente un rapporto di predicazione e di coerenza fra la conoscenza della verità e la sua professione sociale, nell’esercizio del dire. All’inizio di una affermazione non è mai il Verbo, ma la passione. La passione della verità è interdetta giacché è la verità delle passioni che è pervertita: il problema non riguarda soltanto la coerenza del fare e del dire poiché non si dice se non ciò che si fa. Mettendo tutto al negativo: non si fa, quindi non si deve dire. Si interdice alla parola qualcosa che non s’è fatto essere. Se insomma le passioni sono pertinenti alla natura dell’uomo, un ordine « sociale » che invece veda nelle passioni una assoluta negatività, l’animalità da reprimere, riposa logicamente su questa doppia negazione: il non dire la passione della verità rimanda al non fare la verità delle passioni. Se l’uomo non si fa uomo, bisogna non dire che l’uomo non è uomo. Prima di tutto, quindi, santificare la « società », cioè dire il falso.

Solo su questa base è possibile affermare che obbedire, dire si, alla legge è per sé solo fare atto di costituzione di un corpo sociale.(2) L’imperativo categorico è divenuto costitutivo solo dopo che si è escluso l’interrogativo esistenziale sull’essere stesso dell’uomo; il soggetto del dubbio non esiste più lì dove legge e verità coincidono all’interno dell’esistenza oggettiva del «falso», cioè nella società, ovvero nella falsa società.

Questi paradossi potrebbero essere dilatati a volontà senza mai peraltro risolversi. Rousseau l’aveva già fatto prima di Fourier e con tutta l’incomprensione di Kant. Ove però il nostro « utopista » rivela tutto il suo ingegno è nel non escludere che l’uomo non sia che il soggetto automatico della legge e della verità « majeure ». La morale e la giurisprudenza sono sicuramente nel paradosso e non ne usciranno mai ma la cosa non vuol dire che non si possa studiare, analizzare e parlare della « Verità », cioè di una natura umana questa volta presa nel senso positivo, vale a dire complessivamente in modo maggiore e minore: la natura dell’uomo + l’uomo della natura. A rigore, far conseguire all’ecce homo una « generalizzazione della verità » delle passioni è un progetto rivoluzionario

Solo a questo punto Fourier può cominciare direttamente a far scienza senza timore di perder per strada gli oggetti che gli stanno a cuore: l’uomo e la verità. Ma una prima difficoltà sorge subito dalla constatazione elementare di una stranezza nell’oggetto stesso della scienza umana: se si vuol dire e cercare la verità dell’uomo, bisogna dire che l’uomo non è, l’uomo non‑esiste.(3) Siamo ancora al migliore Rousseau che non si stancava di ripetere che lì dove non esistono uomini è inutile dire che possa esistere una società di uomini. Se non ché Fourier, pur tenendo conto di questa lezione, aggiunge qualcosa: ammesso che l’uomo debba esser fatto, il suo farsi è nondimeno in funzione di una « generalizzazione della verità », e la sola verità non falsificabile è la verità delle passioni.

Per dimostrare l’impossibilità di una scienza dell’uomo si potrà addurre che, ove si prenda un esemplare umano concreto, non si riuscirà mai a risalire dalla specie al genere, l’Umanità resta una pura astrazione concettuale non potendosi ricomporre « concettualmente » l’enorme difformità esistente nelle caratteristiche individuali. Tutte le animalità concorrono nell’animalità umana, diceva Bruno. L’unità del genere è stata fondata soltanto dalle religioni nella fede in una essenza o anima umana qualitativamente omogenea, quindi acorporale dall’inizio. La «ragione » di Hegel e « l’intelligenza » di Feuerbach sono la stessa cosa.

Fourier rompe però in breccia con le argomentazioni sia dell’antropologia empirica che della teologia con una semplicissima constatazione: la duplice e coincidente (bi‑composta) natura dell’uomo stesso. La divisione dell’homme matériel in due corpi maschile e femminile, che è « le type complet de l’espèce »,(4) rappresenta il supporto corporale dell’homme passionnel che lungi dall’essere, in rapporto al primo, l’universalità astratta del genere, ne rappresenta invece il funzionamento progressivo‑armonico, nella scala assai più complicata delle serie distributive e delle attrazioni armoniche.

