[© “il cannocchiale rivista di studi filosofici” gennaio – aprile 2000  pp. 193-209]

 

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                                                         Antonio RAINONE

 

                                        Di alcuni temi dell’educazione armonica in Charles                                 Fourier (con la traduzione di uno scritto di Fourier                                 sull’educazione)

 

 

Il primo interesse di Fourier per i problemi pedagogici è legato alle sue stesse esperienze adolescenziali: i legami familiari improntati ad una ottusa etica bottegaia, il Collegio impostogli dai genitori più per reprimere le sue curiosità intellettive e le sue passioni conoscitive che per dargli delle vere opportunità di studio e, infine, la dolorosa rinuncia agli studi superiori dettata dal doppio impedimento familiare e sociale. La famiglia, infatti, lo destina ad amministrare, come unico erede maschio, la considerevole fortuna commerciale della Casa. La società (ancora dell’antico regime) gli interdice gli studi universitari, poiché sprovvisto di qualche titolo di nobiltà.

Già dai suoi primi scritti lionesi del periodo 1803-1808, egli s’interroga sulle tristi condizioni di crescita che la Civiltà riserva all’individuo umano. Represso nei suoi impulsi istintivi da un sistema educativo coercitivo e stupido, il bambino da creatura ‘polimorfa’ edonnigenerica’ è obbligato ad adeguarsi ai dettami di un ordinamento sociale che lo trasforma in qualcosa di irriconoscibile e di mostruoso. L’influenza del pensiero di Rousseau è molto forte su questo punto, rievocando esplicitamente quella malattia specifica che, per lo sviluppo della Civiltà, porta gli uomini a non essere più tali trasformandoli invece incittadini’, in ‘borghesi’, in delle maschere artificiali. Però Fourier, già dalla Teoria dei quattro movimenti e dei destini generali (1808), prende le distanze dal modello roussoiano di critica della Civiltà, considerato sterile e non fondato su una vera analisi della natura umana in se stessa e nel suo sviluppo storico. Inoltre, alla soluzione individualistica proposta da Rousseau al problema educativo, egli sostituisce una soluzione collettivistica, o ‘societaria’, rappresentata emblematicamente dal modello associativo della ‘Falange’ o delFalansterio’.

Il progetto dell’associazione agricolo-industriale di un insieme di 1810 individui dei due sessi, divisi in gruppi di età, entro il cosiddetto Falansterio, nasce dalla combinazione di tre distinte istanze critico-scientifiche: la messa in atto di un sistema produttivo non basato sul lavoro salariale e sulla mercificazione, l’applicazione di un modello socio-pedagogico basato completamente sul primato delle necessità formative dell’infanzia (riconosciuta nella sua specificità sia fisico-corporea sia spirituale), l’estensione alla logica dei gruppi, e alle relazioni passionali intersoggettive, dell’Attrazione fisico-matematica dell’Armonia seriale calcolata in tutta la sua estensione.

Quest’ultimo punto, che Fourier considera come il più forte dal punto di vista scientifico, può invece rivelarsi come quello più utopico, se considerato come l’applicazione di un sogno di armonia universale. Una sorta di divina e illusionista superlegge agirebbe allora nell’estendere allo stesso Codice dell’associazione umana la perfezione che si voleva regnasse nella meccanica celeste. Molte utopie sono nate in quello stesso periodo da questo diffuso bisogno di estendere alle scienze umane e sociali la perfezione del calcolo armonico-musicale che Keplero, Newton e Leibniz avevano individuato nelle « armonie planetarie ». Indubbiamente lo stesso Fourier si muove in questa prospettiva, anche se, da un’attenta valutazione dei suoi studi matematici e naturalistici (ancor oggi in massima parte inediti), appare come innegabile una avanzatissima e originale rielaborazione di molte delle questioni dibattute allora negli ambienti scientifici parigini. La tesi sostenuta da Raymond Queneau [1] (che riprendeva una famosa asserzione di Engels), secondo cui Charles Fourier avrebbe anticipato di mezzo secolo gli sviluppi della matematica, nel dominio in particolare della analisi seriale e della topologia algebrica, sembra sostenibile. Aggiungerei inoltre che attraverso lo studio delle serie trigonometriche e la teoria delle funzioni e delle radici immaginarie, il nostro Charles si avvicina alla formulazione di una teoria insiemistica delle relazioni numeriche radicalmente innovativa rispetto alla tradizionale scienza newtoniana. Neppure l’analisi seriale e armonica sviluppata da Joseph Fourier, con cui Charles ebbe qualche rapporto, esaurisce la novità di alcune intuizioni di quest’ultimo che lasciano appunto intravedere applicazioni estese alla teoria dei gruppi e al calcolo matriciale.

