FOURIER  / INÉDIT

                  Antonio Rainone

Sur le neutre sexuel

(le texte inédit)

Il desiderio della libertà e la libertà del desiderio. Come leggere il neutro universale in Charles Fourier

Quasi tutte le volte che l’idea dell’uomo si presenta alla sua attenzione, Fourier ne sottolinea la problematicità tirando in ballo una frase perentoria di Jean-Jacques Rousseau che, per definire gli uomini civili, usava appunto dire: “ce ne sont pas là des hommes; il y a quelque bouleversement dont nous ne savons pas pénétrer la cause”. D’altra parte, l’uomo civile, lo sconvolto, interrogato egli stesso sulla sua natura, risponde parlando non di se stesso ma del suo genere; egli si pensa sempre sotto forma “universale”, non riesce cioè a vedersi, in quanto uomo, se non per il suo far parte dell’Umanità: nell’atto stesso per cui si specifica uomo, si ripropone l’appartenenza al suo genere, all’unità biologica, come ad una totalità, quasi fosse una necessità matematica. Egli è la parte di un intero, un fattore omogeneo al più grande Tutto, una x nella serie illimitata della ripetizione.

L’umanità è certo pensabile come specie, così come lo è la cavallinità (d’altronde ogni animale ha la sua animalità). La grande topica della zoologia fonda il suo discorso sugli ordini specifici delle universalità animate. Trattare l’uomo come un animale universale è anche l’indispensabile premessa, sempre intesa anche se omessa, di ogni Carta costituzionale.

Qualche cosa dunque l’abbiamo acquisita: il genere non l’hanno mai perso né i cavalli né gli uomini, perché allora, al contrario delle altre specie animali, questi ultimi, proprio nell’ostinata riaffermazione della loro genericità, appaiono come persi alla loro esistenza di uomini, come non-uomini? Nel discendere dalla premessa generale alle conclusioni particolari, un soggetto universale si dissolve nei suoi predicati costitutivi, ma a questo punto la deduzione sillogistica si rivela paradossale: ove il genere appariva, l’esemplare invece non è più in grado di ripresentarne neppure l’ombra. La catena si è spezzata ed ora gli anelli sono del tutto svincolati, disciolti in tante parti a sé stanti. Fra la supposta unità ed i componenti non sussiste più alcuna omogeneità organica. Supporre quindi di poter far riposare l’armonia sociale sul sillogismo politico dell’universalità costitutiva è una pia illusione. L’elemento costitutivo, l’uomo esemplare, cioè l’esemplare “uomo”, ove coincida con la sua universalità non è altro che un ente logico, e nel reale una tale esemplarità non è neppure riscontrabile (anche perché l’androgino è rimasto un’ipotesi). Nondimeno tutti credono di partire dall’uomo nel definire il proprio statuto esistenziale. La società civile è la società di questi uomini bouleversés: una società reale nell’universale, ma quanto mai irreale nelle sue parti costitutive umane. Una società in cui avviene il contrario di quanto l’ordinario intelletto suppone normale; l’universale presenta un carattere topico, i particolari, viceversa, dei caratteri utopici (che non hanno luogo; cfr. i Topici di Aristotele). Le differenze, le diversità, le connotazioni, le caratteristiche, non hanno più alcun valore se non relativamente alla loro qualità generica d’essere i limiti di un transitivo, il non-luogo di una permanente ripetizione, il disponibile d’una moneta universale, il privativo desiderante delle mobilità combinatorie. Il soggetto (l’umano vuoto) desidera essenzialmente appropriarsi di una topografia per darsi un nome generico, cioè scambiabile. Vuole quindi ricchezza e libertà, poiché l’unica localizzazione è in grado di dargliela solo l’universale umanistico.

Tornando ora a Fourier, appare chiaro come egli, una volta acquisita questa “estrospezione”, quando dice a se stesso: “Sois l’Œdipe nouveau de cette énigme obscure “ (f. 105, manoscritto 24-9, 10 AS), non possa più riproporre la primitiva risposta all’enigma della Sfinge; non è più possibile rispondere: “l’uomo”. Fourier rispolvera una figura retorica con la quale riesce ad uscire dalla ripetizione del vecchio enigma, negando la neutralità del singolare, l’individuo uomo. La clavis aedificandi della pluralità, il principio armonico del nuovo ordine, dissolvendo un’unità costituita nel rovescio dell’esistente in autonoma universalità (locus absolutus), fa appello ai germi di una natura originaria che riproduca anche gli originali rivelandone tutte le caratteristiche specifiche: “il faut d’abord séduire les enfants”.

Il bambino non è l’uomo. Esso è il neutro interno al genere stesso, un nulla, un non-essere che ha, nondimeno, la proprietà d’essere universale ed insieme utopico. Se l’universalità lo accomuna all’uomo generico, la sua utopicità essenziale lo oppone all’universale formale ed oggettivo così come la vita della specie potrebbe opporsi alla genericità della vita (si ricordi che universali reali sono Dio e il denaro, secondo che riferiti all’astratto oppure al concreto).

Il progetto di seduzione del neutro comporta, in pratica, l’uso di una sintassi delle passioni; in teoria, la formulazione di una grammatica passionale. E qui per prima cosa bisogna sapere che, se nell’ordine cosmico, nel movimento oggettivo, la matematica è il neutro armonico, nell’ordine della soggettività il vivente ricompone la sua unità nella radice iper-neutra della passione stessa del genere, nell’amore, altrimenti detto passion de l’unitéisme. La libertà ed il movimento dei partecipi si giocano nell’armonia di un ordine tassonomico informato unicamente dal desiderio; è il desiderio stesso che organizza le sue libertà costitutive. La conoscenza stessa è qui ricomposta, favorita e parlata per servire all’astuzia della seduzione comunitaria, nella ingegnosità del Falansterio.