La distinzione di materiale e passionale è un punto di forza che permette a Fourier di individuare un campo di indagine rimasto inesplorato:

« L’homme n’a jamais été étudié. Les métaphysiciens ont donné le change sur ce sujet en nous engageant dans l’analyse des idées qui ne sont que des accessoires, le principal est l’attraction; elle nous entraine avant la reflexion et malgré la reflexion, elle est donc moteur primordial et doit étre objet d’étude primordiale. Il fallait déterminer ses ressorts et le but de nos attractions passionnées et instinctives, en donner une thèorie par analyse et synthèse; elle eût devoilé le mécanisme sociétaire des passions, le destin des sociétés industrielles. En negligeant ce calcul on a manqué l’étude de l’homme. C’est une palme que Leibniz aurait du ensever à Newton qui ne choisissait en attraction que la branche ingrate du matériel ».(5)

Sviluppando questo progetto, Fourier arriverà a formulare il nucleo del suo pensiero politico: perché sia possibile una comunità armonica occorre che siano soddisfatte preliminarmente due condizioni: lo sviluppo della grande industria, nel materiale, e la scoperta dei codice d’attrazione, nel passionale. Sembra quasi un riascolto dei leniniano « l’elettrificazione + i soviets = comunismo ». Guai, però, aggiunge Fourier, a fare dei semplice movimento dello sviluppo industriale l’unico mobile portativo dei rapporti sociali, si resterebbe costretti nello stadio della Civiltà attuale che è l’immagine d’un mondo rovesciato: la meccanica dei corpi bruti e del soddisfacimento materiale appaiono come l’unica passione per la creatività umana, ridotta a desiderio funesto di reiterazione possessiva.

In polemica con i sansimoniani e con gli economisti, Fourier annotava: la grande scoperta da fare non riguarda il modo di organizzare « un ménage, une fabrique, etc... mais une idée sociale capable de rallier des hommes ».(6) Insomma il nuovo mondo non sarà soltanto un Nuovo Mondo Industriale ma anche un Nuovo Mondo Amoroso. Cosa che invece la Scuola fourierista e la tradizione « socialista » hanno liquidato moralisticamente con i toni censori dell’oscenità e della scabrosità. Si perdeva così, per l’ufficialità, il grande insegnamento di Fourier, che cioè nessuna vera comunità è possibile se non si è capaci di accordare e combinare le passioni « naturali » dell’uomo, senza mettere a controsenso gli istinti per piacere alla cultura. Che la sua ispirazione fondamentale consistesse in questo, lo dimostra bene il progetto al quale egli lavorò ininterrottamente per più di vent’anni, di un Grand Traité des passions. L’analisi dei numerosi materiali che di quest’opera ci restano,(7) permette una comprensione più onesta del fondamentale « Teorema della Verità » al quale si accenna appunto nel Grande Trattato dell’Unità.

Il giornale fourierista La Phalange pubblicò, negli anni 1845‑1849, una parte assai importante dei manoscritti di Fourier relativi alle serie passionali,(8) ma purtroppo questi testi, che in buona parte non sono stati ripresi nella recente edizione Anthropos delle Œuvres (1967, 1‑X11), sono tutt’altro che esaurienti. Ad essi comunque bisogna fare riferimento se si vuole dare una collocazione all’inedito che qui presentiamo. Le double mariage des passions è una sintesi, anch’essa « interliminaire », di sintassi passionale, sicché comporta una stratificazione di temi e di riferimenti che ne complicano l’intellezione. Due punti essenziali ne risultano però chiariti in modo unico: la struttura dell’ordine passionale in modo maggiore ed in modo minore, il funzionamento combinatorio del modello matematico dell’armonia passionale.

 

L’ORDINE DELLE PASSIONI.

 

I due grandi precursori ai quali Fourier si richiama sono Aristotele e Cartesio. Del primo egli ritiene soprattutto la distinzione fra funzione conservativa e funzione riproduttiva proprie dell’organismo umano come d’ogni altro organismo vivente; ove la coppia appetitivo‑sensitivo si traduce nel linguaggio di Fourier nella distinzione maggiore‑minore, con evidente riferimento alla tradizione ermetica (che alla coppia maggiore‑minore associa quella di maschile‑femminile). Di Cartesio si riprende invece la distinzione fra passioni dei corpo e passioni dell’anima, secondo l’opposizione materiale‑spirituale; opposione, questa, trasversale rispetto alla coppia maggiore‑minore.