Comunque sia, l’influenza innovativa di questi studi matematici è forte, in particolare, proprio sulle concezioni pedagogiche della teoria Armonica, quale viene enunciata, per la prima volta in modo sistematico, nel Trattato della associazione domestico-agricola (1822). Il testo che presento, pur facendo parte inizialmente di questo Trattato, è però estratto dalla più organica elaborazione che ne fu riproposta nel quarto volume della Teoria dell’Unità Universale (1832, e definitivamente 1841-43). Precisamente esso introduce (sono le prime dodici pagine) una Sezione interamente dedicata all’educazione armonica che occupa 309 pagine delle circa 600 complessive del quarto volume. Nell’insieme, si tratta della più completa trattazione che Fourier abbia dato delle sue idee pedagogiche. Perciò sorprende la mancanza di una adeguata traduzione italiana di questo testo che non ha mancato di esercitare nondimeno una vasta influenza anche sulla cultura pedagogica italiana.

Nel Preludio sull’Unità dell’Educazione armonica, Fourier anticipa tutti i temi che danno carattere al suo sistema educativo: la rivalutazione dell’attività fisico-corporea nello sviluppo del bambino, la correlazione unitaria e composta fra attività materiale e spirituale, il pieno coordinamento armonico di tutte le parti del corpo. Un ruolo centrale occupa, per quest’ultimo aspetto, lo sviluppo sistematico del pieno esercizio di entrambi i lati del corpo (destra-sinistra). “La destrezza integrale” del corpo presuppone l’integrazione armonica anche della mente, per le funzioni afferenti ai due emisferi cerebrali. Dai suoi studi naturalistici, e in particolare dall’attenta lettura dell’opera di Gall e di Cuvier, Fourier trae delle conclusioni assai originali sul “sistema uomo”. Nelle simmetrie dei due emisferi cerebrali umani va cercata la soluzione al problema della doppia natura della mente umana. L’emisfero linguistico (quello sinistro o “maggiore” come lo chiama Fourier) deve essere messo in accordo armonico, e non in conflitto, con l’emisfero “minore” che ha preponderanti caratteristiche immaginative, figurative e musicali. 

L’unità di questi due estremi della bilateralizzazione della mente umana costituisce la stessa unità della educazione integrale e composta dell’essere umano, nella sua formazione progressiva. L’unità sociale, basata non sull’eguaglianza economica ma sulla comunità delle ‘maniere’ e dellinguaggio’, è tanto importante nella pedagogia armonica, proprio perché per tal via si perviene anche alla piena messa di opera delle facoltà ludiche, artistiche e ricreative, che così non si propongono come conflittuali con le forme tipiche elaborate dalla Civiltà per designare le attività  logico-concettuali, specifiche del funzionamento dell’emisfero ‘maggiore’ (dominante, ® l’emisfero sinistro).

“L’Opera” diviene il luogo emblematico di questa educazione unitaria proprio per essere un esempio superbo di perfetta armonia di linguaggio e musica, di testualità narrativa e rappresentazione figurativa. Prima di entrare nel gran teatro del Mondo, l’infanzia andrebbe allevata entro una sorta di macchina operistica globale, come spesso Fourier ripete, dove essa dovrebbe familiarizzarsi con l’Attrazione armonica ed il pieno esercizio delle Serie (variazioni combinate e calcolate di attività miste sia nel campo ludico che in quello produttivo). 