Fourier osa ipotizzare una congruenza rivoluzionaria fra l’essenza dinamica della soggettività (né è possibile un soggetto che non sia utopico, cioè nell’altro dello spazio, in movimento) e l’ordine costituito delle destinazioni e delle funzioni sociali. Questa armonia passa attraverso il riconoscimento dell’organicità desiderante: « le désir, loin d’être déréglé, rentre dans la classe des causes proportionnelles aux effets; la pression de nos passions doit être proportionnelle aux destins qui nous sont réservés en Harmonie » (Du Parcours et de l’unitéisme, Œuvres, t. XlI, p. 498).

In pratica, il codice d’attrazione armonica presuppone, perché ne sia realizzabile il libero movimento, uno spostamento della funzione di soggetto universale dal campo dei valori universalmente determinanti al campo dei centri di forza vivente.

La transizione comporta anche un rovesciamento: soddisfatto il movimento della moneta vivente, goduto sino in fondo il desiderio della libertà (come libertà dall’altro, come libertà monetaria o generica), il problema è di riappropriarsi della vita della moneta, cioè della “dialettica”, dell’animazione della vita, della creatività, come in Fourier leggevano assai bene i surrealisti. L’âme intégrale non appartiene alla persona umana: l’amore non opera soltanto nella congiunzione dello spirito e del corpo, nel singolare, esso è ancora scrittura musicale, parola commutativa, affinità e proporzione nella progressione dell’illimitato. A definire l’uomo, tenendone ferma l’utopicità essenziale, si ha che la sua esistenza è caratterizzata da una topicità contraddittoria: l’essere reale dell’uomo è l’uomo e la donna. L’essenza generica presenta una doppia esistenza; e la ricomposizione di entrambi questi luoghi è necessaria al fine di ricreare il genere umano: il neutro sessuale è una sorta di tertium generationis, il nesso che esclude la separazione dei “topi” e nella sua unità riproduce una proiezione dell’essenziale e non semplicemente l’esistente, Il bambino non è quindi asessuato ma essenzialmente sessuato. Esso è più vicino al genere e più che la donna e l’uomo ne ritrasmette la movimentata impulsione. Nei turbini d’armonia gli anficori dei bambini sono cardini di movimento: in essi il genere fonda la possibilità permanente dell’accordo e della conciliazione dell’ordine naturale e di quello politico.

Al neutro deve attingere quella scienza dell’utopia che è la sapienza sempre ripetuta di una filiazione senza storia apparente, la conoscenza di un locus fantastico ed illusorio, un vero specchio senza fondo quale può essere l’attivo immaginario, costruttore di analoga infiniti. Il neutro è la matrice di ogni possibile moltiplicazione; in tutti i teatri del mondo l’armonia combinatoria ne svela l’inconsueta regia. Il neutro apre spazi illimitati lì dove precise chiusure sembravano accavallarsi, esso è quel luogo in cui, caso eccezionale, è possibile leggere simultaneamente “il concorrere di due negazioni e la distanza presa in confronto a questa congiunzione, come se il neutro fosse un luogo altro (né l’uno né l’altro), ma anche l’altro dal luogo (il non-luogo, l’utopia)”, come Louis Marin dice riferendosi all’utopia “grammaticale” (Utopiques: jeux d’espaces, Paris 1973, p. 29).

Vi è poi un’altra utopia, l’utopia dell’utopia; il discorso dell’utopia è più dell’utopia del discorso. Scrivere una grammatica della utopia comporta una tale ambizione: il Grande Trattato delle passioni, cui Fourier lavorò durante ventotto anni, sino alla morte, rientra nel numero di questi progetti rivoluzionari. Tutto sta nel riconoscere che l’ordine armonico fondamentale, anche negli accordi di natura sociale, non deriva dalla classe dell’artificio, bensì dai criteri e dalle combinazioni di una struttura teorematica centrale, quel che Fourier definì il Théorème de l’emploi intégral de la Vérité. li primo lemma di questo teorema (sulla natura del neutro) è anche la regola fondamentale della grammatica passionale. Il testo inedito di Fourier che qui presentiamo, Du neutre sexuel, è compreso nella prima parte del Livre hypo-majeur del 2°. Essai du plan du Grand Traité des passions.

Buona parte dei manoscritti relativi a quest’opera (che non fu mai portata a definitivo compimento e le cui varie sintesi espositive, pubblicate man mano a scopo di divulgazione non riescono a ridarne la complessità) è oggi conservata negli Archivi nazionali di Parigi (Fond fourieriste, 10 AS).

E. Poulat che ci ha dato un inventano dettagliato di questi manoscritti (Les cahiers manuscrits de Fourier, étude historique et inventaire raisonné, èd. de Minuit, 1957), ne ha studiato anche la composizione. L’inedito che ci interessa occupa le pagine 23-25 del quaderno 24 (cote 9), ed introduce l’analisi dei “movimenti misti nelle transizioni passionali”. Per il suo contenuto esso si avvicina, approfondendone però alcune prospettive, alla parte iniziale del Nuovo mondo amoroso, l’inedito di Fourier pubblicato per la prima volta da Simone Debout nel 1967 (Anthropos, pp. CXII-521).

Du neutre sexuel fu composto, quasi certamente, fra il 1817 ed il 1819, durante il soggiorno di Fourier nella casa della sorella, a Belley.

© AR e “Quadrangolo” n° 4, 1975, pp. 127-129.