In pratica, questa combinazione permette di operare una distinzione, ad esempio, delle ‑passioni materiali in maggiori e minori nonché in attive e passive, come solo avviene invece in Cartesio.(9) Sicché Fourier ‑può abbinare nelle maggiori materiali il gusto, come dominante o rettrice attiva, e la vista, come sotto‑dominante o secondaria passiva; nelle minori materiali, il tatto, come rettrice attiva, e l’udito come secondaria passiva. L’olfatto, quinta passione materiale, è definito come neutro misto (nell’adulto, non però nel bambino nel quale si sposta verso il campo minore). Questo per le passioni del corpo (l’homme matériel). Stesso procedimento, anche se con una complicazione in più, per le passioni dell’anima, o passioni spirituali, che rispetto alle prime si caratterizzano immediatamente per la loro natura relazionale, poiché qui il bisogno non è più concreto ma è il bisogno di almeno un altro simile, in astratto. In rapporto allo schema cartesiano elementare, si riproduce lo stesso abbinamento con sdoppiamento dell’attiva spirituale e della passiva spirituale (il volere e l’immaginario), secondo la formula che abbiamo già incontrato:

·        Ordine maggiore: Ambizione su Amicizia;

 

·        Ordine minore: Amore su Familismo.

La complicazione consiste in ciò che qui, al contrario delle materiali, se nel modo maggiore una attiva domina una passiva, nel modo minore una passiva domina (dovrebbe dominare) una attiva:

l’amore puro è dominante passiva caso unico fra le rettrici cardinali.

La riduzione delle passioni spirituali a 4 è drasticamente motivata, rispetto ai precedenti trattatisti, con la degradazione al loro ruolo delle altre passioni ambigue o miste.

Sin qui l’argomentazione ha il pregio del rigore geometrico, e non a caso. Infatti ne è anche possibile una corretta raffigurazione grafica. Sintetizzando quanto già detto, possiamo mettere a confronto i due schematismi delle funzioni passionali elementari:

~ Cartesio (Le passioni dell’anima, art. 1‑50):

    

Sì indicano con a, a’ i termini pazienti, con A, A’ gli agenti.

 

~ Fourier I (p. 9 del Double mariage):

 

 

Le complicazioni, non indifferenti, che Fourier introduce derivano quasi esclusivamente dalla ripresa della distinzione fra funzioni conservative e funzioni riproduttive. Distinzione che invece non veniva considerata nel modello meccanicistico di Cartesio, con gravi disequilibri della sua teoria dell’uomo e del modello biologico in generale.

Le conseguenze più evidenti che questa revisione comporta riguardano:

l. L’abbinamento delle funzioni sensitive in coppie attive‑passive nella definizione sia del movimento paziente (analisi), sia del movimento agente (sintesi). L’analisi è anche una sintesi e viceversa, pur non essendo l’oggetto dell’analisi lo stesso oggetto della sintesi. A non è a, cioè « l’oggetto dell’occhio è altro da quello dell’orecchio».

2.  La modificazione conseguente dei termini agenti (A e A’) e pazienti (a e a’), corrispettiva alla doppia valenza che essi associano, con estensione anche alle funzioni volitive ed emotive. Ad esempio, il termine A (Natura, in Cartesio) diventa natura su linguaggio, il termine A’ (Dio) diventa Dio su Padre. Per la funzione di a, gusto. su vista, varrebbe il detto popolare « ho una fame che non ci vedo più »; per vedere altra cosa che il cibo bisogna aver soddisfatto l’appetito.(10) Il lussismo visivo interno è in funzione della non‑miseria esterna. Per la funzione di a’, l’oggetto della volontà, .l’altro diventa egualmente gli altri sull’altro: ambire agli altri in genere vuol ben dire sopportare l’altro specifico, l’amico, l’a’mecum.

3.  Diviene coerente e dimostrabile parlare di una duplice e distinta connessione della Verità nei modi maggiore e minore. Questa conseguenza è quella più sconvolgente ma anche la più evidente.