  Non deve sorprendere che possa trovarsi in un autore dell’inizio dell’Ottocento una così avanzata riflessione sulla natura della mente umana e sul rapporto mente-corpo, riflessione che anticipa in modo sorprendente certi aspetti ‘rivoluzionari’ della pedagogia di Jean Piaget [2] o di Marschal McLuhan [3]. Sarebbe troppo lungo argomentare come sia stata prodotta la scoperta fourierista, e ancora più spazio occorrerebbe per capire come e perché essa sia stata oculatamente occultata per un lungo periodo successivo dominato dallo scientismo positivistico.   Cesare Lombroso [4], fra i tanti che si potrebbero citare, diede un posto di tutto rilievo a Fourier fra i pensatori il cui genio è proporzionale unicamente alla loro stessa follia: ‘ragionare’ presuppone l’unità della coscienza e la forza dell’idea e dell’azione, argomenta il Lombroso. Dunque, se si vuole ‘sragionare’, basta scindere l’unità della mente in due facoltà che siano differenziate in modo così preciso da produrre il fenomeno del genio che precipita nella follia o del folle che, a suo modo, presenta i caratteri stessi della genialità. Il problema dell’armonia o dell’unità composta sia della mente che del corpo, era, in Fourier, ben altra cosa. 

  Trattando dell’educazione armonica, Fourier tralascia naturalmente di occuparsi delle « mentalità corporative », cioè delle discipline morali, economiche, politiche, filosofiche, eccetera, che la Civiltà impone nello studio scolastico per perpetuare tutto un sistema di deformazioni ideologiche che servono unicamente a distrarre e far deviare dalla via dell’unità con la natura, rappresentata dall’Armonia. Delle “scienze civilizzate” egli sembra salvare unicamente le matematiche e le scienze naturali. Per il resto, la critica della Civiltà, sviluppata largamente in tutta la sua opera, si presenta appunto come un rifiuto globale di quel “labirinto di menzogne e di speculazioni” che il commercio ha imposto sia nella sfera della vita pratica sia nelle discipline teoriche e tecniche asservite alla sua logica: « Tutto diventa falsità, quando è toccato dal Dio Guadagno! ». Passare dalla Civiltà all’Armonia! Fourier nota amaramente: “il maresciallo chiede se vi saranno dei marescialli, il notaio se vi saranno dei notai, tutti se vi sarà del denaro da guadagnare” (foglio 41, quaderno manoscr. 39, Fondo Fourier degli Archivi Nazionali di Parigi, 10 AS 9).

  Un ultimo avvertimento. Fourier non chiarisce  esplicitamente, in questo suo trattato di educazione, cosa sia il Sistema dell’Attrazione armonico-passionale. tale spiegazione si trova chiaramente in qualche altro luogo della sua vastissima opera. Egli dichiara ripetutamente che il calcolo dell’Armonia è basato su un vero e proprio teorema, il Teorema dell’uso integrale della Verità, in modo maggiore e in modo minore. Tale teorema è ricostruibile attraverso una analisi complessa dei suoi studi matematici e naturalistici, come si diceva poco prima, e costituisce, credo, la ragione di un interesse ‘scientifico’ per il suo pensiero, indipendentemente dalle influenze storiche che le sue teorie hanno esercitato.

 

Riferimenti bibliografici:

[1] Raymond Queneau, Bords, Paris, Hermann, 1963.

[2] Jean Piaget, L’équilibration des structures cognitives, Paris, PUF, 1975.

[3] Marschal McLuhan, Dall’occhio all’orecchio, Roma, Armando, 1982.

[4] Cesare Lombroso, Il crimine, la follia, il genio: scritti scelti, Torino, Bollati-Boringhieri,           1996.

 

 

 

Charles Fourier   

 

 

TRATTATO DELLA ASSOCIAZIONE DOMESTICO-AGRICOLA

                                                              À

LIBRO SECONDO

DELLA DUCAZIONE UNITARIA OVVERO INTEGRALE UNITARIA

                                                    

SEZIONE TERZA

Educazione in fase anteriore e citeriore

                                          

PRELUDIO

L’Unità dell’Educazione armonica.