 

Procediamo con ordine. Una volta definita come « funzione di verità » non una enunciazione dogmatica ma la coerenza possibile e la modalità d’accordo fra due movimenti propositivi (insiemi qualitativamente definiti), è chiaro che Fourier può distinguere il senso della modale maggiore (a ‑ a’) da quello della minore (A ‑ A) per le stesse caratteristiche costitutive che ne fondano il funzionamento. Una funzione di verità che coniughi le due coppie maggiori (attivo/passivo con attivo/passivo) facendole coincidere coordinandone il senso, non si basa sullo stesso ordine discorsivo della modalità minore che invece sopporta l’inversione interna della funzione di A in rapporto ad A’ secondo lo schema:

(A)  ATTIVO SU PASSIVO COMBINATO CON PASSIVO SU ATTIVO (A’)

 

Chi voglia fare della verità «maggiore» la Verità intera deve, anche se non lo sa, rovesciare la coppia (Dio/Padre), che fa eccezione, e metterla nello stesso senso della a’. Vale a dire: mettersi a parlare di « Dio » come di un oggetto del quale si vuole fare scienza col solo atto di predicarlo. La ricerca della Verità diventa un parlare di Dio e l’amor intellectualis Dei assimila la « béance » alla conoscenza.

La doppia verità di Fourier vuol certo significare che la verità della conservazione, individuatrice, non è dello stesso ordine della verità della riproduzione, generatrice e generica. Due modi che non sono estranei l’uno all’altro e che trovano una fondazione comune nella natura dell’uomo, nell’homme intégral: se Cartesio poteva ricomporre l’unità vivente con l’ausilio della distinzione classica dei due principi del cuore e dello spirito, Fourier non ha più bisogno di questo sdoppiamento di unità di funzionamento; l’essenza umana fonda il suo statuto altrove. Una determinazione dei luoghi corporei appare, in quanto tale, complicata se non impossibile: se la verità maggiore è senz’altro topica; voglio dire, con Aristotele, ch’essa comporta « un metodo onde poter costruire, attorno ad una formulazione proposta di ricerca, dei sillogismi che partano da elementi fondati sull’opinione, e onde non dir nulla di contraddittorio rispetto alla tesi che noi stessi difendiamo »;(11) la verità minore è l’u‑topia della contraddizione (12) cioè un non‑luogo che esiste in deroga a tutti i sensi, un non‑senso. Se nel primo ordine la verità deriva dalla coincidenza (Fourier parla anche di coordinazione) di due tesi, che sussistono l’una accanto all’altra; nel secondo essa comporta la composizione di due termini che sono l’uno il rovescio dell’altro. Nella maggiore, entità si addizionano; nella minore, unità si ‑moltiplicano. Una è il discorso della merceologia, l’altra è il discorso della teologia. La prima si perde nella serie illimitata dell’addizione progressiva, la seconda s’avvera nella costrizione ad una teatralità transitoria del permanente e del potenziale. Nel centro, l’enumerazione alimentare ed il travestimento cerimoniale discorrono l’una della propria metonimicità, l’altro della propria metaforicità (13). E, non altrimenti che qui. il desiderio si fa matematica, e diviene possibile il calcolo del mondo, l’armonia fra micro e macro‑cosmo.

 

LA COMBINATORIA.

 

Il numero complessivo delle passioni è di tredici. Nove le abbiamo già incontrate, restano ancora da enumerare la 10, composite, la 11, papillonne, la 12, cabale, ed infine la tredicesima o unitéisme.

In pratica sappiamo già che la composita funziona grazie al non‑senso della verità minore e che la cabalista esprime invece il senso della relazione a ‑ a’. Composizione. coordinazione; perché vi siano tutti e tre i fattori dei procedimento combinatorio manca solamente la « permutazione »: la farfallante non è altro che quella funzione che nell’Arte combinatoria viene assolta dalla permutazione. Qui il riferimento esplicito è e Leibniz ed alla sua logica combinatoria.

Tralasciando di approfondire i complessi riferimenti che questo richiamo comporta, basti qui suggerire la presenza di questa operante ripresa del modello combinatorio.

L’accordo è possibile fra le 5 passioni materiali e le 4 spirituali solo grazie all’attività meccanizzante delle 3 :passioni distributive: una tredicesima passione risulta poi dall’unità di funzionamento di questa « macchina desiderante », centro di forze convergenti e divergenti, dall’armonia complessiva della funzioni che confluiscono nel movimento creativo del reale dell’uomo.