                            

 

Non esiste un problema sul quale si sia divagato maggiormente che sull’istruzione pubblica e sui suoi metodi. La natura, in questa branca di politica sociale, si è da sempre divertita malignamente a confondere le nostre teorie con i suoi corifei, a partire dagli affronti patiti da Seneca, quando provò a farsi istitutore di Nerone, sino ai fallimenti di Condillac e Rousseau, essendo che il primo riuscì a formare solo un cretino politico, ed il secondo non osò neppure intraprendere l’educazione dei suoi stessi figli. E in questo fu anche saggio, perché altrimenti avrebbe senz’altro ottenuto quel che ottenne Cicerone, allorché si servì di tutta la dotta oratoria d’Atene e di Roma per fare di suo figlio il più nullo degli esseri, un idiota, la cui uniche note di prestigio furono quella di chiamarsi Cicerone, d’ereditare l’immensa fortuna del padre e di riuscire a tracannare un coppa di vino in un solo sorso. In questa crapula consisteva tutto il talento del figlio dell’oratore romano: per cui aveva un rango eccelso fra i cultori delle libagioni come il padre fra i bei spiriti.

Queste sono le eroiche gesta che la storia ci trasmette sul conto di questo fallimento, al quale i saggi di Atene e di Roma erano chiamati a contribuire in modo così istruttivo. Bisogna confessare che la speranza dei padri è del tutto delusa dai metodi adottati dalla Civiltà e dalla imperizia educativa dei sofisti.

Per tirarci fuori dal caos dei loro sistemi, diamoci innanzitutto dei fanali di direzione; determiniamo la finalità, poi ci occuperemo del cammino da seguire.

In ogni operazione riguardante l’Armonia, l’obiettivo non può che essere l’unità. Per poterci arrivare, l’educazione deve essere integrale composta.

Composta, cioè capace di formare insieme il corpo e l’anima. Oggi in verità nessuna di queste due condizioni viene soddisfatta. Si dimostrerà, nelle sezioni 3ª e 4ª, che i metodi della Civiltà trascurano il corpo e pervertono l’anima.

Integrale, vale a dire capace di comprendere tutti i dettagli del corpo e dell’anima, introducendo la perfezione su tutti i punti. Si dimostrerà che i nostri sistemi civilizzati tendono unicamente a falsare in ogni parte ( pièce à pièce ) gli sviluppi connettivi del corpo e dell’anima, viziando sia questa che quello con l’egoismo e la duplicità.

In un preludio evitiamo di parlare degli aspetti materiali, che ci condurrebbero troppo lontano, e limitiamoci a considerare l’educazione armonica in senso morale e politico, cioè in senso unitario; poiché non può esistere né sana politica né sana morale fuori dalle vie dell’unità ossia fuori dalle vie di Dio.

L’educazione armonica, nelle sue procedure, tende in primo luogo a far sbocciare sin dalla primissima età le vocazioni istintive, per applicare ogni individuo alle diverse funzioni cui la natura lo destina, e dalle quali è invece sviato dai metodi adottati dalla Civiltà. La quale, regolarmente e salvo rare eccezioni, utilizza ogni individuo in modo contrario (à contre-sens) alla sua vocazione.

« Se il vostro astro nascente vi ha creati poeti », le lezioni della morale e del dovere filiale tenderanno a fare di voi, come accade al Metastasio, un portiere invece di un poeta. Tutti i congegni della saggezza filosofica saranno messi in gioco per spingervi verso quelle funzioni da cui la natura voleva allontanarvi. I nove decimi dei civilizzati potrebbero lamentarsi di una tal disgrazia.

Non vi è dunque per noi problema più oscuro di quello della vocazione o istinto per le funzioni sociali. Questo problema sarà pienamente chiarito tramite il meccanismo dell’educazione armonica. Essa non sviluppa mai nel fanciullo una sola vocazione, ma una trentina di vocazioni graduate e dominanti secondo diversi gradi.