Riprendiamo ora il primo schema di Fourier, considerandone la struttura complessiva allargata alle funzioni distributive (ingranaggi della meccanica sociale delle passioni tutte) ed all’uniteismo:

FOURIER 2:

                                 

 

 

La 13, Uniteismo, si realizza nel senso del movimento che unifica la composizione permutandola in una coordinazione. Il percorso seriale dei quattro movimenti, 10, 11, 12, 13, rappresenta l’alta gamma dell’armonia associativa e la perfezione dei funzionamento teorematico della natura umana nell’impiego complessivo della « Verità ».

Così come s’era proceduto nel determinare le rispettive funzioni rettrici e secondarie delle altre passioni, si ponga la cabale come funzione rettrice attiva e la composite come sotto‑dominante passiva. Ove s’avverasse il funzionamento di questa coppia, in modo maggiore e minore, allora avverrebbe il « miracolo », cioè la permutazione (con le trasformazioni A = a’, A’ = a; Dio diverrebbe Pane e la Natura diverrebbe la « natura dell’Altro »). La composizione fonderebbe la coordinazione, l’illusione e la fede diverrebbero tangibilità, il desiderio esoterico si trasformerebbe in estrinsecate manifestazioni della genericità umana. L’unità che presiede alla funzione riproduttrice della specie diverrebbe associazione nei modi singolari delle genericità individuali: per conservarsi l’uomo non avrebbe più bisogno di alienarsi dall’unità specifica del genere. L’uomo e la donna sarebbero allora un bambino educato coscientemente alla verità minore.

Cerchiamo di riassumere su questo punto: il movimento è uno, ma i nodi dei movimento sono tre.(14) Se si verifica la verità compositiva delle passioni, questi tre nodi meccanicizzanti assolvono alle funzioni « armoniche » della composizione, della permutazione e della coordinazione, se invece alle passioni non si offrono che labirinti viziosi, prospettive contro‑senso e Edipo, allora queste stesse funzioni, pur continuando ad agire, ma in modo pervertito, da funzioni rileganti della felicità divengono flagelli: la composizione si trasforma In « Collision, ou mésalliante. L’Osciliation en Conflit. ou lntermádiante (urto di 3 passioni di cui una interviene per impedire il conflitto delle prime due). La Progression en Divergence, ou ambiante (movimento di una o diverse passioni il cui giuoco in un solo Individuo produce degli effetti contraddittori che si pregiudicano l’uno con l’altro) ».(15)

La grande Utopia di Fourler è scientificamente una A‑topologla che può essere condensata nella formula « ideografica »:

                                     Ove H significa (Euler, Gergonne) « fuori di », X signfica « si incrocia con ».‘ La funzione di X, « qualche A è A’ », implica tutto le possibili modalità di predicazione (tutte le A sono A’, tutto le A sono contenute in A’, le A contengono tutte le A’) salvo l’esclusione « nessuna a è a’ ». Perché, insomma, si sappia che a non è e’ occorre supporre, cioè sub‑porre, che qualche A è A’. La distinzione nel fattore della coordinazione riposa sopra una permutazione selettiva operata nella composizione: affermare un’esistenza è, in un certo senso, operare la rimozione di una virtualità essenziale che non è mai esauribile.

L’utopologia trova così un suo particolare statuto epistemologico come scienza del limite stesso (qui espresso dalla permutazione e non dal « rovesciamento » che è invece una modalità della composizione) che fonda la predicazione del reale (gastrosofia) traendola all’essere della conservazione da una radice che non ha per principio un suo luogo definibile.

In effetti il nesso che unisce in relazione gli Agenti della verità minore non è del tipo sillogistico: la necessità stessa della composizione onnimodale richiede che la moltiplicazione dei possibili non possa esser risolta coscientemente. L’utopia del non‑senso funziona come un inconscio nel quale magia e mito parlano dell’origine continuando però l’opera della creazione di un presente. La latitudine passiva, la follia fuor d’ogni limite della quale l’uomo è soggetto automatico ed istintuale assegna a questi una « virtù » che è una sorta di passione fotografica: al suo stesso interno, come in un « otto interiore » di fabbricazione lacaniana, il simbolico e l’immaginario compongono le intersezioni di una camera oscura con due attori che, sullo stesso palcoscenico, recitano lo stesso copione, l’uno partendo però dall’inizio, l’altro dalla fine. Essi non desiderano che accordarsi, ma questa passione d’amore e di fusione non potrà mai essere soddisfatta nel suo stesso luogo di nascita: la genesi è l’origine stessa del luogo, ed il trasferimento nel mondo del figlio.

Tutto ciò, dice Fourier, è nella sola natura che ci compete: la radice dell’uomo è l’uomo stesso. L’uomo è quindi capace di amare e di conoscere la sua verità in progressione: « l’homme n’est point, comme il se dit, l’être complet et culminant d’une création rationelle. La progression inaccomplie que sollicitent les instincts de l’homme c’est la compréhension de la vérité. L’être compréhensif arrivera... ce qui est mystère pour l’être pensant sera perception pour l’être compréhensif ».(17)

Riprendendo una tradizione filosofica che risale al neoplatonismo rinascimentale, Fourier definisce l’uomo miroir omnigénérique: (18) il suo essere reale è nell’essere in una congiuntura che lo compone dissolvendolo e viceversa. L’universo intero, cioè « la realtà », può così essere non solo rispecchiato (cosa che però non avviene mai in modo lineare) ma modificato in ogni genere, secondo l’attività delle tre passioni distributive: il reale che ogni specchio ripropone è una sintesi nel movimento delle scale della difformità, dell’alternante e della differenza. Un’altra conclusione a prima vista paradossale: Il «,reale » dell’uomo non è la realtà anche se vi è una porzione di realtà che è reale.

In effetti questa distinzione era già implicita negli schemi FOURIER 1 e 2, essendovi definito il « reale » come il percorso dell’uniteismo della meccanica passionale, la « realtà » come il principio d’unità dei sensi materiali, cioè come l’insieme compreso dalle funzioni A ‑ a.

Questa verità geometrica richiede però, per essere riconosciuta, la connessione della verità nei modi maggiore e minore (sia in rapporto al piccolo altro che al grande Altro); essa è perfettamente incomprensibile agli occhi di chi il reale se lo mangia soltanto. La fame rischia di diventare esclusivamente « appetito della realtà », un appetere alla realtà come all’unico ente reale, un desiderio spropositato di denaro. una sacra auri fames: mangiare vuoi dire, allora, riproporsi il simbolico nell’alimentazione come fosse un nutrimento che parla, dà i numeri e vuole moltiplicarsi come un oggetto pazzo.

E che la « scienza sociale » si sia ridotta ad essere unicamente scienza di questa mercanzia, che manifesta non solo la sua indubbia « realtà » ma anche la pretesa prepotente ad essere soggetto reale, è questo un problema che non riguarda solo la scienza ma anche l’ordine del reale (dell’uomo), cioè la soggettività.

Fra le sue carte Fourier conservò la copia di una lettera di J.B. Say che dovette certo farlo sorridere. Dice Say:

« J’ai lu les articles de Ms. Fourier sur les Garanties sociales. Il s’est absolument mépris sur l’objet de l’éconornie politique. Il a cru comme nos devanciers qu’elle avait pour objet la bonne direction, le bon gouvernement de la société, mais il a été prouvé invinciblement qu’une science n’a pas (pour) but de faire (c’est l’objet de l’art) mais de dire ce qui est... L’économie politique fait connaître la physiologie sociale, il faut partir de là pour diriger la société. Vouloir que les économistes fassent la société, c’est demander au physiologiste qu’il change notre manière de digérer ou de nous reproduire ».(19)

Perché non si parla delle dualità? Annotava Fourier. Fare‑dire; corpo sociale che vive; l’uomo fuori dall’arte è ridotto solo a conoscere ciò che vive come sua esistenza fattasi indipendente, quando invece bisogna precisamente cambiare il senso della vita, il modo di fare e di fare la verità.

« Solo se il mondo potesse sentire la forza dell’Armonia », sembra ripetere ad ogni istante Fourier. Passione d’ordine cosmico la ricerca dell’Unità è, nel ripensamento della differenza, un sapere che gode d’essere un simulacro dell’eternità: « une passion sans désir: voilà le don étrange qu’il nous fait par l’attraction passionnée ».(20) La passione della verità non coincide mai col desiderio del proprio godimento, donando essa all’Altro la parola del suo godimento. E continua ancora a parlare!

 

NOTE

1 Théorie de l’unité universelle, t. Ill. Paris 1841. pp. 54‑55.

2 Vedasi l’art. di P. Klossowski, Sade et Fourier, in « Topique », 4‑5, 1970.

3 Ho insistito su questo punto nella presentazione che ho fatto di un inedito di Fourier sul neutro, nel « Quadrangolo », 4, 1976, pp. 127‑9.