L’educazione deve abituare al lavoro produttivo, poiché il primo obiettivo è quello di pervenire al lusso (primo centro d’Attrazione). Per riuscire in questa impresa, deve riuscire a cancellare un inconveniente vergognoso per la Civiltà, e che non si riscontra presso i Selvaggi, vale a dire la villania e la rudezza delle classi inferiori, la duplicità nel linguaggio e nelle maniere. Questo vizio può riuscire necessario fra di noi, dove il popolo, oppresso dalle privazioni, avvertirebbe troppo vivamente la sua miseria qualora fosse raffinato e coltivato. Ma, nello stato societario, quando il popolo goderà di un minimo superiore alla fortuna dei nostri buoni borghesi, non sarà affatto necessario abbrutirlo per metterlo in condizione di sopportare delle sofferenze che non esisteranno più, né sarà incatenato a dei lavori che non avranno più nulla di penoso, poiché il meccanismo seriale renderà attraenti i lavori.

Da questa possibilità dell’Attrazione industriale deriva la necessità d’ingentilire la classe plebea; giacché, se l’industria societaria deve allettare tanto i sovrani quanto i plebei, sarebbe sufficiente la volgarità del popolo per controbilanciare i vantaggi che il nuovo sistema industriale potrebbe offrire ai grandi. La classe ricca non si riterrebbe mai soddisfatta nell’esercitare il lavoro insieme a individui rudi, e a mescolarsi a tutte le loro funzioni. Così, doppiamente motivati dal benessere del popolo e dalla partecipazione dei ricchi al lavoro, diviene inutile che il popolo d’Armonia resti grossolano; bisogna al contrario farlo competere in buone maniere con la classe ricca, per riunire attrazione delle persone e attrazione delle funzioni nelle colture e nelle manifatture.

La cortesia generale e l’unità di linguaggio e di maniere possono stabilirsi solo con una educazione collettiva, che dia al ragazzo povero il tono del ragazzo ricco. Se l’Armonia avesse, come noi, degli educatori differenziati per le tre classi, ricca, media e povera, degli accademici per i grandi, dei pedagoghi per gli intermedi, dei maestri per i poveri, essa perverrebbe allo stesso punto in cui ci troviamo noi. Arriverebbe alla incompatibilità delle classi e alla duplicità di tono, che sarebbe grossolano nei poveri, meschino nei borghesi, e raffinato nei ricchi. Un tale effetto sarebbe promessa di discordia generale: è dunque il primo vizio che deve essere evitato dalla politica d’Armonia: essa se ne garantisce tramite un sistema educativo che è uno per tutta la Falange e per tutto il globo, e che istituisce dappertutto l’unità del buon tono.

Cerchiamo qui di non confondere l’unità con l’eguaglianza. La classe opulenta, lungi dall’essere danneggiata dalle buone maniere degli inferiori, vi scopre una quantità di incontestabili vantaggi. Così ogni uomo ricco preferisce dei domestici raffinati e intelligenti, come quelli di Parigi, piuttosto che quelli di cattive maniere della provincia, assai inesperti e grossolani.

D’altra parte, il servizio (interpersonale) non essendo in Armonia un contratto individuale ma, al contrario, un legame affettivo soggettivo, per l’uomo ricco vi sarà motivo di duplice attrazione, trovandosi fra i suoi numerosi paggi degli amici intimi e delle persone di pari cultura. Già si pensa al privilegio dei monarchi che viene loro unicamente dal piacere di avere come valletti dei giovani assai ben educati. Se un abitante d’Armonia può aggiungere a questo vantaggio quello di trovare degli amici in tutti i suoi servitori, ne deriverà che questo regime avrà qualche rapporto con l’eguaglianza?

Serviamoci di un paragone: si pretenderà forse che, per evitare l’eguaglianza, sia necessario che il popolo sia di statura più piccola e di corporatura più debole delle persone ricche? Certo che no. L’unità materiale vuole che i corpi siano della stessa taglia in tutte le classi sociali. E con ciò si ha solo unità semplice, limitata al materiale o fisico dell’uomo.