4 Du clavier puissanciel des caractères, in « La Phalange », t. 6, juillet 1847, p. 12.

5 Manusc., Archives Nationaux, 10 AS, c6te sappl. 20, pièce 294, p. 14. Cfr. l’art. dì S. Debout, Le poème mathématique da Fourier, nella « Revue Int. de Philosophie », M 1962, pp. 195‑9.

6 Manusc., cit., pièce compl. 310, p.i.

7 Ne esistono due inventari, uno manoscritto completo negli stessi Archives di Parigi in cui si trovano ora le carte di Fourier, l’altro, a stampa, ma limitato alle Côtes 9 e 10, di E. Poulat, Les cahiers manuscrits de Fourier, études historique et inventaire, Paris 1967.

8 Soprattutto è da vedere Des trois passions distributives, t. 3, 1846, pp. 417‑460, 513‑535. Mi son servito anche del testo Des cinq passions sensuelles, t. 4, 1846 pp. 5‑51, 97‑135.

9 Les passions da l’ame ed. a cura di G. Rodis‑Lewis, Vrin 1970. Di Aristotele sono particolarmente pertinenti i due trattati Dell’anima e Sulla generazione e la corruzione.

l0 Cito ancora dai Manoscritti economico‑filosofici di Marx: « Per l’uomo affamato non esiste il carattere umano del cibo, bensì soltanto la sua astratta esistenza di cibo », tr. ital. a cura di G. Della Volpe, Roma 1963, p. 231. Marx stesso non rivendica forse in quest’opera lo studio delle passioni umane come « affermazioni essenzialmente di essenza ontologica », cioè come natura umana?

11 Topici; tr. ital. dell’Organon a cura di G. Colli, Torino 1955, p. 407.

12 « Deux propositions contradictoires ne sauraient être ni en même temps vraies ni en même temps fausses; de sorte que de la vérité da l’une quelconque résulte inévitablement la fausseté de l’autre, tout comme de la fausseté de l’une quelconque résulte nécessairement la vérité de l’autre », J.D. Gergonne, Essai de dialectique rationnelle, in « Annales de mathématiques... », t. Vi], 1816, p, 202.

13 Sulla ghiottoneria dei bambini, per i quali non ha senso la verità dell’amore: «Vous les verrez tous enclins à faire un Dieu de leur estomac », Manusc., côte 9, cahier 64, p. 81.

14 Les trois noeuds du mouvement, in Œuvres, XII, pp. 415‑427.

15 Ivi, p. 420. Le definzioni sono dello stesso Fourier, appena più avanti nel testo. Si noti che in quest’opera Fourler confonde ancora Cabale e Progression che invece « tient à Unitéisme », dirà più tardi. Il desiderio misurato non potrebbe essere pervertito: la lezione di Sade, cito Klossowski, « démontrerait que l’utopie da Fourier cache une réalité profonde. Mais d’ici là, il est dans l’intérêt da l’industrie que l’utopie da Fourier resto une utopie et que la perversion do Sade demeure le ressort meme de la monstruosité industrielle », La monnaie vivante, Paris 1970, s.p..

16 A si incrocia con A’ viene reso ideograficamente con:

 

Che può tradursi nella seguente rappresentazione:

 

Ovvero:

                

 

 

Cfr. G. Frege, Ideografia, in Logica e Aritmetica, a cura di C. Mangione, Boringhieri 1965, pp. 14‑15.

    17  Manuscr., côte suppl. 12.2, pp. 14‑5.

    18  Le Nouveau Monde Amoureux, Paris 1967, p. 13.

19 Lettera dell’11 maggio 1828, ad A.G., Manuscr., côte 9, cahier 6. E’ interessante notare che qui Say riprende di pari passo una tesi che formulata da Saint‑Simon (La Physiologle sociale, 1825) fu particolarmente sviluppata dal « Producteur » e dal « Globe », cioè dai sansimoniani.

20 M. Blanchot, En guise d’introduction, in « Topique », cit. p. g

 

© Antonio Rainone e "Sic - Materiali per la psicoanalisi", n. 6 settembre 1976 -  Numero curato  da Giacomo Contri.

Il testo de « Le double mariage des passions » | file PDF