L’unità composta che deve essere materiale e passionale, e che può stabilirsi solo in Armonia, esige che gli umani siano identici tanto per quel che riguarda le potenzialità dell’anima quanto per gli sviluppi del corpo. Si esige che vi sia omogeneità nel linguaggio e nelle maniere, benché nelle fortune vi sia grande ineguaglianza.

Il lavoro divenuto attraente, non vi sarà più nessun inconveniente affinché il povero sia raffinato e istruito. Sarebbe motivo di danno per il ricco e per l’industria generale, se il povero conservasse i costumi incivili della Civiltà. Data infatti la natura dei lavori attraenti delle Serie appassionate, il povero deve essere a contatto ogni momento con i ricchi. Per rendere affascinanti e intriganti queste riunioni, bisogna che le maniere siano unitarie, generalmente curate. Gli abitanti d’Armonia si amano vicendevolmente tanto quanto i civilizzati si detestano; la Falange si considera come una sola famiglia ben unita; quindi, non si può accettare in una famiglia opulenta che uno dei suoi membri sia privato dell’educazione che gli altri hanno ricevuto.

Per educare all’unità delle maniere tutta la massa dei bambini, la risorsa più potente sarà costituita dall’opera, la cui frequentazione è per i bambini d’Armonia una pratica semi-religiosa, emblema dello spirito divino, dell’unità che Dio fa regnare nel meccanismo dell’Universo. L’opera costituisce la riunione di tutte le unità materiali: così tutti i bambini d’Armonia prendono parte, già dalla prima età, agli esercizi operistici, per conformarsi alle unità matematiche, sulla via di quelle passionali.

Ho già avuto modo di dire che un salone per l’opera è necessario ad una Falange quanto i suoi aratri e le sue greggi. Non solo per il beneficio di poter avere in ogni minuscolo cantone uno spettacolo tanto brillante quanto quelli di Parigi, Londra e Napoli; è per educare l’infanzia, per formarla armonicamente nel materiale.

Questo spettacolo sarà unitamente una promessa d’Attrazione e di ragione. Sarà promessa d’Attrazione, in quanto si vedranno i bambini predisposti appassionatamente a figurarvi dall’età di 4 anni; promessa di ragione, in quanto i padri vi scopriranno i primi elementi industriali dell’infanzia, l’iniziazione figurativa ai principi dell’Armonia sociale.

L’educazione unitaria deve far crescere gli uomini nella perfezione del corpo e dell’anima. I nostri educatori, armati di frusta, di palette e d’astrazioni metafisiche, sanno formare dei Neroni e dei Tiberi: lasciamo loro questo vergognoso talento, frutto dell’educazione parziale semplice, e studiamo il sistema dell’educazione integrale composta che riuscirà a formare, prendendolo dalla culla oppure dai tre anni, un monarca più virtuoso di Antonino o di Tito partendo da un Tiberio o da un Nerone.

 

 

ARGOMENTO GENERALE [DELLA TERZA SEZIONE].

Fasi e prove dell’Educazione armonica.

L’educazione armonica va divisa in due vibrazioni e quattro fasi, che comprendono le classi dei giovani ( les jeunes tribus ) nell’ordine seguente:

[escludendo il vivaio della prima infanzia, brutalmente per i tre ordini dagli zero ai tre anni.]

VIBRAZIONE INFERIORE. DUE FASI.

Anteriore. 1ª Fase. - Cori dei Bambini e Bambine.

Cori dei Cherubini e Cherubine.

Citeriore. Fase. {

Cori dei Serafini e Serafine.

VIBRAZIONE SUPERIORE. Due fasi.

Cori dei Liceali e delle Liceali.

Ulteriore. Fase. {

Cori dei Ginnasiali e delle Ginnasiali.

Posteriore. Fase. - Cori dei Giovincelli e delle Giovincelle.

Ognuna di queste quattro fasi è sottomessa ad un regime speciale, tanto per l’insegnamento quanto per i gradi di libertà concessa. Benché i ragazzi godano in Armonia di una piena indipendenza in tutto ciò che non sia per loro pericoloso, delle limitazioni si rendono pur sempre necessarie. Sarebbe demenziale concedere ad un bambino di maneggiare le piccole asce o gli altri strumenti taglienti disseminati nei laboratori. Il bambino è ammesso a tali prerogative solo in modo progressivo. Egli acquisisce il diritto di maneggiare tali strumenti, ad esempio delle grosse seghe, passando nella tribù dei cherubini; ma gli sarà consentito l’uso delle asce solo quando passerà dai cherubini ai serafini.

Nelle due fasi di bassa infanzia, anter. e citer., si rispetta la regola di far dominare l’educazione materiale su quella spirituale, [senza però trascurare quest’ultima].

Nelle due fasi, ulter., e poster., è l’educazione dello spirituale che domina su quella del materiale.

Questo contrasto corrisponde alle facoltà delle diverse età: nelle « quattro » tribù dei [diavoletti], bambini, cherubini e serafini, compresi fra i 2 e i 9 anni, è più urgente formare il corpo anzicché lo spirito; nelle due tribù dei liceali e dei ginnasiali, compresi fra i 9 anni  e i 15 anni e mezzo, si deve curare maggiormente la cultura dello spirito.

Ciò non vuol dire che gli abitanti di Armonia trascurino in qualche fase della crescita la formazione del cuore o dello spirito dei bambini; perché questi avranno a 4 anni delicatezza ed onori maggiori di quanto avvenga ora per i bambini di 10 anni. La cultura del materiale non esclude affatto quella dello spirito; ma poiché è pericoloso esercitare troppo presto lo spirito, si dovrà nelle prima età far dominare l’istruzione corporea, secondo la seguente scala delle prove imposte alle giovani tribù, dalla prima alla sesta.

Tutte le volte che un bambino chiede di salire in un coro di rango più elevato, deve sottoporsi ad un certo numero di prove d’esame e di tesi.

1°. Per i gradi che vanno dai diavoletti ai bambini, e dai bambini ai cherubini: 7 prove materiali a scelta; 7 esercizi di destrezza applicata in modo proporzionale alle diverse parti del corpo.

 

1°. Uno di mano e braccio sinistro.                   2°. Uno di mano e braccio destro.

3°. Uno di piede e gamba sinistra.                    4°. Uno di piede e gamba destra.

5°. Uno delle due mani e braccia.                     6°. Uno dei due piedi e gambe.

7°. Uno delle quattro membra.

Inoltre, in tesi centrale, un esercizio intellettuale sulla prima delle tre proprietà di Dio, cioè sull’economia delle risorse. Delle tre proprietà, la più comprensibile per i fanciulli.

( Nota. In questa tavola, il lato sinistro o lato del cuore e dell’oriente occupa il 1° rango, come avviene sempre in Armonia, nella quale l’oriente e la sinistra sono lati d’onore. Il globo offre al sole la sua sinistra.)

2°. Per i gradi che vanno dai cherubini ai serafini: si esige maggior rigore sia nelle prove che nelle tesi che sono stabilite in 12, vale a dire:

Sette nel materiale, con lo stesso ordine seriale dei precedenti gradi, ma con degli esercizi più difficili; e cinque nello spirituale, basati su studi facilmente alla portata di un bambino di 6 anni.

Inoltre, una tesi centrale sulla seconda proprietà di Dio, la giustizia distributiva.

3°. Per i gradi che vanno dai serafini ai liceali: si richiedono 16 prove e tesi, di cui la metà nel materiale e l’altra metà nello spirituale; più una tesi centrale sulla terza proprietà di Dio, la provvidenza universale.

4°. Per i gradi che vanno dai liceali ai ginnasiali: si richiedono 20 prove, 8 nel materiale e 12 nello spirituale, con una tesi centrale sull’unità di sistema voluta da Dio nella regia dell’universo.

5°. Per i gradi che vanno dai ginnasiali ai giovincelli: 24 prove e tesi liberamente scelte, 9 nel materiale e 15 nello spirituale, con una tesi generale sull’insieme delle 3 proprietà di Dio e della cardinale ( pivotale ).

I giudici sono sempre scelti fra i membri del coro nel quale si vuole essere ammessi; si aggrega, con potere di consulenza, qualche rappresentante delle sibille o dei sibillini.

Se la maggior parte o la totalità delle prove che si chiedono ai più giovani è nel materiale, ciò avviene in conformità agli impulsi specifici dell’età, che si esercitano attrattivamente sul bambino in particolare per le funzioni materiali. In Armonia ci si applica solo ad assecondare l’Attrazione, a favorire la fioritura della natura, con lo stesso zelo che la Civiltà impiega per soffocarla.

Nota. Poiché l’educazione termina con i cori dei giovincelli, non vi sono più prove da dover superare per passare al coro d’adolescenza, tribù numero 7.

I dettagli così puntigliosi che sono stati appena esposti non costituiscono una regola invariabile, quanto al numero: non pretendo infatti che il numero delle tesi e delle prove, alle quali il bambino è assoggettato, debba rispettare i numeri indicati 7, 12, 16, 20, 24. Mi limito a stabilire in via di principio il metodo progressivo e alternato, dandone degli esempi tramite combinazioni ( amalgames ) del materiale e dello spirituale.

Procedendo nello studio di ognuno dei cori, scopriremo per quali motivi bisogna conformarsi approssimativamente a queste disposizioni: si vedrà in breve che le mie prove non sono fissate mai arbitrariamente e che esistono delle regole certe per determinare i procedimenti e le disposizioni dell’Armonia societaria.

(Si vedano nella cardinale invertita [III, 231] gli articoli Geranio, Viola del Pensiero, Reseda.)

Ho cercato anche di evitare ogni giudizio su quella materia che tocca le mentalità corporative, evitando soprattutto di trattare delle opinioni che si vogliono produrre nel bambino. Un moralista tenderà ad inculcare nel bambino il disprezzo delle perfide ricchezze e l’amore della verità; uno economista vorrà educarlo all’amore del commercio ( trafic ) e della menzogna, due cose fra di loro inseparabili. Noi non correremo il rischio di cadere in tutte queste contraddizioni: per determinare le vere disposizioni dell’Armonia, avremo una guida sicura nella Attrazione calcolata in modo analitico e sintetico.

Dove vuole dunque guidarci l’Attrazione [II, 239]?

1°. Al lusso. 2°. Ai gruppi. 3°. Alle Serie. X. Alla unità.

La politica dell’educazione deve prendere per guida queste forze impulsive generali.

La politica della Civiltà vorrebbe innanzitutto educare il bambino alla virtù, mentre, stando alla prima cardinale d’attrazione,  bisogna in primo luogo educarlo alla ricchezza composta, vale a dire:

Alla destrezza e salute, o via del lusso interno.

} III, 194.

All’industria produttiva, o via del lusso esterno.

Ha! Quale è dunque il rapporto che esiste fra la salute e le nostre scuole, nelle quali il bambino viene imprigionato per essere abbrutito, nel gelo dell’ambiente, su di un abbecedario o una grammatica? Così si sconvolge il suo spirito mentre lo si comprime nel corpo. I nostri sistemi educativi sono dunque l’opposto della natura, poiché contrastano la disposizione primordiale dell’Attrazione, che tende alla ricchezza composta, cioè alla salute o al lusso interno, e all’industria o fonte del lusso esterno [III, 194].

Queste sono le due finalità della istituzione armonica. Vedremo come essa già abiliti il bambino di 4 anni all’esercizio di numerose branche industriali, a sviluppare con metodo diverse parti del corpo, ad esercitare con destrezza tutte le funzioni, e ad assicurarsi, tramite questa varietà d’esercizi, i due presupposti del lusso pieno, cioè la salute integrale e la destrezza industriale di tutte le parti del corpo. Bisogna che il bambino a quattro anni e mezzo abbia pienamente raggiunto questo risultato. Vediamo come agire.